La voglia di riforme (e di voto) di Renzi
Ansa
La voglia di riforme (e di voto) di Renzi
News

La voglia di riforme (e di voto) di Renzi

L'obiettivo sarebbe usare la riforma elettorale ed il "Renzoni" come arma di pressione quando il governo Letta sgarra

«Non impiccatevi alle discussioni di lana caprina sui modelli, il punto politico è uno solo: Matteo Renzi vuole fare al più presto una riforma elettorale pur che sia, seppur sempre improntata al bipolarismo, perché così avrà un’arma micidiale nei confronti del governo Letta. La prima volta che sgarra, Renzi potrà minacciare: bene, ora andiamo a votare». Ecco spiegato, senza tanti fronzoli e lambiccamenti costituzional-politichesi, attraverso le parole di un deputato di centrosinistra, l’attivismo del segretario del Pd. Un attivismo che ha spiazzato il premier mentre era sulle piste da sci, che non  fa più dormire sonni tranquilli ad Angelino Alfano

Il «Renzoni», ovvero il dialogo di fatto apertosi tra Renzi e Silvio Berlusconi, che si conferma il vero capo dell’opposizione (quella di Beppe Grillo ancora una volta si rifugia sotto il manto dello sterile propagandismo extraparlamentare, come dimostra la risposta a Renzi), è la nuova creatura posta come una mina sotto l’esecutivo di strette intese. Una mossa a sorpresa, fatta prima ancora di andare a quel patto alla tedesca della coalizione di governo che il segretario del Pd aveva posto in agenda. È chiaro l’uso un po’ strumentale che Renzi fa del dialogo a tutto campo, e quindi con Berlusconi (il «Renzoni» non significa il tentativo di un dialogo organico sulle regole e sulle riforme tra i due leader)  ma è un fatto comunque giudicato «nuovo e giustissimo» da Fi, come anche la leader dei giovani azzurri, Annagrazia Calabria ha confermato a Panorama.it .

Il Cavaliere pone come condizione l’election day, ovvero elezioni europee, amministrative e politiche unificate il 25 maggio. Le prime due sono previste dal calendario, le altre no. Ma visto il gioco, pericoloso (per il governo) inaugurato da Renzi, non è scontato a questo punto che siano lontanissime.

Berlusconi mostra preferenza per il sistema spagnolo, fatto di piccoli collegi e quindi estremamente bipolarizzante. Una vera mina posta sotto il governo. Perché spazzerebbe via le formazioni piccole come il Nuovo Centrodestra, che però hanno in mano la carta per far cadere l’esecutivo, con una mossa del tipo: muoia Sansone con tutti i filistei.  Ma Ncd si polverizzerebbe e per Renzi andare a votare presto sarebbe una manna dal cielo.

Una iattura per Alfano sarebbe anche il Mattarellum corretto con un premio di maggioranza al posto della quota proporzionale. Ecco perché Ncd si aggrappa all’altro modello proposto da Renzi: il cosiddetto sistema chiamato Sindaco d’Italia con doppio turno di coalizione, che potrebbe dare un ruolo decisivo alle formazioni piccole al ballottaggio.  C’è chi dice, nel Pd, che Renzi alla fine per non fare la parte di chi vuol mandare subito tutto all’aria, potrebbe cedere a questa formula. Ma in ogni caso con la riforma già fatta il governo non domirà più sonni tranquilli. Perché, appunto, la prima volta che sgarra, «Matteo minaccia di mandarlo a casa, oppure stacca proprio la spina»,  è il terrore che circola anche in frange di Pd che non amano il nuovo leader. Ma, come ha già avvertito il responsabile del Welfare Davide Faraone, «o si cambia o si muore». Evidentemente non si riferiva solo alle sorti del Paese, ma anche alla leadership di Renzi, che più le elezioni si allontanano più rischia di vedere spegnersi la spinta propulsiva delle primarie che con tre milioni di votanti lo incoronarono l’8 dicembre. 

I più letti