Renzi tra due fuochi: l'opposizione interna e il verdetto sul Cav
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Renzi tra due fuochi: l'opposizione interna e il verdetto sul Cav
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Renzi tra due fuochi: l'opposizione interna e il verdetto sul Cav

Vannino Chiti, ex ministro delle Riforme, si pone come l'alter ego del dialogo con Forza Italia. I renziani ora temono una decisione dura dei giudici. E i bersaniani avverono: "Se il testo non cambia al Senato votiamo no"

“Prima tentano di rassicurarlo cercando di fargli credere che lo manderanno una volta a settimana ad assistere gli anziani, poi questi gli daranno la botta finale, come è successo l’altra volta per Mediaset: prima è stato scritto che c’era la prescrizione, poi che sarebbe tutto ritornato alla corte d’Appello e poi la condanna...”. La previsione, fuori dal coro del minimalismo ottimista, che campeggia nelle cronache, sull’esecuzione per Silvio Berlusconi della sentenza relativa alla sentenza del 1° agosto, non viene fatta dalle file di Forza Italia.

Ma è la confidenza che fa a Panorama.it un bersaniano di rango. Non perché lui, almeno così afferma, auspichi misure che cancellino o riducano al lumicino per il Cav  la possibilità di fare campagna elettorale per le europee. Ma perché, secondo lui, dal 10 aprile per Matteo Renzi e quelle riforme, in nome delle quali il premier si è detto disposto a sacrificare la sua vita politica anche a costo di lasciare, niente sarà più come prima. Tanto più se ci sarà una decisione abbastanza dura del tribunale di Milano per Berlusconi. Ma è Renzi l’obiettivo del bersaniano di rango, che parla sotto anonimato, e della sua potente corrente, che comanda nei gruppi parlamentari del Pd. Quindi,  il parlamentare pd antirenziano avverte: “Non pensassero che i 22 senatori capitanati da Vannino Chiti, che hanno presentato una riforma diversa da quella premier, stiano scherzando. Vannino è persona autorevole, non ci ha messo la faccia per gioco, lui è stato sempre un uomo del dialogo con Berlusconi sulle riforme, quindi Renzi deve mediare con lui e gli altri per un nuovo testo. Tanto più se la situazione dovesse irrigidirsi sul fronte di Fi dopo la decisione del tribunale di Milano”. Del resto lo stesso Chiti, ex potente presidente regionale della Toscana, ex ministro delle Riforme, uno dei rari ex comunisti che aprirono alla riforma istituzionale del 2006 di Berlusconi e Umberto Bossi, proprio quel Chiti che accolse con tutti gli onori il Cav all’ultimo congresso dei Ds a Firenze nel 2007, hagià avvertito Renzi che anche molti di Fi condividono la sua riforma. E a questo punto se Renzi andrà a una mediazione, “Ncd non resterà estranea”, dice Sergio Pizzolante vicecapogruppo alfaniano alla Camera.  

La riforma che, così come è stata presentata dal ministro Maria Elena Boschi, non corrisponde affatto ai patti del Nazareno. Se non altro per una semplice ovvietà:  Berlusconi non avrebbe mai firmato un accordo in base al quale i membri del Senato delle autonomie, prevalentemente presidenti di Regione e sindaci quasi tutti di centrosinistra, possono anche votare per l’elezione del capo dello Stato. Significherebbe avere presidenti della Repubblica di sinistra quasi a vita.  

Secondo Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, sarebbero addirittura 45 e non solo 22 i malpancisti pd che non voteranno quel questo. Da non dimenticare poi che il malpancista numero uno è il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso. “Renzi – avverte Brunetta – è in minoranza nei gruppi parlamentari”. “E Chiti è uno tosto, non è quel simpatico ragazzo di Pippo Civati”, sottolineano i bersaniani.

Il premier stretto tra due fuochi può anche minacciare di andare al voto o di andare al referendum, cosa obbligatoria se non ci dovesse essere la maggioranza dei due terzi.  Ma la sua riforma corre seri rischi di non essere approvata neppure a maggioranza semplice. Si infiamma dunque il fronte dei ribelli pd proprio alla vigilia della decisione sull’esecuzione da parte di Berlusconi della condanna Mediaset. Che però, visto che dovranno essere discussi numerosi altri casi,  potrebbe anche essere dilazionata ai prossimi giorni. Si dice che potrebbe arrivare anche martedì prossimo.  Dopo vent’anni è il secondo tentativo di espellere un leader per via giudiziaria. Avverte il consigliere politico di Fi Giovanni Toti: “Sarebbe gravissimo non consentire a Berlusconi di fare la campagna elettorale, sarebbe gravissimo non concedere agibilità politica al leader dei moderati italiani, mentre qui c’è un premier che sta a Palazzo Chigi senza elezioni”. E la portavoce di Berlusconi Deborah Bergamini dopo che da Strasburgo è stata negata la possibilità per il Cav di candidarsi annuncia un ricorso in appello contro la decisione presa “in modo fulmineo dalla corte per i diritti dell’uomo”.

Stigmatizza: “Questo graverà sulla stessa composizione del parlamento europeo, sul volto della nuova Europa”.   Si alzano i toni. E alcuni ambasciatori renziani nel Transatlantico di Moncetorio sussurrano: “Se Matteo avesse potuto fare qualcosa per Berlusconi, e certo che l’avrebbe fatta!”. Segno di una preoccupazione,  molto interessata al destino delle riforme per le quali il premier rischia davvero di non avere più i numeri. Riforme di cui però, come ha sottolineato lo stesso Berlusconi, “Forza Italia non accetta testi preconfezionati. Basterà il maquillage rosa (tutte donne capilista: Alessandra Moretti, Alessia Mosca, Simona Bonafè, Caterina Chinnici, Pina Picierno)  con il quale tenta di fare il pieno alle europee, a far uscire Renzi dall’impasse tutto interno al suo partito, un partito che lui nelle aule parlamentari non ha mai controllato?           

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