Corsa al Colle. Conaca di una lunga giornata
Corsa al Colle. Conaca di una lunga giornata
News

Corsa al Colle. Conaca di una lunga giornata

Marini bruciato, Prodi più di Rodotà. ma se alla fine la spuntasse D'Alema? Lo decideranno le Quirinarie del Pd, domani alle 8.30 -  nomi bislacchi alle votazioni - le foto dalla camera - la fine di Bersani -

Ed ora? Dopo la fumata nera su Franco Marini, affossato da franchi tiratori quasi tutti pd? All’ex sindacalista ed ex presidente del Senato
sono mancati oltre 250 voti del partito di Pier Luigi Bersani. Secondo Denis Verdini, plenipotenziario Pdl, potrebbero essere addirittura 300.

C’è chi dice che anche una decina tra Pdl e Lega non lo avrebbero votato, ma un peccato veniale, se così fosse, di fronte alle cannonate di marca pd che hanno eliminato Marini dalla corsa al Quirinale. Lui, il lupo marsicano, proposto da Pier Luigi Bersani a Silvio Berlusconi (sostenuto nei fatti però solo da Berlusconi) fa filtrare la sua volontà di riprovarci alla quarta votazione (nel pomeriggio di domani venerdì 19 aprile se non sabato) quando basterà la maggioranza assoluta, ovvero 504 voti. E lui ne ha ottenuti 521.

Ma questa ipotesi viene data ormai per defunta dentro il Pd ovviamente e non nel Pdl.
“Aspettiamo…”, non può che dire Verdini. Altrimenti, se, come sembra, la candidatura Marini è ormai morta, dietro l’angolo più che Stefano Rodotà avanza il faccione di Romano Prodi. Rosi Bindi ha detto che lo voterebbe. Anzi lo voterà, perché l’ultima del Pd è che dopo una riunione delle varie componenti che si terrà stasera, domani ci dovrebbe essere un’assemblea per fare una sorta di primarie, in cui ogni parlamentare e grande elettore a voto segreto dovrebbe offrire la sua preferenza per il Quirinale. “Roba da ricovero”, sbotta il senatore Giorgio Tonini, di rito veltroniano, uomo in genere molto misurato nel linguaggio e nei toni.

Walter Veltroni ha detto che la soluzione migliore sarebbe quella di andare a una soluzione condivisa alla terza votazione per l’elezione di
un’alta figura di garanzia. C’è chi dice che potrebbe essere l’identikit o dell’attuale presidente della corte costituzionale Gallo o dell’ex
presidente della Corte Cassese.

In tutto questo bisogna tener conto dell’arrivo a Roma entro domani mattina di Matteo Renzi.  Che ha sempre escluso dai suoi cannoneggiamenti Romano Prodi. Se Prodi sarà, dalla quarta votazione, le elezioni anticipate vengono date più vicine. Che si prepari alla campagna elettorale vista come unica soluzione se non ci sarà un governo forte, il Cavaliere lo ha detto chiaro e tondo alla manifestazione di Udine.

Evidentemente il Pdl pur vedendo come una iattura  l’elezione di Prodi al Colle, con il contributo di frange dei Cinquestellle (nonostante Grillo annunci che il loro candidato sarà Stefano Rodotà fino alla quarta votazione), confida nel fatto che con un fragile governo a guida Bersani le elezioni sarebbero più vicine. Oppure qualcuno dice che potrebbe già aver avuto qualche garanzia che si vada al voto. Ma gente di esperienza come Verdini o anche Raffaele Fitto sa bene che il rischio è che finisca come con il governo Dini nel ’95, quando Scalfaro dopo averle assicurate, non concesse più le elezioni.

C’è ancora chi spera nel Pd che da questa sorta di nuove primarie esca Massimo D’Alema. Altro nome non inviso al Pdl, sul quale però si è abbattuto il veto di Bersani. Il caos e l’incertezza sono tali che a sera hanno incominciato  a circolare  moltissimi nomi di outsider di rango, come quello del sindaco di Torino ed ultimo leader dei Ds Piero Fassino.

La Velina rossa di Pasquale Laurito ha messo in circolazione il nome di Mario Draghi. Infine, circola l’ipotesi che la quarta votazione possa
essere spostata a sabato.  Per consentire cosa? Certamente, dicono i maligni, non una larga soluzione condivisa tra Pd e Pdl. Anche perché a quel punto basta il 51 per cento dei voti. E il faccione di Prodi più che il volto emaciato di Stefano Rodotà è  dietro l’angolo.

Chiosava in Transatlantico il leader di Sel Nichi Vendola: “Bersani non ha saputo tenere la barra dritta né a sinistra né a destra”. Parole che anche Verdini potrebbe sottoscrivere. ...e se alla fine dovesse rispuntare il nome di "baffino"?...

PS. Ultim'ora. Bersani ha deciso che il nome da proporre uscirà dalle Quirinarie del Pd, in programma domattina alle 8.30. Tra i candidati Mattarella e D'Alema. Probabile il forfait di Marini

Ti potrebbe piacere anche

I più letti