Contro gli stupri
Politica

Violenza sulle donne: ecco cosa fa la politica

Dalla legge contro lo stalking (da rivedere) al Piano Triennale antiviolenza, i provvedimenti in atto

Nel 2017 sono state 26mila le chiamate al 1522, il numero del Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi, che raccoglie le storie di aiuto delle donne vittime di violenza. Di queste 4.227 sono arrivate da donne vittima di violenza, 630 per denunciare casi di stalking, 113 chiamate sono arrivate in emergenza. Ma se questi sono i numeri di chi trova il coraggio di uscire da un contesto di violenza, dall’altro c’è un numero di donne che rimane nel silenzio.

Fatto è che quello della violenza di genere, anche grazie ad un meticoloso lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, si è trasformato da tema domestico a problema di rilevanza pubblica. In quest’ottica, anche la politica ha fatto la sua parte, mettendo in campo una serie di strumenti normativi per tutelare le donne che trovano il coraggio di denunciare i propri aguzzini.

La Convenzione di Istanbul

Uno dei primi atti di questa legislatura è stata la ratifica della Convenzione di Istanbul. Si tratta del primo strumento volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione interviene specificamente nell'ambito della violenza domestica, che non colpisce solo le donne, ma anche altri soggetti, ad esempio bambini ed anziani, ai quali altrettanto si applicano le medesime norme di tutela.

Il Preambolo della Convenzione riconosce inoltre che la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi ed aspira a creare un'Europa libera da questa violenza, sancendo il principio secondo il quale ogni individuo ha il diritto di vivere libero dalla violenza nella sfera pubblica e in quella privata.

La legge sullo stalking

Nel 2009, è entrata in vigore la legge sullo stalking che ha introdotto l’articolo 612 bis del codice penale una specifica previsione che identifica il reato “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Nell’ultima riforma del codice penale il reato è stato depenalizzato ed è prevista la possibilità dell’estinzione del reato pagando un risarcimento. Una svista, che ha creato grosso imbarazzo nella maggioranza che per voce del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha promesso che si metterà riparo a questo errore.

Il ddl orfani

La riparazione alla gaffe istituzionale potrebbe essere contenuta nel cosiddetto “ddl orfani”, una proposta di legge che il Presidente del Senato Pietro Grasso si è impegnato a calendarizzare entro la fine della legislatura. Il provvedimento prevede una tutela specifica per gli orfani dei crimini domestici come l’assistenza psicologica, l’assistenza sociale, la possibilità che i parenti li adottino senza tanta burocrazia, l’esclusione dell’omicida dall’asse ereditario.

Altri provvedimenti

Con il Jobs Act è stato introdotto poi un congedo straordinario di tre mesi per le donne lavoratrici inserite in percorsi di protezione debitamente certificati. E’ garantita l’intera retribuzione, la maturazione delle ferie e degli altri istituti connessi.

Per le donne vittime di violenza e stalking il Ministero della Giustizia prevede il gratuito patrocinio. Nel 2013, primo anno di applicazione dell’istituto, il Ministero ha speso 100 milioni di euro e assistito circa 130 mila vittime.

Codice Rosa è un percorso riservato alle donne vittime di violenza che si rivolgono al pronto soccorso. E’ stato istituzionalizzato a livello nazionale grazie ad un emendamento del PD alla legge di stabilità del 2016. La vittima alla quale viene assegnato il codice rosa viene immediatamente affiancata da un gruppo operativo composto dal personale sanitario e dalle forze dell'ordine, una équipe di medici, assistenti sociali e psicologi.

È stato approvato il 23 novembre, il nuovo Piano triennale Antiviolenza che stanzia 31 milioni di euro per i centri antiviolenza. Soldi che andranno a rafforzare quella rete territoriale che presta assistenza a queste donne nella fase di prima accoglienza e per i progetti di autonomia. In quattro anni, dal 2013 al 2017, le case rifugio sono passate da 163 a 258 mentre i centri antiviolenza da 188 a 296.

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