Utero in affitto: le posizioni politiche

Le reazioni dopo il caso del piccolo Tobia, figlio biologico del compagno di Nichi Vendola e di una donna californiana che ha prestato il suo utero

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Il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e Nichi Vendola. – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Claudia Daconto

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L'appello contro la pratica dell'utero in affitto lanciato dalle donne di “Se non ora quando libere” risale al dicembre scorso. Quando le unioni civili non erano ancora state approvate dal Senato e l'articolo 5 sulla stepchild adoption faceva ancora parte del testo in esame.

A sottoscriverlo, finora, 356 esponenti della cultura, dello spettacolo, del giornalismo e anche semplici cittadini. Tra loro attrici e attori come Stefania Sandrelli e Claudio Amendola, la regista Cristina Comencini, intellettuali del calibro di Dacia Maraini, le suore orsoline di Casa Rut, la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome (G.I.U.L.I.A).


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Nel frattempo le adozioni gay sono state stralciate e una revisione della legge del 1983 rimandata a un nuovo provvedimento che il Pd ha intenzione di presentare alla Camera per renderne l'iter il più veloce possibile.

Al momento si tratterebbe di una serie di modifiche mirate a ridurre i tempi d'attesa, abbassare i costi, rivedere i requisiti che gli aspiranti genitori devono possedere e i criteri di valutazione. Ma soprattutto si parla di allargare la platea degli aventi diritto anche alle coppie di fatto e ai single, sia gay che etero. Il dibattito che ha diviso il Parlamento, condannando l'articolo 5 allo stralcio, è ruotato proprio intorno a questo punto.

Gli avversari della stepchild adoption hanno infatti sempre sostenuto che offrire la possibilità a chiunque di adottare dei minori aprirebbe di fatto la strada alla pratica dell'utero in affitto. Se una coppia gay ha diritto di adottare, come potergli negare quello alla procreazione artificiale? In questo senso la notizia della nascita del piccolo Tobia, il bambino di Nichi Vendola, figlio biologico del compagno Ed e partorito da una donna californiana, ha avuto l'effetto di rinfocolare le polemiche.

Il nodo maternità surrogata
Anche se oggi l'Italia punisce chi ricorre alla maternità surrogata, questo caso dimostra come sia comunque possibile rivolgersi all'estero e successivamente ottenere l'affidamento del minore ricorrendo ai tribunali.

La posizione di chi sostiene che le unioni civili, attese alla Camera per l'approvazione definitiva, rappresentino una sorta di scorciatoia per avere un figlio pagando qualcuno disponibile a mettere a disposizione i pezzi mancanti, come l'utero nel caso di una coppia di uomini, ne esce di fatto rafforzata. Anche personaggi umanamente e politicamente molto vicini all'ex governatore pugliese, come la presidente della Camera Laura Boldrini, che pure hanno voluto prendere le distanze dai “commenti sguaiati e volgari” riservati a Vendola, non hanno potuto tacere le loro “molte riserve sulla maternità surrogata”.

Nel testo dell'appello diffuso dalle attiviste di “Se non ora quando”, affinché l'Europa vieti questa pratica in tutto il continente, c'è scritto che la "maternità surrogata" non può essere considerata un atto di libertà o di amore. “Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione". E anche la presidente Boldrini ha avanzato dubbi “soprattutto quando si ha a che fare con giovani donne straniere. È una pratica – ha aggiunto – che si presta allo sfruttamento delle donne”.

I "no" alla pratica
Un'orientamento ampiamente condiviso nelle aree progressista e femminista. Franca Fossati, giornalista da sempre impegnata nelle battaglie per i diritti delle donne, ha consegnato la sua amara riflessione a Facebook: “la gravidanza, questo meraviglioso e misterioso processo per cui l'uno, anzi l'una, diventa due, questa relazione corporea e psichica attraverso la quale un grumo di cellule diventa un individuo unico e irripetibile, non vale niente. La differenza sessuale tra uomini e donne non vale niente. Non so che mondo ne deriverà”.

Anche Ritanna Armeni, storica firma de Il Manifesto, esprime solidarietà a Vendola per gli attacchi subiti ma il suo giudizio sulla maternità surrogata è altrettanto netto: “c'è di mezzo lo sfruttamento del corpo femminile. Non c'è differenza tra quello di una giovane donna nigeriana e la madre americana che lo fa per pagare l'università ai figli”. Aspetto, quello economico, che non può non essere preso in considerazione. Aggiunge sempre Armeni: “quando questi figli chiederanno notizie sulle loro origini e scopriranno di essere nati da una transazione economica, come reagiranno?”.

Le posizioni ideologiche e l'equità
Un quesito al quale i sostenitori della maternità surrogata rispondono che le conseguenze non potranno che essere tutte positive. Una posizione solo ideologica e non basata su dati oggi verificabili come d'altra parte quella di chi ritiene che invece sarebbero tutte negative. Mentre invece si pone un problema di equità.

Solo persone piuttosto benestanti sono nelle condizioni di potersi permettere l'affitto di un utero e, nella stragrande maggioranza - i casi di chi gratuitamente si presta a un atto di generosità, magari nei confronti di una parente sono davvero rari - solo donne non particolarmente abbienti (se non proprio in condizioni di povertà) si rendono disponibili.

Scorrendo i commenti postati sotto l'appello contro la maternità surrogata, c'è chi, con molta sincerità ammette: “se hai il problema di non potere avere un figlio, fai di tutto per riuscirci. Voi tutte avete avuto dei figli e vi dico che poiché la scienza me lo consente farò di tutto per consentire a mia figlia di essere madre”. Il dilemma è tutto etico e probabilmente di impossibile soluzione: diventare genitori deve essere considerato un diritto naturale o un diritto civile? Scegliere di prestare il proprio utero a fini commerciali è una prova di autodeterminazione femminile o un gesto di disperazione?

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