giorgia meloni
(Ansa)
giorgia meloni
Politica

Il vero punto dello stupro di Piacenza è lo stupro, non il video e la Meloni

Tutti a criticare la leader di Fratelli d'Italia per la condivisione delle immagini della violenza compiuta da un richiedente asilo. Ma nessuno che parli di sicurezza

Sono 36 ore che non si parla d’altro. Programmi tv, giornali, siti, social, tutti a criticare Giorgia Meloni per aver condiviso il video (pubblicato ore prima da un quotidiano nazionale) dello stupro da parte di un richiedente asilo nei confronti di una donna ucraina in pieno centro a Piacenza.

Sono 36 ore che il massimo del complimento ricevuto dalla leader di Fratelli d’Italia è «sciacalla». Sono 36 ore che tutta la sinistra e gran parte della stampa spinge sull’acceleratore e accusa la destra di voler far campagna elettorale su un fatto di cronaca.

La cosa, siamo onesti, non ci stupisce. Non avendo nulla di proprio da proporre da qui al giorno del voto l’unica arma della campagna elettorale di Pd e compagni vari è quella di trasformare in voragini ogni minima crepa del centrodestra. E così tutti ad alzare la voce, a gridare allo scandalo, con l’aggiunta dell’immancabile «e la Meloni è anche una donna e dovrebbe essere più sensibile…». Tutto normale.

Quello che però da 36 ore non si sente, di cui non si parla e che, purtroppo, è il «succo» del discorso politico è lo stupro in se. Il puro e semplice fatto di cronaca. Che va analizzato fino in fondo.

Partiamo dai fatti, un cittadino nigeriano, richiedente asilo, girava tranquillo per strada a Piacenza. Ecco, prima domanda: poteva farlo? Quali sono le norme che regolano la vita di questi migliaia di immigrati che arrivano nel nostro paese senza alcun permesso di soggiorno? Quanti sono? Chi li controlla? E come? Quanti davvero lasciano il paese dopo un decreto di espulsione? Ora che è stato fermato quale sarà la sorte di questo 27 enne?

Nelle ultime 36 ore nessuno ha posto queste domande (e dovrebbe pensarci la politica a porle ed il Ministero degli Interni a dare risposte) perché alla fine a nessuno interessa dello stupro, l’importante è rovinare l’immagine di Giorgia Meloni.

Sui social poi si va oltre, c’è infatti chi ricorda come gli stranieri siano i responsabili solo del 40% degli stupri e che la maggioranza di queste violenze è compiuta da italiani. Poveretti.

Definire con la parola «solo» il 40% degli stupri è mancare di rispetto verso le centinaia di donne vittime di quelle violenze sessuali. E se con un’azione politica (e di Polizia) se ne potesse evitare anche solo uno, questo dev’essere fatto perché la donna ucraina stuprata a Piacenza poteva essere la nostra moglie, o figlia, o amica, o collega, poteva essere chiunque.

Si diano risposte, si agisca, si faccia prevenzione, si regali sicurezza. Non si può essere stuprate in strada, in pieno giorno, in una grande città. Il punto, vero, di tutta la questione è questo, e solo questo.

Se volete invece continuare il can can contro la Meloni, fate pure; avete ancora un mese davanti poi tutto questo chiasso finirà.

Ps. Inutile dire che nessuno invece abbia invece protestato ieri per l’uso politico della foto di una donna morta in un attentato e pubblicata da un noto quotidiano nazionale. La donna in questione è Darya Dugina, la figlia dell’ideologo del Cremlino, uccisa in un attentato pochi giorni fa a Mosca. E la foto la ritrae in compagnia di Matteo Salvini. Ovviamente il tutto in nome del diritto di cronaca.

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