Bersani e la maledizione dei leader comunisti

Dopo Togliatti e Berlinguer anche Bersani colpito da emorragia cerebrale - Bersani colpito da malore: gli aggiornamenti - La fotostoria - Il ritratto

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – Credits: ANSA/ LUCA ZENNARO

Paola Sacchi

-

L’ictus, malattia «politica» dei capi comunisti. Come una maledizione storica l’ictus torna a colpire e sempre, come accadde per Palmiro Togliatti (Yalta 1964) ed Enrico Berlinguer (Padova 1984), in uno dei passaggi cruciali per la sinistra italiana. Per fortuna l’emorragia cerebrale di Pier Luigi Bersani (finora l’ultimo dei segretari ex pci del Pd) non ha la gravità della malatia che uccise «Il Migliore» e il leader di Botteghe oscure tanto amato dal popolo rosso. 

Tutto il mondo politico di sinistra e di destra agura sinceramente, di cuore, all’ex segretario di Largo del Nazareno di farcela. Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, attraverso una nota ha espresso "solidarietà con addolorato stupore"

«Forza Pier Luigi, tu sei un politico del territorio, le nostre idee  sono diverse, ma tu sei un politico, non un guitto», sono le significative parole di solidarietà del vicepresidente del Senato e esponente di punta di Forza Italia Maurizio Gasparri. E Matteo Salvini,il giovane segretario della Lega Nord, augura a Bersani di cavarsela come è accaduto a Umberto Bossi, che dell’ex segretario del Pd è sincero amico. Salvini è durissimo con certi inauditi sfottò apparsi su internet: «Con la salute non si scherza».

Tutti ricordano quando «Pier Luigi» a lungo tenne stretta la mano di Silvio Berlusconi, ricoverato in ospedale dopo che gli scagliarono in faccia la statuetta del Duomo di Milano. Un gesto che denota il carattere  dell’uomo: bonario, incapace di provare rancore, leale, l’avversario che tutti vorrebbero avere. Ma sul piano politico ancora tenacemente  attaccato al suo Pci emiliano, quello che non a caso Togliatti spronò con il celebre discorso su «Ceto medio e Emilia rossa». «Il Migliore» non a caso tenne nella terra del «triangolo rosso» (gli assassini politici da parte degli ex partigiani comunisti) quel discorso volto a far uscire il suo partito dal «settarismo» incominciando a confrontarsi con i ceti medi, il tessuto sociale emiliano. 

Bersani è un leader rimasto intriso di questa storia, nel bene e nel male. Bando alle ipocrisie che rischiano di falsare la sua figura in questo momento drammatico per la sua salute, l’ex segretario del Pd è l’uomo che invano per sessanta giorni condusse una battaglia già persa in partenza: la rincorsa dei Cinquestelle, sottopponendosi  alle umiliazioni di neoparlamentari  pentastellati che non valgono un’unghia della sua storia, della sua caratura umana e politica. Bersani, comunista e gentiluomo. Ma questo non toglie che sbagliò.

Ne pagò le conseguenze senza battere ciglio. E anche con una punta di  bonaria ironia,  tipica delle sue terre. Una sera di quei 60 giorni, quando l’Italia rimase senza governo,  affranto e stremato si sfogò alla Camera con i più intimi. Giacomo Portas, leader dei Moderati alleati del Pd e grande amico di «Pigi», che però con franchezza affettuosa non gli ha mai risparmiato critiche su quel vano tentativo, gli disse: «Pigi, lascia stare,  pensa alla salute».  Il limite, l’ultimo che «Pigi» era chiamato a valicare era quello dell’antiberlusconismo (politico, non umano).  Un limite che però gli impedì di accettare l’unica proposta possibile e cioè le larghe intese che Silvio Berlusconi, predicatore inascoltato nel deserto di quei  60 giorni,  propose da uomo di Stato fin dall’inizio, come l’unica soluzione possibile per il bene dell’Italia.

Se Togliatti fu colpito da un ictus poco dopo aver scritto il «Memoriale di Yalta», ovvero gli appunti  del discorso che avrebbe dovuto fare a Krusciov, appunti nei quali affermava la superiorirà dei valori della democrazia, uno strapppo per lui doloroso con il quale aderiva alla denuncia dei crimini di Stalin del famoso «Rapporto Krusciov»; se Berlinguer cadde sul palco di Padova, a piazza delle Erbe, mentre cercava  di combattere una battaglia  già persa con Bettino Craxi premier sul decreto che tagliò la scala mobile, anche Bersani, come per una maledetta  coincidenza  storica,  viene colpito da un ictus (per fortuna lieve, ma lo stesso simbolico) proprio  nel momento più drammatico per gli ex comunisti, a rischio di estinzione.

La malattia di «Pigi» esplode il giorno dopo le dimissioni dal governo di uno degli uomini a lui più vicini, Stefano Fassina, sotto i colpi politici inferti al governo  Letta-Alfano dal nuovo leader del Pd, Matteo Renzi. E’ nata una nuova éra.  Che ha drammaticamente presentato i suoi conti all’ex Pci, un po’ romanticamente  definito da Bersani «la ditta», e a tutti i suoi nodi rimasti irrisolti. Solo il quasi novantenne  Emanuele Macaluso nel suo nuovo libro su Togliatti  «Comunisti e riformisti», Feltrinelli editore, prova a dare una lezione, appunto,togliattiana, al Pd osando il massimo dal suo punto di vista: «Bettino Craxi (di cui ricorre l’anniversario della morte  ad Hammamet il 19 gennaio prossimo ndr) deve essere iscritto alla storia della sinistra, sennò si rischia lo stalinismo». Ma è una voce sola. E che forse resterà  ancora una volta inascoltata. 

Se l’ex Pci non esce ancora dall’anticraxismo,  figuriamoci dall’antiberlusconismo.  Ecco perché il giovane neosegretario Renzi non  può fare altro, dal suo punto di vista, che tabula rasa. «Primum vivere», come disse Craxi quando quarantenne  fu eletto segretario al capezzale del moribondo Psi. Ma della nuova éra, come dice Gasparri, proprio lui che da ragazzo scelse  la Destra emarginata e sbeffeggiata,  c’è bisogno più che mai di politici  nell’anima,  come «Pigi»,  pur con tutti gli errori. Ma fatti sempre con passione. L’unica parola che può riscattare la politica.

© Riproduzione Riservata

Commenti