«Senza sciopero fiscale non ci sarà mai l'autonomia veneta»
(Ansa)
«Senza sciopero fiscale non ci sarà mai l'autonomia veneta»
Politica

«Senza sciopero fiscale non ci sarà mai l'autonomia veneta»

«Mi ai fioi del tanko ghe vojo un ben dell'anima». Parola di Federica Piran candidata in Regione per il Partito dei Veneti

«L'avvelenata». Così Federica Piran è conosciuta con questo nome sui social network, dove spesso scrive in dialetto veneto. Consulente per i processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, aiutare gli imprenditori a internazionalizzarsi. Ovvero rilevare quali possono essere i mercati obiettivo di sviluppo e cercare i potenziali contatti. Un aiuto concreto in termini di pianificazione e organizzazione all'ufficio commerciale che molte pmi non hanno, anche perché molte piccole imprese del nordest erano fino a ieri contoterzisti e si son trovati dalla mattina alla sera senza il principale cliente reinventandosi produttori. Veneta doc, innamorata dei valori e della storia Serenissima Repubblica di Venezia, la Piran ha deciso di scendere nell'arena delle regionali con il Partito dei Veneti che sostiene il candidato Antonio Guadagnini. Sul volantino si definisce "partita Iva, figlia di genitori Partita Iva, amici e conoscenti partite Iva".

Federica Piran

Dall'aiutare a fare impresa nonostante tasse e burocrazia, alla politica. Perché?

"Non è stata una scelta facile , ci ho pensato mille volte considerato che non ho neanche tempo per vivere tra km di autostrada e le situazioni un po' critiche nelle aziende che seguo, non solo dovute alla pandemia Covid. Non si può però continuare a fare i militanti di tastiera, protestare sui social e aspettare l'arrivo di un messia o di un miracolo, soprattutto quando si ha uno spassionato amore-odio per questa terra".

Come stanno andando le cose post Covid nelle pmi del Nordest?

"Seguo aziende che hanno visto raddoppiare i fatturati, parlo del settore agroalimentare dal primario (frutta e verdura) al prodotto finito, mentre altre sono in fortissima crisi. Ancora più pesante di quella finanziaria del 2009-2012. Mi riferisco al settore moda, calzature, macchinari e qualcosa su lavorazioni meccaniche. Per non parlare di tutto il mondo casa già in sofferenza da anni, dai mobili ai lampadari".

Cosa le dicono gli imprenditori veneti?

"Come sempre niente. Testa bassa, bareta fracà, qualche bestema e vanti sempre. Nonostante tutto quello che sta succedendo e il comportamento anti-Veneto dell'attuale governo non vedo segni di vibrante protesta. Mi sarei aspettata una bella presa di posizione fisica e non solo verbale all'annuncio dell'ennesimo favore al Sud del Paese di decontribuzione agevolata quando i danni maggiori della pandemia si sono visti più a Nord. Ma tutti zitti".

Se aveste avuto l'autonomia sarebbe stato diverso?

"No, lo spirito veneto è quello del lavoratore che non protesta, che accetta tutto incondizionatamente. Finché sta ancora bene, finché circolano i skei, finchè nelle imprese regna quel clima solidale da grande famiglia. L'autonomia è stata promessa tante volte, ho una ricca collezione di date annunciate e mai rispettate, il presidente Luca Zaia doveva portarla a casa come madre di tutte le battaglie. I veneti sono innamorati a parole dell'autonomia. Per ottenerla si sono limitati ad andare a votare al Referendum del 2017 ma nulla più. Se veramente il Veneto voleva una volta per tutte staccarsi dal governo centrale di Roma forte del suo patrimonio di gettito fiscale doveva fare solo una cosa. Un'iniziativa forte, compatta, sotto la protezione della Regione, delle varie associazioni di categoria".

Intende lo sciopero fiscale?

"Sì, iI giorno dopo avremmo avuto autonomia, indipendenza, secessione e tutto quello che volevamo. Ma fa paura. il livello di rischio troppo elevato. Mejo star boni e no protestare. Meglio non esporsi. Meglio continuare a parlare di Autonomia e dei metodi democratici per ottenerla a costo di invecchiare".

Secondo lei servirebbe un gesto rappresentativo di forte impatto come quello dei Serenissimi del 1997?

"Io ai Serenissimi del tanko voglio un bene dell'anima. Non tanto per il tanko e l'assalto al Paron ma per l'opera che hanno fatto prima di intromettersi nelle varie trasmissioni televisive per lanciare il messaggio che il popolo veneto era stanco. Il tanko 007 Marcantonio Bragadin ha fatto ridere mezza Italia e che per molti rappresenta dei mona travestii da mona. Per me no. I fioi del tanko conoscevano e conoscono bene il valore del Gonfalone di San Marco, la storia della Serenissima Repubblica di Venezia, il fatto che nel Medioevo dell'epoca era l'unico Stato Liberale basato sui principi del rispetto, della tolleranza, della reciprocità, dell'amicizia e della collaborazione tra i Popoli e quella notte sono andati ad issarlo sol Paron per ridargli gloria".

Di serenissime non sono rimaste nemmeno le banche…avete perso le popolari venete.

"La Regione Veneto si è dimenticata di costituirsi parte civile nel processo ai vertici della Popolare. E pensare che si erano impegnati a farlo con una mozione approvata all'unanimità in consiglio regionale. Eppure non si sono segnati sul calendario l'ultima data utile per poter presentare la richiesta di costituzione di parte civile. Che sbadati, vero?"

Intende dire che secondo lei lo hanno fatto per dimostrare che le responsabilità nell'affaire Popolare sono state solo di Consob e di Banca d'Italia e mai dei cda delle banche?

"Che Consob e Banca d'Italia abbiano una parte di responsabilità sulla questione non c'è dubbio. Che i vertici dell'allora Popolare di Vicenza non siano farina da far ostie, neppure. Ma almeno i secondi per il territorio qualcosa hanno fatto. Se il Veneto imprenditoriale è quello che è, molto lo deve alle scelte, sciagurate, magari non convenzionali certo di Gianni Zonin e degli amici su a Montebelluna. Nonostante tutto sono stati artefici, nel modo forse sbagliato, dello sviluppo e della prosperità del Veneto. E forse una buona parte ci ha guadagnato di più di quanto ha perso. Vedremo alla fine dei vari processi come verrà classificata la questione Vicenza".

Cosa serve adesso al Veneto?

"Strade. È inconcepibile che da Vicenza a Treviso 60 e mal contati km su cui si muove buona parte dell'economia manifatturiera veneta si debba ancora oggi percorrere la SR 53 perché la Strada Pedemontana Veneta non è ancora stata ultimata. Durante il lockdown potevano continuare a lavorarci, erano super garantite le misure di distanziamento sociale tra i lavorator. Invece, fermi tutti. Poi serve che nessuno, e con nessuno intendo Stato, Regione, Chiesa, santi e madonne, si intrometta nella vita delle imprese. Le devono lasciare in pace. Vogliono solo poter lavorare. I nostri imprenditori sanno cosa fare, sanno come sbagliare. Se proprio lo Stato vuole far qualcosa, tolga alle pmi l'onere di essere il loro sostituto d'imposta".

Così si sgretolerà il mito dell'imprenditore veneto evasore?

"Sono sempre più convinta che di fronte a uno stato ladro evadere sia legittima difesa".

Cosa si aspetta dalle elezioni?

"Poco. A me interessa la battaglia che inizia il 22 settembre. Quella di costruzione del Partito dei Veneti per le elezioni 2025. E' già stato un passo storico mettere assieme le varie anime autonomiste ed indipendentiste venete delle 7 province, adesso bisogna consolidare il gruppo e definire piani operativi per il futuro".

Se vince la vostra lista, verrà eletta consigliere?

"No. E se fosse, rinuncio. Lascio il posto a persone più competenti e più pronte ai sani compromessi a cui io non so scendere. Perché io voglio l'Indipendenza del Veneto e questo obiettivo non si raggiunge in maniera democristiana. E a me interessa solo quella. Che San Marco mi protegga".

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