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(Ansa)
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Politica

Chiesto il rinvio a giudizio per Renzi; la lotta tra giustizia e politica continua

Nell'inchiesta Open chiesto il processo per Renzi, Lotti, Boschi... e lui denuncia i pm. Tutto mentre sta per costruire il «Centro»

Dunque Matteo Renzi è stato rinviato a giudizio per la vicenda Open, quella riguardante presunte irregolarità nei finanziamenti alla fondazione legata alle attività politiche della galassia renziana. E con lui andranno a processo anche altri dieci indagati, tra i quali gli alti papaveri del cosiddetto giglio magico fiorentino: tra gli altri, Maria Elena Boschi, Marco Carrai, Luca Lotti, Alberto Bianchi. Renzi da un lato si professa innocente, e dichiara che “finalmente inizia il processo nelle aule e non solo sui media”. Dall’altro lascia partire il missile contro i suoi accusatori in toga, firmando una formale denuncia penale contro i pm Creazzo, Turco, e Nastasi.

Posto che un rinvio a giudizio non è una condanna, e che sono tutti innocenti fino a sentenza definitiva, una cosa è certa: anche il nuovo progetto centrista a trazione renziana sembra rimasto azzoppato sulla via delle procure. Il tempo chiarirà le responsabilità: ma intanto prendiamo atto che, nel caos del nuovo corso politico, resta in piedi un incubo costante. Uno spettro che si aggira da decenni. E cioè la guerra permanente, senza fine, tra giustizia e politica, che nel caso di Renzi è guerra nucleare, anche mediatica, combattuta a colpi di querele e carte bollate. Un conflitto anche personale nei confronti di certe toghe. Renzi scrive che la richiesta di rinvio a giudizio“è stata firmata dal Procuratore Creazzo, sanzionato per molestie sessuali dal CSM; dal Procuratore Aggiunto Turco, che volle l’arresto dei genitori di Renzi poi annullato dal Tribunale della Libertà e dal Procuratore Nastasi, accusato da un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri di aver inquinato la scena criminis nell’ambito della morte del dirigente Mps David Rossi. Questi sono gli accusatori".

Insomma, se dal magma indistinto dei partiti in decomposizione nascerà una qualche nuova repubblica (Terza? Quarta? Quinta? Abbiamo perso il conto) sembra che il battesimo avverrà comunque nelle aule dei tribunali, o comunque nelle zone attigue. Una maledizione tutta italiana che si perpetua al di là delle generazioni, dei leader e dei marchi politici che si susseguono vorticosamente. La democrazia cristiana morì sotto il bombardamento giudiziario di Tangentopoli, con annessi eccessi giacobini del tempo che fu. Oggi chi vorrebbe essere in qualche modo erede di quella tradizione, progettando assembramenti politici al centro, è costretto ad agitar la sciabola non tanto contro gli avversari politici, bensì contro alcuni membri della magistratura. Ancora una volta si parte col piede sbagliato, nel campo sbagliato. Renzi si può amare o odiare, ma gli italiani questo spettacolo senza fine non se lo meritano.

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