GOVERNO OSTAGGIO DI RENZI
Ansa/Giuseppe Lami
GOVERNO OSTAGGIO DI RENZI
Politica

GOVERNO OSTAGGIO DI RENZI

C'è aria di crisi sulla prescrizione ma l'ex sindaco di Firenze andrà avanti, perché gli conviene. Quanto resisteranno Conte, Pd e M5S ai ricatti del fiorentino?

Quando si parla di Matteo Renzi, soprattutto quando si cerca di capire le sue mosse bisogna sempre fare alcune premesse. La prima è che non esistono cosa impossibili e che non esistono promesse che non sappia rimangiarsi. Il Governo attualmente in carica ne è la prova più evidente: chi avrebbe mai detto che Renzi potesse creare con Beppe Grillo un esecutivo giallorosso? Nessuno. Eppure è quello che è successo.

La seconda premessa è che a Matteo Renzi piace essere al centro dell'attenzione, piace essere importante, determinante. In una parola: potente. Ha infatti resistito pochi mesi nel ruolo di "senatore semplice" prima di riprendere in mano il pallino della politica italiana inventandosi prima un Governo, poi un partito nuovo.

Con queste premesse proviamo a rispondere alla domanda che tutti si stanno ponendo: davvero Renzi farà cadere il Governo sula prescrizione?

La logica, la narrazione di queste ore direbbero che la crisi è certa. Al Senato, senza i voti di Italia Viva, sulla prescrizione la maggioranza verrebbe battuta dalle opposizioni. E arrivare a proporre una mozione di sfiducia personale contro il Ministro della Giustizia, Bonafede, è già per molti sufficiente per aprire automaticamente una crisi di Governo.

Conte, il Pd ed il M5S, non sembrano molto spaventati, anzi. Stanno cercando come in una partita di poker di vedere se il loro alleato/avversario stia bluffando. «Non si scherza con il senso di responsabilità del Partito Democratico» dicono dal Nazareno; identica la posizione dei grillini e, si dice, anche dello stesso premier, Conte, stufo dei continui ricatti del leader di Italia Viva.

La palla quindi è tutta nelle mani dell'ex Sindaco di Firenze. Dal punto di vista tecnico in passato è già successo che la sfiducia colpisse un singolo ministro, senza per questo portare alla caduta dell'esecutivo; quindi non è detto che caduto Bonafede cada tutto il castello.

Va poi aggiunto che gli ultimi sondaggi danno il partito di Renzi sotto al 5%. In caso di ritorno al voto si troverebbe in una situazione politica di assoluta irrilevanza, cosa che va contro la premesse numero due di cui sopra.

Se quindi avessimo un euro da scommettere sulle mosse del fiorentino punteremmo sul fatto che in una maniera o nell'altra il Governo andrà avanti, forse con un ministro della Giustizia diverso, forse senza la scomparsa della prescrizione, ma andrà avanti.

Renzi in tutto questo sta avendo grossa visibilità e si sta riposizionando al centro della vita politica del Governo; riuscirà Conte a gestirlo, riuscirà a dover fare i conti ogni volta con questo alleato a dir poco scomodo?

Complesso. Di sicuro un Governo che deve preoccuparsi della sua stessa sopravvivenza quotidiana non può preoccuparsi come dovrebbe dei bisogni del paese.

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