Paita indifendibile: ecco dov'era mentre Genova affogava

Panorama ricostruisce dettagliatamente il 9 ottobre 2014 dell'assessore alla Protezione civile, oggi candidata del Pd ligure alla presidenza della Regione

Paita

9 ottobre 2014 - Ore 16,45 - Villanova d'Albenga (Savona) - Raffaella Paita, all'uscita dalla Piaggio, rilascia alcune interviste sulla sua candidatura alle primarie del centrosinistra ligure

Antonio Rossitto

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Raffaella Paita, dal 2010 assessore regionale alle Infrastrutture e alla Protezione civile e oggi candidato governatore del Pd per la Liguria, è stata interrogata il 21 aprile dai magistrati genovesi che l’hanno iscritta nel registro degli indagati accusandola di omicidio colposo e disastro per l’alluvione del 9-10 ottobre 2014. Paita si è difesa attribuendo ogni responsabilità alla struttura tecnica della Protezione civile regionale.
Panorama, nel numero in edicola giovedì 23 aprile, ha ripercorso l’intero pomeriggio di quel 9 ottobre: scoprendo che nelle stesse ore in cui montava l’alluvione, e mentre si erano già verificate le prime esondazioni provocate dalla insistente pioggia, Paita era impegnata altrove, in un intenso giro di incontri legati alla sua candidatura alle primarie del centrosinistra che l’avrebbero poi indicata come candidato presidente della Regione. Ecco la versione integrale dell'articolo e una carrellata di immagini.

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Genova affondava, e Raffaella Paita alzava i calici al cielo per un brindisi. Il buon auspicio per le future fatiche elettorali. È la sera del 9 ottobre 2014: l’attuale candidata del Pd alla presidenza della Liguria ha appena finito di parlare a compagni di partito e sostenitori da un palchetto allestito ai "Bagni Boncardo", sul lungomare di Finale Ligure: sorridente, risoluta e galvanizzata. L’epilogo di una giornata passata nel Ponente ligure, ricostruita per la prima volta da Panorama, grazie a foto e testimonianze dirette. Prima un impegno istituzionale a Villanova d’Albenga, nel Savonese. Poi tre incontri, in città diverse, per raccogliere consensi in vista delle imminenti primarie.

 

Tutto questo in uno dei momenti più terribili che Genova ricordi: l’alluvione del 9 ottobre 2014, culminata con la morte dell’infermiere Antonio Campanella. Una tragedia con cui il capoluogo continua a fare i conti: 250 milioni di euro di danni, 2.400 esercizi commerciali chiusi, 144 sfollati. Eppure Paita, assessore alle Infrastrutture e alla Protezione civile della Regione, quel giorno era lontana: con la mente e con il cuore. Già in corsa per le primarie, vinte poi nel gennaio 2015 tra accuse di brogli e compravendita di voti: denunce su cui sta indagando la Procura di Savona.

 

La candidata governatrice ha appena ricevuto un avviso di garanzia, firmato dalla Procura di Genova, per omicidio e disastro colposo. Gli stessi reati sono contestati a Gabriella Minervini, dirigente del dipartimento Ambiente della Regione e capo ad interim della Protezione civile. A loro, sostengono i magistrati, "competeva la responsabilità amministrativa, organizzativa e gestionale dell’emergenza". L’invito a comparire inviato dai pm chiarisce: "Non compivano atti diretti ad acquisire eventuali informazioni sulla necessit‡ di emettere lo stato di allerta, con la conseguente disapplicazione dei piani di protezione civile".

I due provvedimenti vengono notificati a Paita il 15 aprile 2014. In quelle stesse ore l’aspirante governatrice è al fianco di Matteo Renzi, accorso a Genova per inaugurare i lavori di messa in sicurezza del Bisagno, proprio il torrente esondato lo scorso ottobre. Il viaggio del premier ha però uno scopo più contingente: sostenere una candidata dai consensi fiacchi e indebolita dalla lotta intestina del concorrente della minoranza, Luca Pastorino. Oltre che avversata dal contendente in ascesa del centrodestra: Giovanni Toti. Ma la passerella di Renzi e Paita nel cantiere genovese, alla fine, si rivela solo l’infelice prodromo di un avviso di garanzia. Che adesso imbarazza e preoccupa il Pd e il governo.

L’inchiesta procede speditamente. I magistrati hanno messo in fila una sequela di errori che sarebbero stati commessi da assessore e Protezione civile. A partire dalle allerte del giorno precedente l’alluvione, a giudizio dei pm colpevolmente ignorate: "Fin dall’8 ottobre" scrivono "avevano nelle loro disponibilità le previsioni per il giorno successivo e avrebbero potuto prendere in considerazione la situazione".

I pm si riferiscono a un avviso meteo emanato dall’Arpal, l’Agenzia regionale per l’ambiente. Temporali significativi su tutta la provincia: e un triangolino nero con punto esclamativo, massimo grado d’allerta. Un allarme che, per i magistrati, non poteva nè doveva essere ignorato per i più rassicuranti dispacci diramati il giorno seguente. Soprattutto a Genova: nell’alluvione del 4 novembre 2011, che aveva travolto la città con un fiume di fango, erano morte sei persone.

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La copertina di Panorama in edicola il 23 Aprile

Nemmeno tre anni più tardi, il 9 ottobre 2014, si ripete la tragedia. Il primo bollettino dell’Arpal è delle 8 del mattino: "Piogge forti e generalizzate su Genova". Alle 11, l’aggiornamento: "Piogge tra forti e moderate per almeno un’altra ora". Due ore dopo, una nuova previsione annuncia che la piena del Bisagno, che poi esonderà: "È passata". A Genova però scoppia un temporale, che proseguirà nel pomeriggio. L’assessore alla Protezione civile, nel frattempo, ha già lasciato la città al suo destino per un tour elettorale nel Savonese. Dettaglia un comunicato stampa inviato ai media locali l’8 ottobre: "Raffaella Paita, candidata alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Liguria, sarà domani nel Ponente savonese per una serie di appuntamenti, nell’ambito della sua campagna di ascolto del territorio e per la presentazione del programma".

La prima tappa è alle 15 a Villanova d’Albenga, che dista più di un’ora dal capoluogo. L’agenda prevede un incontro con i sindacati della Piaggio. Paita si presenta con mezz’ora di ritardo assieme al governatore ligure Claudio Burlando, suo grande sponsor e ingombrante pigmalione. Con loro c’è anche Nino Miceli, capogruppo del Pd in Regione e proconsole dei democratici nel savonese, che rimarrà a fianco dell’assessore fino a tarda sera.
La visita nello stabilimento dura circa un’ora. Alle 16,30 Paita è già di fronte a microfoni e taccuini per rispondere alle domande dei giornalisti sulla sua candidatura alla presidenza della Regione. L’assessore è raggiante. Ha appena incassato il ritiro dalle primarie dell’avversario più temibile: il renziano Federico Berruti, sindaco di Savona. Una rinuncia festeggiata da Paita, visto il persistere del maltempo, con la più infelice delle battute: "Panta rei. Come diceva Eraclito, cioè tutto scorre e nulla permane" esulta di fronte alla telecamera di Savona News. "Anzi sì, una cosa resta" aggiunge. "Io sono qui, fedele ai miei intenti. E intendo candidarmi alle primarie".

"Panta rei": tutto scorre. Proprio mentre Genova è sotto l’acquazzone. "Persiste temporale autorigenerante, Genova a rischio" avverte un bollettino Arpal delle 16,40. Alcuni negozi del centro sono già allagati. Ma Paita è altrove. Interrogata martedì 21 aprile, ai magistrati assicura di essere rimasta in continuo contatto con i tecnici della Regione. Un assillo che però non emerge da nessuna delle numerose dichiarazioni rilasciate quel giorno. Nè dai racconti, verificati da Panorama, di chi l’ha vista in quelle ore.

Uscita dalla Piaggio, Paita prosegue la serie di incontri. Alle 17, ragguaglia il programma, è a una riunione con il circolo del Pd di Villanova d’Albenga. Alle 18,10 l’Arpal dirama un aggiornamento: "Graduale indebolimento" della perturbazione. Paita si mette in contatto con i tecnici, che la rassicurano. È uno dei momenti decisivi per l’inchiesta, perchè la Protezione civile sbaracca. Gli uffici vengono chiusi. Minervini e Stefano Vergante, funzionario di turno, vanno a casa.
Intanto Paita alle 18,30 raggiunge Loano, sempre nel Savonese, per un aperitivo a palazzo Kursaal con i suoi supporter. Nella biblioteca, davanti a qualche decina di astanti, presenta il suo programma. La sala è foderata di manifesti rossi che annunciano gli appuntamenti elettorali della giornata: "Il Ponente con Lella, futura e concreta" c’è scritto a lettere cubitali. Terminata la riunione, la candidata si sposta a Finale Ligure, dov’è previsto un altro rendez-vous ai "Bagni Boncardo", sul lungomare Migliorini. Paita è attesa alle 21. Alla stessa ora, a Montoggio, nell’entroterra genovese, esonda il Rio Carpi. Alcune auto sono travolte dalla piena. I piani bassi delle case sono invasi dalla piena. Si temono dispersi. Sul posto arrivano i sommozzatori.

Finale Ligure. È l’ultima tappa del tour elettorale. Davanti allo stabilimento balneare Paita viene intercettata da alcuni lavoratori esternalizzati della Piaggio. Savona News riprende il colloquio, cui partecipa anche Miceli. Dopo essersi congedata dagli operai, Paita entra nel salone dei "Bagni Boncardo". La attendono una cinquantina di persone: c’è la giunta della città; qualche sindaco della zona; futuri candidati Pd alle regionali, come Luigi De Vincenzi; l’assessore regionale ai Servizi sociali, Lorena Rambaudi. Insomma, tutto il Pd savonese che conta. In compagnia di qualche sparuto simpatizzante. Sul palco salgono sindaco e assessori di Finale Ligure. Introducono "Lella, l’ospite d’onore della serata". Sono ormai le 22. A Genova sta per arrivare il diluvio universale. E Paita, da un podio di fortuna, in perfetto stile renziano, promette: "Sarà il sindaco della Regione. Sempre vicino ai problemi della gente".

Già. Alle 22,20 un bollettino dell’Arpal prelude all’imminente apocalisse: "Perturbazione riprende forte vigore: a rischio Polcevera, Bisagno, Trebbia, Scrivia". La sala della Protezione civile viene riaperta. Paita, intanto, finisce il discorso tra gli applausi. La sua versione, in questi mesi, è rimasta la stessa: "Alle 22,20 sono stata avvertita della situazione da Vergante". Di certo, come ha ricostruito Panorama grazie ad alcuni testimoni della serata, dopo essere scesa dal palco Paita raggiunge i suoi sostenitori. Pilucca da un buffet allestito per l’occasione. Brinda alla sua vittoria. Infine sale in auto per tornare a Genova, dove dice di essere arrivata alle 23,45.

Troppo tardi. Il Bisagno è esondato. E Antonio Campanella è già morto. "Non competeva a me dare l’allerta" continua a ripetere in questi giorni l’aspirante governatrice. Ma la Procura di Genova, nell’avviso di garanzia, scrive: "Ometteva di adottare, nè si adoperava per fare adottare lo stato di allerta pur nella consapevolezza della elevata criticità idrogeologica della Liguria...". Questo, aggiungono i magistrati, "avrebbe ritardato la macchina dei soccorsi".

Adesso nelle mani dei pm ci sono tabulati, consulenze tecniche, approfondimenti legislativi, interrogatori e documenti inediti. Come le 15 lettere che, da ottobre 2012 a maggio 2014, Gabriella Minervini ha inviato alla Regione per chiedere la nomina di un capo della Protezione civile, ruolo assegnatole ad interim. E poi il rafforzamento di un organico ridotto all’osso. Richieste esaudite solo una settimana dopo l’alluvione del 9 ottobre. Il giorno di un disastro annunciato. Che Paita, immersa nella sua campagna elettorale, ha vissuto da lontano. Divisa tra un cocktail e l’ennesima concione. 

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