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Altro che «salva-calcio»; la norma è semplicemente «per lo Sport»

Si è tanto discusso sul provvedimento presente nella Legge di Bilancio per la rateizzazione del pagamento delle tasse arretrate. Nessun favoritismo al mondo dorato del pallone, ma un aiuto al mondo dello sport nel suo complesso

Siamo un paese di etichette. Quando te se ne appiccia una non ci sono possibilità e speranze di salvezza. Anche se il nomignolo non corrisponde alla realtà.

Prendete per esempio la cosiddetta norma «salva-calcio», norma presente nella manovra economica approvata oggi. Matteo Renzi si è fatto capofila e paladino del movimento “anti”, al grido di «aiutano i calciatori miliardari a non pagare le tasse…», roba che nemmeno il Vaffa dei grillini poteva raggiungere come populismo da bar.

Si, perché anche oggi Giorgia Meloni, è stata costretta nella conferenza stampa di fine anno a rispondere, o meglio, a spiegare di cosa in realtà si tratti. Facendo tutto lo storico di questa norma, che per completezza e chiarezza vi ripetiamo:

il Governo Draghi, quello dei “migliori” vista la gravissima crisi dovuta alla pandemia che ha colpito il mondo dello Sport ha sospeso i versamenti delle tasse per tutte le società sportive (che ne hanno fatto richiesta). Ripetiamo: TUTTE, dal pallone al curling, dal club di serie A alla società sportiva del mio comune. Ora questo provvedimento andava in scadenza e bisognava decidere come muoversi.

Il Governo ha così deciso di concedere una possibilità a TUTTE le società sportive, di TUTTI gli sport: rateizzare il dovuto, senza sconti, anzi, con una maggiorazione del 3% sull’importo dovuto.

Quindi: tutti pagheranno non solo il dovuto allo Stato, ma anche qualcosa in più. L’unico vantaggio è che, per non uccidere le casse di quasi la totalità delle società sportive sparse per il paese, c’è la possibilità di rateizzare nel tempo questo pagamento. E senza alcun favoritismo rispetto al normale contribuente a cui viene data la stessa opportunità.

Se aveste prestato un po’ di attenzione vi sareste accorti che la norma, il suo storico, non prevedono l’utilizzo della parola “calcio”. Vale per tutti. E molte società, magari quella dove mandate i vostri figli, la utilizzeranno per sopravvivere e continuare a fare sport, educazione, salute.

E poi sarebbe anche il caso di ricordare a tutti che il calcio è una delle aziende dal fatturato (diretto e indiretto) più grandi del Paese e, soprattutto, che da solo finanzia di fatto l’80% del resto dello sport italiano. Capite bene quindi che, definire questa norma come Salva-Calcio è soprattutto sbagliato dal punto di vista linguistico. Chiamiamola quindi per quello che è: «salva sport» e guidichiamola per risultati ed effetti ricordandoci di quella che è la rete dello sport italiano, del suo coprire spazi vuoti lasciati dalle famiglie, quelli che sono i benefici sulla persona, sui ragazzi soprattutto.

Se poi si vuole fare del populismo attaccando il mondo dorato del pallone, che sia. Motivi ed appigli come dimostrano anche recenti inchieste della magistratura o i discussi mondiali in Qatar non mancano. Inventarci cose che non esistono non ha proprio senso.

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