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C'è un problema a sinistra di Letta. Troppi anti-Nato

Dal Movimento 5 Stelle ad ali dell'estrema sinistra con la guerra in Ucraina si torna ad attaccare gli Usa guardando non più a Mosca, ma a Pechino

C’è un problema a sinistra. Mentre il Pd di Enrico Letta cerca di accreditarsi come forza moderata e filo-atlantica, un pezzo del suo partito, il Movimento 5 stelle e i partiti minori della sinistra assumono una posizione anti-NATO, contrara all’invio delle armi in Ucraina, si nascondono dietro un pacifismo che può leggersi come anti-americanismo.

In questi mesi, grande attenzione mediatica è stata profusa sulle simpatie filo-russe dei partiti di destra, Lega e Forza Italia in particolare. Non è possibile negare o nascondere che questa apertura verso la Russia di Putin ci sia stata, che alcune prudenze nel condannare l’operato del Cremlino da parte di Salvini siano state eccessive, ma lo scoppio della guerra ha fatto lentamente emergere la posizione problematica della sinistra italiana. Una posizione anti-atlantica che non può più essere negata perché sotto la luce del sole e delle telecamere, spinta da giornali, salotti ed intellettuali.

Non c’è soltanto il “pacifismo” di Giuseppe Conte, che cerca di ricavarsi uno spazio politico a sinistra con un sguardo anche al Vaticano, ma una più sottile strategia orchestrata dalle case matte del potere culturale. I salotti televisivi dei giornalisti organici o più vicini alla sinistra pullulano non soltanto di personaggi che sono emanazione indiretta del Cremlino o simpatetici ad esso ma si distinguono per una linea ambigua o scettica nei confronti del rapporto dell’Italia con la NATO e con gli Stati Uniti.

Non è una questione di pluralismo, che deve essere rispettato sempre, ma di agenda politica promossa da media e partiti. Anche l’evocazione continua, da parte di questi attori politici e culturali, dell’Unione Europea come forza internazionale, che non è e non può essere se non limitatamente, appare una strategia per ricavare una posizione terza, per marcare una distanza dall’anglosfera. D’altronde cinquant’anni di potere culturale comunista e il più grande partito filo-sovietico dell’Occidente non possono essere cancellati con un colpo di spugna.

A sinistra l’anti-americanismo è sempre andato di moda, anche dopo il 1991, ignorando il ruolo di stabilizzatore e generatore di benessere dispiegato da Washington. Il pensiero progressista ha sempre disprezzato la definizione di Occidente, dapprima disconoscendo i benefici del liberalismo atlantico e anche dell’imperialismo americano, specie se si confronta questo con altri imperialismi, e poi applicando ogni strategia per colpevolizzare l’Occidente. Denunce continue di imperialismo, colonialismo, razzismo, disprezzo per il modello occidentale e capitalista sono divenute il core business culturale di gran parte della sinistra. La guerra in Ucraina ha riportato alla ribalta questi temi, di seguito il ritorno del pacifismo in funzione anti-americana. Per andare dove? Di certo non tra le braccia di Putin, ex modello politico di un pezzo della destra, a cui pur indirettamente la sinistra fa un favore alimentando la colpevolizzazione dell’Occidente nell’opinione pubblica. Un passo più in là, però, c’è Pechino.

La Cina da anni esercita grande fascino sulla classe colta di sinistra, che guarda a Pechino come modello positivo di meritocrazia, dirigismo economico e controllo sociale. A breve è probabile che il Partito Comunista Cinese resti l’unico baluardo anti-americano nel mondo e allora ancor di più verso oriente saranno spinti a guardare i pacifisti di casa nostra favorendo la penetrazione culturale e politica di Pechino in Italia. Chi rischia di restare stritolato da questa dinamica, suo malgrado, è proprio Enrico Letta che in questi mesi ha cercato di tenere la barra diritta. Il Movimento 5 Stelle e gli altri partiti di sinistra sono essenziali per il Partiti Democratico per provare a vincere le elezioni. Una posizione così NATO-scettica e anti-americana in un momento in cui i bulloni dell’alleanza euro-atlantica si devono stringere sono fonte di imbarazzo per il segretario democratico e, più in generale, un problema per la credibilità internazionale dell’Italia. Se una parte della destra ha problemi per i rapporti con la Russia, la solida presa di posizione “pacifista” della sinistra non è meno problematica. Anzi, oggi questo posizionamento rischia di essere potenzialmente più dannoso poiché mentre il “modello Putin” è oramai impraticabile e inagibile sul piano politico, mentre l’anti-americanismo vive un rinfocolamento. Per questo è molto probabile che vincoli interni ed esterni si attivino nei prossimi mesi per escludere dal prossimo governo le componenti più ambigue, sia filo-russe che anti-atlantiche e sinofile. Lo scenario globale si sta ridefinendo, in un modo non molto dissimile da quella della guerra fredda, e nuove divisioni di origine internazionale e spinte centripete stanno per avviarsi nella caotica scena politica italiana.--

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