Daniela Santanchè: Caro Alessandro Sallusti, sei il mio eroe

«Siamo circondati dall’odio perché siamo liberi, perché siamo fastidiosi. E perché siamo due».

Credits: Sgp; PhotoMasi

di Andrea Marcenaro

Lei lo ama?
Ma che domanda è?

Lo ama?
Non ci posso credere...

Senta, signora Daniela Santanchè, lei deve rispondere sì. Scrivono tutti che vi amate, non esiste niente di più pubblico: cosa le costa rispondere sì?
I sentimenti sono una cosa intima.

Deve solo dire sì. Basta, finito.
Ma è evidente, ovvio.

Oh, e perché lo ama?
Di nuovo?

Per forza.
È molto difficile trovare un uomo che possa stare con me.

Su due piedi, non direi.
Sbaglia. So di essere una donna molto ingombrante, può mettersi con me soltanto uno che ha veramente le palle. E Alessandro le ha.

Fuor di metafora?
È sicuro di sé. Non pensa neanche un momento alla competizione con la sua compagna, ci pensasse, non riusciremmo a stare insieme.

Potrebbe non bastare.
Eccome se basta. Ho trovato una persona che invece di vedere la Santanchè vede Daniela.

Però è brutto, eh?
Chi?

Sallusti.
Ma lei è scemo?

Non posso negarlo, però Sallusti è più brutto perfino di me.
Alessandro è molto bello.

Lo ama proprio...
Digressione. A Milano faceva un freddo boia. L’appuntamento era all’una al bar Biffi in corso Magenta, stipato come un uovo di sciarponi, giacconi e vapori. Profumo di cioccolata calda. Conquisto un tavolino con due posti isolati. Santanchè arriva e fa: «Non è meglio stare fuori?». Fuori? «No? Ha freddo?». Freddo io? Fuori, andiamo fuori. Due sedie sul marciapiede. Niente stufetta. I passanti guardavano noi, poi si guardavano tra loro. Sto scrivendo con la febbre a 38 e mezzo.

Quando vi siete conosciuti?
Qualche anno fa.

Ma il momento?
Non glielo dico.

Me lo dica.
Non glielo dico.

Non me lo dica. È un tale segreto?
Nessun segreto; solo è affar nostro, punto. Ma voglio essere gentile.

La prego.
Il momento c’è stato quando Alessandro ha capito che la Santanchè raccontata dai giornali non era quella che stava conoscendo lui.

Beh, vorrei vedere: ho azzardato che è bruttino, mica campione europeo di masochismo.
La pianti; è uno degli uomini più affascinanti che si possano incontrare. E in questi difficili momenti lo sta dimostrando in tale misura da rendere il nostro rapporto ancora più forte.

Sta dicendo che Sallusti è bello dentro?
Se lei sta ironizzando, l’intervista finisce qui...

Scusi. Continuiamo?
Chieda.

Lui col nonno ucciso dai partigiani, lei nel tempo andato neofascista: si può dire che un certo passato abbia facilitato il vostro incontro?
No, si può dire che abbiamo un retroterra simile, attese simili e un rispetto della tradizione che riguarda entrambi, questo sì. Questo, certo, cementa la nostra coppia.

Non potreste, diciamo, restare cementati pensandola diversamente?
Difficile. Credo che il comune sentire sia una premessa decisiva per fare un cammino molto lungo. Si riflette sui figli, sui comportamenti, sui doveri, su tutta la vita da fare insieme. Lei pensa che i poli opposti si attraggano? Non mi convince granché. Sa perché Alessandro e io siamo una coppia molto solida?

No che non lo so.
Perché lui è solido, come me. Non faremo mai una cosa per convincere gli altri, la facciamo per noi stessi, per intima convinzione. E questo funziona.

Si sta andando su un tono troppo serio.
E ancora non le ho detto che da quando ho incontrato Alessandro sono diventata migliore. Mi ha insegnato molto. Le piace questo tono?

Sta diventando epico.
E non è finita. Alessandro mi dà sicurezza. Alessandro è l’uomo che avevo sempre desiderato incontrare. Nella famiglia, lui è un capo.

Siamo al leggendario.
Buffoneggi lei, se crede.

Sarà una storia troppo difficile.
Lo sarà sì, per questo mi piace.

Pensi che botto lasciarlo ora: signore e signori, lui è agli arresti e perciò lo saluto.
Signore e signori, il mio uomo è agli arresti e Daniela sta con lui più di prima.

Sono brutti gli arresti domiciliari?
Sì.

Peggio la galera.
Peggio è non essere trattati come gli altri, peggio sentirsi casta senza esserlo, privilegiati non volendo privilegi. Questo è peggio.

Il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, adesso ha esteso a tutti la regola adottata con Sallusti.
Ha prima commesso un’ingiustizia e poi l’ha riparata in quel modo. Ma va bene. La consideriamo una prima vittoria. Piccola e comunque concreta.

Perché siete circondati da qualche affetto e da tanto disprezzo?
Lo chiami pure odio.

Odio...
Perché siamo fastidiosi, perché siamo liberi e per un terzo motivo, secondo me: che siamo due. Non lo sopportano.

Questa forse è vera; quasi quasi me la segno.
Se la segni, se la segni, perché questa è certa.

C’è una quarta spiegazione.
Quale?

Che siete come loro.
Cosa intende?

Una cosa banale. Che se al posto di Sallusti ci fosse Ezio Mauro, e al posto della signora Santanchè la signora Mauro, voi due godreste della loro sfortuna come loro godono ora della vostra.
Questo è falso.

No, questo è vero.
Alessandro non sarebbe capace di un sentimento simile. E io neppure.

Non so lui personalmente, ma il suo «Giornale» ne è stato capace. Garantista con gli amici, più sul forcaiolo con gli avversari.
Sbaglia.

Mi solleva che la cosa la infastidisca, ma resto della mia opinione.
E io sottolineo la mia certezza che se si trattasse di Mauro, o di Marco Travaglio, o di chiunque, Alessandro sarebbe in prima fila a difenderli.

Spero che abbia ragione.
Tenga presente questo: è facile difendere Abele. Caino lo difendono in molto pochi. O lei ha visto grandi difese di Caino, negli ultimi anni?

Non le ho viste, no.
E sa bene che Caino viene individuato quasi sempre a destra.

Qualche volta c’è proprio, a destra.
E qualche volta magari a sinistra.

Convengo.
Ma il Caino di sinistra è sempre un mezzo Abele.

E il Caino di destra è Caino due volte.
Esatto.

Questo non toglie che a destra dovrebbero difendere, non dico assolvere, dico concedere la difesa, al Caino dimezzato quando spunta a sinistra. Purtroppo non capita così di frequente. E siamo di nuovo da capo a dodici.
Dia retta a me: a destra possono esistere contraddizioni e voglie di rivincita, si può concedere, ma la sinistra è perennemente inchiodata lì. Non riesce ad abbandonare quella cultura. Ed è un dramma per tutti.

Matteo Renzi un po’ ci ha provato.
Vero. E ha perso. Hanno vinto gli ortodossi.

Lei è berlusconiana?
A mio modo, sì.

Bel disastro, vero?
Cosa?

Che si ripresenti.
Al contrario.

Guardi che sarà durissima...
Guardi che lei sta prendendo una cantonata.

Lo dicono tutti.
Ha notato che da qualche giorno non si parla d’altro?

Per dirne peste e corna.
Perché sono ammalati. Hanno la peste alle porte, il figlio che sballa, il nonno sotto sfratto, il gatto in fin di vita e sono tutti contenti: perché? Possono riparlare di Silvio Berlusconi. Parlano solo di Berlusconi. Pensano solo a Berlusconi. Hanno l’incubo felice di Berlusconi. Io credo che quello abbia ancora la forza di renderglielo infelice, quell’incubo.

La sua fede non deflette.
La chiami fede.

E che cos’è, sennò?
Va bene: fede. Ma se tanto mi dà tanto, le dico così. Fosse mai fede, non è che perdo quella in Dio soltanto perché hanno beccato qualche prete pedofilo.

Appunto, non deflette.
E si accompagna a molte ragioni.

Il discorso si farebbe lungo. Chiudiamolo qui, e mi saluti molto il dottor Sallusti.
Prego, non mancherò.

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