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Politica

Ilva ed Embraco, le prime grane di Giorgetti

Le grandi crisi che si trascinano da anni sono finite sul tavolo del neo titolare del Mise, e servono risposte urgenti

Non solo pandemia ma anche Ilva. Il governo Draghi dovrà trovare nel più breve tempo possibile una soluzione al dossier ArcelorMittal, dopo la sentenza del Tar di Lecce, che confermando l'ordinanza del sindaco di Taranto di febbraio 2020 e respingendo i ricorsi della società, ha ordinato lo spegnimento dell'area a caldo del siderurgico entro 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza. "Una fermata forzata degli impianti non permetterebbe la tenuta in riscaldo dei forni e ne conseguirebbe il crollo e quindi la distruzione dell'asset aziendale di proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria", dicono fonti legali vicine al dossier ArcelorMittal. Sulla stessa linea anche Rocco Palombella, segretario generale della Uilm che ha spiegato come se si chiude "l'area a caldo è bene dire che chiudiamo lo stabilimento, perché quasi tutti gli impianti che lavorano sono quelli a caldo". E inoltre questa decisione, da parte dei giudici amministrativi, potrebbe "far saltare immediatamente circa 5 mila lavoratori", sottolinea Palombella. E questo dato che al momento ci sono 1.600 cassintegrati, rimasti in capo all'Ilva (il 17 febbraio sciopereranno per chiedere l'integrazione salariale del 10%) ai quali si aggiungono altri 3 mila in Cig per Covid. Quasi, quindi 5mila persone a rischio immediato. A tutto questo si somma anche il fatto che le società dell'indotto si lamentano che Arcelor ha smesso di pagarle. Un dossier denso e complicato a cui dunque il nuovo governo Draghi e il ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, dovranno trovare una soluzione nel breve termine.

Tra le decisioni da prendere rientra anche quello dello scudo penale che escludeva la società dai guai giudiziari durante l'esecuzione del piano ambiente, un programma per il risanamento della azienda che mirava a risolvere le questioni legate all'inquinamento. Opzione che prima è stata temporaneamente ridisegnata e poi soppressa definitivamente nell'estate del 2020. Oltre a ciò si dovrà anche capire se questo governo vorrà proseguire sul sentiero tracciato dal precedente esecutivo oppure rivedere il tutto. Il passato ministro dell'economia, Roberto Gualtieri, aveva infatti spiegato come i fondi del Next generation Ue si sarebbero potuti usare anche per mettere in pratica il processo di decarbonizzazione dell'Ilva, che vedeva l'uso dell'idrogeno per la produzione. Il progetto era stato inserito nel pacchetto del Recovery fund, da presentare ai funzionari dell'Unione europea, ed era stato approvato anche da Conte prima che cadesse definitivamente il suo governo.

Il rinnovamento produttivo dell'Ilva deve però fare i conti con i posti di lavoro. In passato infatti era stato presentato un progetto ibrido, che vedeva l'introduzione dei forni elettrici, ma era stato bocciato dai sindacati perché aveva pesanti ricadute sul lato occupazione. E dunque, il nuovo governo Draghi dovrà capire come gestire la sentenza del Tar, le questioni ambientali dell'Ilva, l'innovazione al suo interno e il lato occupazione. In tutto questo ricordiamo anche che, almeno fino al momento, c'è ancora Domenico Arcuri (Invitalia) che ha in mano la questione Ilva e che dunque dovrà lavorare anche a questo problema. Poco fiducioso il leader della Lega, Matteo Salvini, che nel merito a dichiarato come: "non mi sembra stia risolvendo molte delle questioni aperte, avrà bisogno di una mano penso".

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