(Ansa)
Politica

Per il governo non c'è alcuna emergenza migranti, ma intanto manda l'esercito

L'esecutivo più di sinistra di sempre utilizza addirittura i soldati senza ammettere che l'immigrazione sia un problema reale, di sicurezza e sanitario. Una tattica che ci porterà al caos

L'invio dell'esercito in Sicilia per arginare il collasso delle strutture d'accoglienza, è la certificazione di un cortocircuito. Il crollo ideologico della maggioranza. Che da un lato schiera i militari per contrastare un rischio sanitario oltre che di ordine pubblico, dall'altro però si guarda bene dal prendere di petto l'argomento.

Lo stiamo vedendo. Sui migranti nessuno, al governo, vuole sporcarsi le mani: men che meno il presidente Conte, che furbescamente preferisce starne fuori, come se la responsabilità sul controllo dei confini nazionali spettasse a qualcun altro. Il premier, preoccupato più della fuga dei consensi che della fuga dei migranti, preferisce scegliersi il campo di gioco più conveniente. Per questo lo si vede occupatissimo sulle task force economiche, mentre l'emergenza migratoria resta sotto il tappeto rosso: rischierebbe di rovinare il cerimoniale mediatico. Non è abbastanza telegenica.

La conseguenza curiosa è che, se ai tempi del governo gialloverde c'era da difendere la dignità degli ultimi, vessati dallo scarpone leghista, oggi la sinistra si chiude nel silenzio. E dire che la situazione chiamerebbe all'azione : tre fughe di massa in pochi giorni, l'hotspot di Lampedusa in ginocchio, più di 12 mila arrivi da inizio anno. Eppure dalle fila del Partito Democratico non abbiamo sentito prediche accorate: non abbiamo visto Orfini e Del Rio commossi in prima linea, come ai tempi della Sea Watch di Carola Rackete. Non abbiamo percepito grandi proteste contro l'autoritarismo di un governo formalmente di sinistra che attiva l'esercito per cavarsi d'impaccio. Regna la rimozione psicologica: far finta di nulla nell'attesa che passi la tempesta.

Persino un ex ministro pragmatico come Marco Minniti è stato snobbato dai colleghi. Espulso dalla compagnia, come un Renzi qualsiasi, per aver detto che "c'è un' evidente correlazione tra immigrazione e Covid". Apriti cielo, se qualcuno nel partito parla come Salvini, scatta l'esilio forzato.

Fingere che il problema non esista è la migliore tattica elettorale? Di sicuro è il modo migliore per consegnare il Paese al caos. Lacerare la tenuta democratica.

Qualcuno un giorno verrà a spiegarci perché mentre impazziamo per mantenere le distanze, chiudendo aeroporti, ristoranti e scuole, i migranti sono semplicemente ignorati. Come se i flussi migratori non fossero enormi spostamenti di persone a stretto contatto. Peggio: come se i migranti stessi non fossero persone, ma solo un inconveniente elettorale. E questa la chiamate solidarietà?

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