Ignazio Marino
Politica

Ignazio Marino, tutte le gaffe del sindaco

Dalle multe nella Ztl alla dichiarata attrazione per le droghe: ecco come il primo cittadino di Roma continua a non azzeccarne una

Certo non è colpa di Ignazio Marino se la linea C della metropolitana di Roma, inaugurata domenica alla presenza del sindaco, si è fermata 11 minuti dopo per un guasto. Se anche l'assessore allo Sport Luca Pancalli si è lamentato della scarsa fruibilità per le persone disabili come lui e se il Codacons ha segnalato ascensori e scale mobili fuori uso nelle stazioni. Probabilmente il primo cittadino è anche un po' sfortunato. Con la comunicazione che resta il suo tallone d'Achille (nonostante le ultime assunzioni nel suo staff) e la guerra di nervi perpetua con un Pd che non lo ha mai davvero amato. Ma è davvero solo colpa del fato, del Pd e di chi, a suo avviso, sta cercando di sabotare la sua opera rinnovatrice se un recente e discusso sondaggio ha registrato un crollo vertiginoso dei suoi consensi? Oppure la serie di gaffes inanellate dall'inizio del suo mandato c'entrano qualcosa? Ecco le ultime della serie.


 

Le multe non pagate

Il sindaco è già passato al contrattacco presentando una denuncia ai carabinieri per accesso illecito al sistema informatico del Campidoglio per scoprire chi si sarebbe intrufolato nel cervellone automatico al fine di “manipolare e falsificare – ha detto – le informazioni sul suo permesso Ztl”. Ma l'imbarazzo per una vicenda che ha visto il sindaco ciclista scivolare proprio sulle quattro ruote resta tutto. I fatti. Tra giugno e agosto scorsi il sindaco sarebbe entrato con la sua auto nella Ztl (zona a traffico limitato) senza un permesso valido. Per questo sarebbe stato multato 10 volte. 10 contravvenzioni da 80 euro ciascuna di cui solo due pagate. Il largo uso di condizionali che facciamo dipende dal fatto che la vicenda è piuttosto intricata. Al punto che, su versanti opposti e per fini sicuramente diversi, sia Marino con la sua denuncia che il senatore Ncd Andrea Augello con un'interrogazione parlamentare si sono mossi per cercare di fare chiarezza. Secondo il senatore azzurro, infatti, le multe sarebbero state “condonate” per fare un piacere al primo cittadino.  

In realtà le multe risultano solo “sospese”. Perché? Inizialmente lo stesso staff del sindaco aveva parlato di un ricorso, ma poi, dal momento che il primo cittadino non può avere “liti pendenti” con l'amministrazione pena la decadenza, è stata fatta marcia indietro e si è parlato di una “white list” in cui l'Amministrazione stessa avrebbe inserito l'auto del primo cittadino riconoscendo di essere essa stessa in ritardo con la registrazione del nuovo permesso. Ora Marino ha pubblicato su Fb il documento che attesterebbe la regolarità della sua posizione e un altro – quello manomesso – in cui la sua auto risulta invece sparita dalla “white list”. Un bel pasticcio che ha esposto, ancora una volta, il chirurgo dem agli strali dei suoi avversari politici e detrattori. E che potrebbe avere uno strascico ben più pesante. Tra il 2012 e il 2013 (quando Marino non era ancora sindaco) la sua Panda sarebbe stata pizzicata – il condizionale è sempre d'obbligo - ben 35 volte. Tutte multe appellate al prefetto o al giudice di pace. Come è andata a finire? Marino ha avuto sempre ragione? La risposta non è indifferente al destino del sindaco. In caso negativo, infatti, rischierebbe addirittura la decadenza.


La Panda al Senato

Visti i guai che gli sta facendo passare, si capisce perché il sindaco non abbia tanta simpatia per le quattro ruote. Non a caso ha praticamente quintuplicato il costo del pass per l'accesso al centro (da 550 euro l'anno a oltre 2mila) e interdetto una parte addirittura ai motorini. In compenso, però, per quasi un anno ha beneficiato di un parcheggio gratis davanti al Senato per la sua, ormai famosissima, Panda rossa. La piccola utilitaria è stata spostata solo recentemente dopo una protesta formale presentata da un gruppo di senatori di ogni schieramento tranne il Pd. Marino aveva ottenuto di conservare il posto che gli spettava quando era senatore per via di alcuni atti vandalici e minacce subite. Comunque un privilegio, che qualunque altro normale cittadino si sognerebbe e che se i suoi ex colleghi non avessero deciso di contestare, il sindaco avrebbe probabilmente continuato a conservare.


Marino-Schettino

C'è una foto pubblicata venerdì scorso da alcuni quotidiani romani e rimbalzata su tutti i social che per l'immagine del sindaco è stata peggio di una mazzata. Lo ritrae infatti mentre schiaccia un pisolino sul treno che, nel giorno in cui Roma si fermava in attesa dell'annunciato Armageddon d'acqua, lo portava a Milano all'assemblea dell'Anci che Marino sperava l'avrebbe eletto presidente. Un doppio passo falso visto che mentre Enzo Bianco diventava presidente dell'Anci al suo posto, lui veniva subissato di critiche per aver “abbandonato” la sua città sotto l'acqua più o meno come Schettino la Concordia che affondava. Non solo. Accanto a quella foto sui giornali ne è stata pubblicata un'altra. Quella di un Nicola Zingaretti in maniche di camicia al lavoro al fianco della Protezione Civile “per fronteggiare – come ha scritto il presidente del Lazio in un post su Fb – il maltempo di queste ore”. 

Marino si è giustificato dicendo di essere pronto a tornare in qualsiasi momento, che la situazione era sotto controllo e di essersi allontanato perché “da noi non c'è un uomo solo al comando”. Infatti quando nel primo pomeriggio di venerdì le agenzie hanno battuto la notizia che al vertice tra Comune e Prefettura si era deciso di riaprire le scuole il giorno dopo, Marino non se ne è accorto. Quattro minuti dopo, infatti, annunciava che alle 18 sarebbe arrivata una decisione in merito al prolungamento o meno della chiusura. Decisione che intanto era già stata presa senza di lui.  


Marino e le nozze gay

Come molti altri suoi colleghi sindaci, anche Ignazio Marino si è fatto paladino dell'amore in ogni sua declinazione procedendo alla trascrizione nei registri comunali dei matrimoni contratti all'estero da 16 coppie omosessuali. Ma nella battaglia istituzionale che ne è derivata con il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, il Tar ha dato ragione a quest'ultimo respingendo la richiesta di sospensione dell'atto di annullamento della trascrizione avanzata dal sindaco e da due delle 16 coppie. Secondo Marino la legge di riferimento che indica un pericolo per l’ordine pubblico nella trascrizione di matrimoni celebrati all’estero, semplicemente non deve essere tenuta in conto perché a suo avviso tale pericolo non esiste. Cosa sicuramente vera visto che tra nessuna delle 32 persone coinvolte pare esserci un pericoloso sovversivo. Resta però il fatto che il vero campo per battaglie come questa è il Parlamento. Spostandole altrove si rischia, come sta accadendo, di impantanarsi nella giungla dei ricorsi incrociati e di ridurre ogni iniziativa a un mero atto simbolico senza effetti pratici, però, nelle vite di chi è direttamente coinvolto. 



Marino e la droga

Qualche settimana fa Ignazio Marino ha scelto il programma satirico radiofonico “Un giorno da pecora” per annunciare di aver ufficialmente deciso di correre per un secondo mandato (non era scontato visto che poco dopo l'elezione aveva detto il contrario). Peccato però che non se ne sia accorto nessuno. In quell'occasione, infatti, il sindaco ebbe la geniale idea di condire la sua ospitata con una di quelle dichiarazioni che fanno sempre la felicità di ogni editorialista e che, oscurando qualsiasi altra cosa si dica, espongono chi le fa alle critiche di avversari politici e non solo. Come infatti è accaduto. "Io sono fortemente attirato da qualunque sostanza stupefacente – ha sparato Marino - ma non ne ho mai utilizzata nessuna, perché ho paura da un punto di vista medico". Così, in una città che è diventata un'enorme piazza di spaccio, dove le più pericolose associazioni criminali fanno affari d'oro con il narcotraffico e negli ultimi mesi è stata registrata una preoccupante  ripresa del consumo di eroina, dove giovani e giovanissimi si stordiscono con droghe di ogni tipo, lui, il sindaco – che tra le  competenze ha anche, da Statuto, la tutela della salute dei cittadini  - se ne esce dicendo che a lui le droghe lo attirano fortemente.

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