Politica

Intervista a Gianni Cuperlo: Renzi ha distrutto il Pd

Il deputato dem va all'attacco del segretario, che invece di riflettere sulle cause del disastro elettorale accusa il Quirinale e Gentiloni

Gianni Cuperlo

Luca Telese

-

Onorevole Cuperlo, lei ormai è un gufo incallito....
Ma quale gufo? Abbiamo subìto una sconfitta storica. Credo che sia il peggior risultato della sinistra nella storia repubblicana. La situazione del Pd è drammatica.

I renziani ricordano che anche altri partiti socialisti europei soffrono.
Siamo in fondo alla classifica dopo i socialisti francesi.

Lei voleva la testa del segretario?
Di fronte a un risultato come questo il minimo è capire che cosa è successo.

Ad esempio?
Perdiamo nei luoghi del lavoro da Fincantieri, Monfalcone, a Piombino, al Sulcis. In quelli del non lavoro, in tutto il Sud. Ma anche in Emilia, nel cuore democratico di Umbria e Marche.

Perché?
I nostri elettori hanno fatto le valigie e si sono accasati nel M5s. Una parte arriva fino alla Lega.

Addirittura.
A Macerata Salvini passa dallo 0,6 al 20 per cento.

Ma Renzi si è dimesso.
Dice? Si presenta e annuncia: "Ovvia conseguenza della sconfitta è che io me ne vada". Però...

Cosa?
Non c'è una analisi o una lettura di cosa sia accaduto. Individua solo due responsabilità. Del Quirinale che non lo ha portato a votare nelle "due finestre del 2017". E di Gentiloni che ha fatto campagna elettorale troppo tecnica, senza colpi di scena. Ma non era la straordinaria squadra del Pd?

E poi?
Matteo rievoca la disastrosa campagna del referendum, dicendo: colpa di chi ha votato No. Non dice una parola su una legge elettorale oggi criticata da tutti.

Che cosa doveva fare?
Forse avrebbe dovuto citare il brillante successo del Lazio e di Zingaretti.

Perché non lo ha fatto?
Con Nicola vince la coalizione larga che lui non ha voluto. Ci sono seggi del Lazio in cui nello stesso giorno il risultato delle regionali raddoppia quello delle politiche! Cavarsela dicendo: "Colpa è degli altri" è curioso.

Si dimette o no?
Renzi annuncia le dimissioni a scadenza indefinita. Saranno operative - dice - dopo che il nuovo governo sarà insediato. Intanto lui gestisce tutto.

Non le piace?
Io non amo chi perde e abbandona la squadra. Ma chi perde e il pallone lo sequestra perché ci gioca solo lui è peggio.

Lui non molla.
Di fronte alla valanga che si è staccata dal monte, dovrebbe.

Che cosa deve fare il Pd?
La cartina elettorale dell'Italia era tricolore. Ora è bicolore. Siamo spariti noi.

Come lo spiega?
Se la nostra politica diventa solo contabilità di schede e gioco di potere è inevitabile.

Cosa serve?
Fermarsi. E aprire la discussione.

Lui vuole un congresso.
Ne abbiamo fatto uno quatto mesi fa, convocato lui!

Vuole le primarie.
Voglio modificare lo statuto: mai più aperte a tutti.

Perché?
Era sbagliato in linea di principio e non ha nemmeno funzionato. Abbiamo preso un abbaglio. Non abbiamo né garanzie nè democrazia partecipata.

Che cosa rimprovera a questo Pd?
Il partito è un comitato elettorale permanente. Che, tra l'altro, colleziona solo sconfitte!

Lei ha fatto campagna elettorale anche senza essere candidato.
Ovunque mi abbiano chiesto di andare. Ero a Scandicci a chiedere voti per Elisa Maria Giorgi e per lui!

La difficoltà più grande?
Siamo apparsi un ceto politico legato all'idea del potere come unico fine.

E poi?
Siamo totalmente slegati rispetto ai luoghi fisici del lavoro e della socialità. Lì non abbiamo più diritto di parola.

Vede che ormai è gufo?
Rivendico molte cose buone fatte. Abbiamo varato il Rei, il reddito di inserimento.

Però?
C'era un'altra parte del Paese a cui la crisi ha fatto male. E non lo capiamo.

Esempio?
Se Casapound distribuisce i pacchi di pasta in periferia....

Come risponde?
Puoi fare un bel convegno antifascista nel centro di Roma e dire "Che schifo!" Oppure tornare lì, a fare politica, il giorno dopo.

Quando è iniziato tutto?
La situazione si è fatta insostenibile dopo le sconfitte di Torino, Roma, Napoli. Abbiamo dato una impressione tremenda.

Quale?
Essere un ceto politico di privilegiati interessati solo a conservare le loro prebende.

Lei cosa vorrebbe?
Ricostruire pensiero, identità politica, rappresentanza.

Come?
Vorrei che il segretario dicesse: "Mi faccio da parte, ma capiamo perché abbiamo perso".

Che cosa ha fatto invece?
Ci ha detto: "Non mi fido di voi perché fate caminetti e inciuci. Per questo vi voglio controllare". Renzi ha legato le sue dimissioni a un calendario impossibile e indefinito. E intanto gestisce tutto lui.

Indicherà un uomo suo.
Non è una mossa geniale. Ripete quello che ha fatto dopo la sconfitta del referendum. Nel partito emerge uno scontro di tifoserie accanite. Male.

Anche lei è in una curva.
Non sono tra chi pensa che nulla può accadere fino a che lo scampo di Renzi sia issato sulla picca. Ma non posso accettare il principio che "il capo" non possa essere rimosso.

Ora cosa bisognerebbe fare?
Abbiamo voluto una legge elettorale fallimentare. E io quel giorno non ho votato la fiducia.

Contavano sul voto utile.
Hanno ottenuto il voto utile al M5s contro la destra.

Cosa avevano in mente?
Credevano che Liberi e uguali sarebbe venuto alla porta a pietire un accordo. Invece hanno corso contro il Pd.

E adesso che deve fare il partito?
Non ci sono numeri per una maggioranza politica. Il M5s è un partito di maggioranza relativa che ha 15 punti di vantaggio sul secondo, cioè noi.

Insieme superate il 50 per cento.
La matematica ha forza inesorabile. I tre poli vanno sommati in un modo o nell'altro.

Anche Pd e centrodestra?
Escludo che il Pd possa sommarsi ai voti della Lega.

Quindi non ci sono alternative al governo con il M5s!
È un bene che una forza del 30 per cento sia costituzionalizzata. La reciproca legittimazione è stata un elemento di tenuta del sistema nella Prima repubblica. Però...

Però?
Cosa propone il M5s? Il confronto con noi è stato persino violento sul piano verbale. Ci hanno dato dei "Collusi con la mafia".

Quindi si torna al voto?
Noi siamo una repubblica parlamentare. Si va nel Parlamento e si misurano le proposte. Serve una soluzione.

Ha una ipotesi?
Un governo di scopo che modifichi la legge elettorale. Si deve sapere chi vince.

E sul programma?
Io quando ero ragazzo parlavo di reddito minimo garantito. Ho letto il saggio molto interessate di un belga, Van Parijs ,che immagina un modello interessante.

Quale?
Non reddito di cittadinanza. Ma di base.

Che differenza c'è?
Quello di cittadinanza è universalistico. Lo hanno fatto solo in Alaska e in un Paese dei petrodollari. Da noi è irrealizzabile. Io penso invece a un sostegno per chi è in cerca di lavoro.

E poi?
È giusta una riforma previdenziale. Un piedistallo contributivo garantito a tutti.

Altro?
Cambia il mondo, il modo di conoscere, possedere. Il profitto divorzia dalla proprietà, pensi a Uber, Alibaba, Airbnb. O cambiamo anche noi o non ne usciamo.

Pensa a un governo Cuperlo?
All'Italia manca solo quello... 

(Articolo pubblicato sul n° 12 di Panorama in edicola dall'8 marzo 2018 con il titolo "Pd: 'Un fantasma si aggira per l'europa: è il nostro partito'")


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