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(Ansa)
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Politica

La frana di Ischia e gli errori di Conte, De Luca e di decenni di omissioni locali

13 mila richieste di case totalmente abusive, 600 con ordinanza di abbattimento mai eseguite, un ex premier che nega l'innegabile ed un Governatore che alza i toni, ma dovrebbe spiegare alcune cose

Mentre ad Ischia si scava ancora nel fango alla ricerca dei dispersi ci sono cose che legano la politica a quanto avvenuto. Tutti, da ieri, parlano di Giuseppe Conte e del famoso articolo 25 del decreto Genova approvato nel 2018 dal suo esecutivo.

Il leader del Movimento 5 Stelle ha spiegato ieri in tv che «non era un condono», aggrappandosi all’interpretabilità del decreto ed al linguaggio burocratico legale del testo dove alla fine ognuno può dire quello che vuole. È difficile però cercare di «fregare» gli italiani, dicendo loro che non era un condono quando nel titolo dell’articolo e nei due comma seguenti compare proprio la parola CONDONO. Va da sé…

A volte la verità è talmente evidente e lampante che cercare di nasconderla fa sorridere più che arrabbiare.

Ma fermarsi all’ex premier e additarlo come il responsabile (unico) della strage di sabato non sarebbe corretto. Perché se ad Ischia ci sono (secondo Legambiente) 600 case abusive con decreto di abbattimento e se su 60 mila abitazioni c’erano richieste in comune 28mila richieste di condono per irregolarità edilizie di vario tipo e di queste ben 13mila per abusivismo totale, c’era un male ben più radicato e strutturato che andava avanti da tempo.

Quando si parla di abuso edilizio non si parla di una cosa da nulla. Provate ad esempio ad allargare casa vostra, a chiudere un balcone; se decideste di non passare dalle strade legali (con pratiche da perdere la testa) rischiereste di trovarvi la Polizia Locale a casa con ordinanza di abbattimento e ripristino della situazione precedente. Con il rischio di arrivare al penale.

Se quasi uno stabile su due ha qualcosa di illegale per cui presentare richiesta di condono significa che per anni chi ha guidato il comune diciamo ha lasciato fare in maniera un po’ troppo libera. Soprattutto in un posto come Ischia, un isola dove, generalmente, tutti sanno e tutti vedono. Va poi ricordato che dopo la tragedia del 2017 arrivarono in Comune 9 mln di euro spesi in maniera misteriosa: soldi elargiti pare senza gare pubbliche, automezzi acquistati che però nessuno ad Ischia ha mai visto (ne parlò la stampa locale), soldi finiti in consulenze, ma nemmeno un euro venne utilizzato per la realizzazione di opere contro nuove frane.

C’è poi chi, da nemmeno troppo lontano, di sicuro non ha fatto tutto quanto fosse nelle sue possibilità. Stiamo parlando del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca che dovrebbe spiegare come mai nell’insieme di progetti presentati dalla regione legati alla concessione di Fondi Europei per milioni e milioni di euro non fosse presente alcun lavoro da effettuare ad Ischia.

«Bisogna avere il coraggio di parlare chiaro ai cittadini, capisco che per gli amministratori non sia facile ma dobbiamo deciderci. In alcune aree, per ragioni idrogeologiche, non si può abitare» ha detto, giustamente, ieri il buon De Luca. Peccato che tutto questo si sapeva non da ieri, ma da anni. Anni in cui è stato governatore, anni in cui ha usato il suo proverbiale «bazooka» per attaccare questo e quello, non però per spendere soldi che c’erano per abbattere case abusive o costruire ripari contro le frane.

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