(Ansa, Alessandro Di Marco)
Politica

Il caos della "Fase 2" italiana e le Fasi 2 degli altri

Il presidente Conte ha annunciato: entro domenica le regole per la ripresa. Nel frattempo, però, nessuno sa come organizzarsi. E gli altri Paesi europei si preparano meglio

L'Italia, con oltre 25mila morti da Covid-19, è stato il primo Stato in Europa ad adottare il lockdown. Lo ha fatto per gradi: il 22 febbraio un decreto-legge ha chiuso alcuni Comuni del Lodigiano e in Veneto. Il 4 marzo sono state sospese le lezioni in tutte le scuole e nelle università. Nella notte tra il 7 e l'8 marzo il governo ha decretato il blocco degli spostamenti in Lombardia e 14 province in Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Il governo Conte infine ha decretato il lockdown nazionale dall'11 marzo, per poi integrarlo e rafforzarlo con successivi decreti del presidente del Consiglio.

Oggi, mentre manca poco più di una settimana alla data ipotizzata dal governo per la Fase 2, e cioè lunedì 4 maggio, ancora non esiste alcuna certezza su come si svolgerà. Si discute ancora se il ritorno alla libertà di movimento dei cittadini (escludendo gli ultra-settantenni, pare, che dovranno ancora restare a casa) sarà deciso a livello centrale, o se sarà differenziata per regioni o "macro-aree". Nel frattempo, tutti i quotidiani continuano a proporre scenari diversi, le cronache fanno solo ipotesi e usano il condizionale, e il caos nell'opinione pubblica è totale.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il 21 aprile ha dichiarato al Corriere della Sera che si starebbe lavorando "a un programma serio, scientifico" e ha specificato che "ci saranno differenze territoriali", un particolare che però ha poi in parte smentito nel suo discorso al Senato: "Non ci saranno divisioni tra Nord, Centro, Sud e Isole". Sempre in Senato Conte ha aggiunto alcuni particolari: le mascherine per esempio restano "obbligatorie fino a che non si troverà una cura o il vaccino", quindi potenzialmente anche per sempre. Infine, su Facebook, il 22 aprile Conte ha promesso che "entro domenica ci sarà un piano dettagliato".

Speriamo sia davvero così, perché altrimenti, aspettando-aspettando, arriveremo al 4 maggio senza sapere che diavolo fare. Tutto è oscuro soprattutto sulla delicatissima ripresa delle attività economiche. Le imprese, gli studi, i negozi chiedono urgentemente di sapere come devono prepararsi, ma nessuna risposta chiara finora è arrivata da Palazzo Chigi. Girano voci incontrollate. Il Corriere, per esempio, ha scritto che il 4 maggio dovrebbero riaprire soltanto alcuni settori: moda, mobilifici, automotive, cantieri edili. È vero? Chissà. Dovrebbero riaprire, con limiti da chiarire, anche bar, ristoranti e parchi, ma non cinema, teatri, parchi e musei. Nulla si sa degli alberghi. Non ha certo mitigato la confusione la task force presieduta da Vittorio Colao, che il 22 aprile ha diffuso le sue proposte, che s'immagina siano ancora valutare da parte del governo: Colao ipotizza un rientro al lavoro "graduato in base all'indice di rischio più basso nelle tabelle Inail", partendo quindi da cantieri edili e siti turistici.

C'è confusione - e apprensione per la privacy - anche sulla app "Immuni" che dovrebbe geo-localizzare i cittadini, tracciarne i contatti personali a rischio e forse identificarne anche lo stato individuale di salute (come accade in Cina): non si capisce però se il suo impiego sarà libero, se sarà incentivato da vantaggi per chi l'adotta, o se non addirittura obbligatorio. In Senato, il 21 aprile, Conte ha detto che «sarà facoltativa», ma ha usato una formula ambigua: «Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla sul cellulare non subirà limitazioni o pregiudizi».

Le scuole alla fine pare riapriranno in settembre, ma si svolgeranno gli esami e la maturità.

Intanto i Paesi dell'Unione europea avanzano in ordine sparso, perché la Commissione Ue non ha voce in capitolo, e così ogni Paese decide il da farsi per conto suo, ma almeno sembrano utilizzare quella logica che in Italia manca.

La Germania (quasi 5mila morti) ha deciso il lockdown il 16 marzo, ma ha lasciato libertà di scelta alle aziende e non ha mai chiuso alcune produzioni strategiche, come l'acciaio e il farmaceutico, e nell'auto lo ha fatto per due sole settimane dal 17 marzo. Berlino però ha già avviato la Fase 2: lunedì 20 aprile ha riaperto i negozi sotto gli 800 metri quadri e, a prescindere dalla dimensione, anche certi esercizi come concessionari d'auto e librerie, mentre per ora lascia chiusi ristoranti, bar, alberghi. Le scuole riapriranno il 3 maggio, ma per gli studenti delle medie inferiori e superiori che dovranno sostenere esami ci sarà un anticipo al 27 aprile.

La Francia (quasi 21mila morti) è in confinement dal 17 marzo e lunedì 11 maggio riaprirà aziende, fabbriche, industrie e per gradi anche le scuole, partendo dagli asili, ma non le università. Il governo si orienta a liberare la popolazione per fasce d'età: gli ultrasettantenni, a rischio, all'inizio staranno a casa, mentre gli altri avranno graduali riprese della libertà di movimento. Il presdente Emmanuel Macron ha detto che "restano comunque chiusi fino a metà luglio" ristoranti, bar, hotel, musei, cinema e teatri.

La Spagna (oltre 21mila morti) è in confinamiento dal 14 marzo e ha riaperto fabbriche e cantieri lunedì 13 aprile. La maggior parte della popolazione resta però bloccata in casa, mentre un'app che controlla gli spostamenti e vuole evitare contatti a rischio è in via di sperimentazione su 500 persone. Negozi, bar, ristoranti e hotel rimarranno chiusi almeno fino a domenica 26. Il premier Pedro Sanchez ha detto che "non è ancora la Fase 2, il confinamento continua", anche per placare le regioni autonome che lo accusano di aver deciso troppo presto la riapertura.

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