demetrio Martino
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demetrio Martino
Politica

Cingolani vuole confermare il commissario che ha fermato le bonifiche a Taranto

Storia, strana, del prefetto Demetrio Martino e dei suoi No

Il Prefetto di Taranto, nominato due anni fa Commissario straordinario per le bonifiche di Taranto dal governo Conte, blocca i progetti di bonifica. Il suo mandato è scaduto, ma il Mite vuole riconfermarlo.

E’ stato lui stesso ad annunciarlo giovedì 21 aprile in audizione alla Camera dei Deputati.

Mentre a Taranto veniva inaugurato alla presenza dei Ministri Di Maio, Giovannini e Giorgetti il primo parco eolico near shore (e non off shore: è a 100 metri dalla spiaggia) con un costo per i cittadini italiani di 200 euro a kw/h, a Roma veniva audito dalla commissione Ciclo dei Rifiuti della Camera dei deputati il Prefetto di Taranto Demetrio Martino commissario pro tempore alle bonifiche. Oggetto della convocazione l’annullamento, deciso dal prefetto, del Piano di Monitoraggio ambientale per l’area di crisi ambientale di Taranto.

Il suo mandato è ormai scaduto, dopo l’ennesima proroga avvenuta addirittura in forza dello stato di emergenza covid, eppure come da lui stesso annunciato durante l’audizione il Mite gli ha chiesto la disponibilità per i prossimi tre anni. Da quando ha preso l’incarico il prefetto ha bloccato tutti gli interventi più importanti programmati, messi in cantiere, e in parte già a bando se non già assegnati dal suo predecessore.

Era stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco, ora vice di Conte, a decidere due anni fa durante il suo mandato la sostituzione di Vera Corbelli, una geologa commissario straordinario dal 2014, spesso accusata di non far toccare palla al territorio sugli appalti delle bonifiche, e sostituirla con il prefetto. Scelto, si legge nel decreto di nomina, in virtù “del curriculum vitae del dott. Demetrio Martino, ritenuto, che è in possesso di capacità adeguate alle funzioni da svolgere, avuto riguardo ai titoli professionali ed alle esperienze maturate”. Curriculum certamente degno di un Prefetto, ma privo di una sola voce che richiami il campo ambientale o quello delle bonifiche.

E infatti i compiti del commissario con la sua nomina hanno preso tutt’altra direzione rispetto al lavoro tecnico, di alto e indiscusso valore scientifico, condotti dalla dottoressa Corbelli. Che all’albo dei suoi anni di commissariamento può citare anche una pubblicazione sulla rivista Nature proprio sull’intervento di sistema finalizzato alla riqualificazione e risanamento del mar Piccolo di Taranto, frutto di tre anni di indagini, analisi e studi da lei coordinata con la collaborazione di Cnr, Università di Bari, Politecnico di Bari, Guardia di Finanza, NOE e Capitaneria di Porto.

E’ stato proprio il viceConte Mario Turco la scorsa settimana a rilanciare l’allarme sull’interruzione delle bonifiche citando le parole dell’arcivescovo di Taranto durante il precetto pasquale in Ilva in cui aveva parlato di “pantomima delle bonifiche”. Quello che non ha detto Turco è che a interromperle è stato proprio il commissario da lui nominato. Come da lui stesso ammesso d’avanti al Parlamento.

Come dicevamo la scorsa settimana il prefetto Martino, nonostante il mandato scaduto, è stato audito alla Camera in merito al Piano di Monitoraggio che ha deciso di sospendere.

Tra i parlamentari presenti a interrogarlo solo il tarantino Giovanni Vianello, ex 5 stelle passato al gruppo Alternativa c’è, il vicepresidente Ferrazzi e il presidente Vignaroli. Tutti gli altri assenti, compresi quelli che poi si stracciaiole vesti sullo “scippo delle bonifiche di Taranto, sicuramente con valide giustifiche.

Il Piano di Monitoraggio ambientale integrato è un progetto da 17 milioni di euro in collaborazione con Carabinieri, Cnr, Ispra e Istituto Superiore di Sanità, che copre diversi comuni dell’area Vasta tarantina.

Il Piano è stato presentato il 2 luglio 2020 dal Commissario Corbelli presso la sede del comando Nas dei Carabinieri a Roma, con il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Brusaferro, il Generale del Comando carabinieri per la Tutela della salute e quello del Noe e Nas, il sottosegretario alle bonifiche Morassut, Gianni Letta, Ispra e Cnr coinvolti nel programma. “Un modello per tutta l’Italia e un progetto di alto valore tecnico e scientifico”. Attraverso l’istallazione di 600 stazioni raccolte da un “mega cervellone informatico” che ne riceve li dati ambientali e li incrocia e rielabora fornendo informazioni sulla qualità delle acque e dei suoli.

L’obiettivo è compiere un’analisi estensiva di tutti i fattori che concorrono allo sviluppo di un’alterazione ambientale negativa capace di generare un danno per l’ambiente e per la salute dell’uomo.

Il prefetto in audizione ha detto che è un progetto da abolire perché non necessario, citando una relazione di Arpa.

Abbiamo avuto modo di visionarla. Nel documento Arpa loda “la copiosa documentazione corredata alla relazione tecnico illustrativa e il quadro degli interventi di bonifica fin qui realizzati, quelli in corso e le ulteriori azioni messe in campo per interventi sui detrattori ambientali e ridurre la pressione e gli impatti agenti sul territorio”.

Secondo Arpa, a differenza di quanto sostenuto dal prefetto in audizione, “la rete di monitoraggio nasce con lo scopo di realizzare una rete organica di misurazione dei parametri fisico ambientali e degli livelli di inquinamento periodica e continua che non si contrappone ne sostituisce alle reti di monitoraggio operative sul territorio ma le integra sia in termini di punti di campionamento sia in termini di parametri da analizzare”. “Rispetto all’approccio di intervento sito specifico che non fornisce una visione d’insieme sullo stato di inquinamento della complessa area tarantina e per il quale i dati sono localizzati e riferiti alle singole aziende, codesto commissario (Corbelli, ndr) propone un nuovo modello di gestione del rischio ambientale sanitario: il modello proposto si sviluppa a partire da uno screening a scala di area vasta con l’intento di individuare le zone nelle quali è prioritariamente necessario mettere in atto idonee strategie di intervento, valutare l’efficacia delle differenti azioni posti in essere e rivedere, se necessario, alcune misure programmate”.

Infine “questa agenzia considera l’attività di raccolta e sistematizzazione dei dati effettuata dal commissario e riportata nella documentazione di utile bagaglio e di conoscenze per orientare la scelta degli interventi prioritari da eseguire. Gli studi e i risultati dei modelli utilizzati rappresentano una fonte di elevato valore scientifico e piano di montaggio integrato si configura come un progetto ambizioso di ampio respiro che va ben aldilà dei vincoli normativi e non può che migliorare le conoscenze sullo stato delle matrici ambientali per il suo carattere sistemico e puntuale”.

Quali diverse valutazioni scientifiche rispetto a quelle dell’Agenzia regionale l’Ambiente abbiamo portato invece il prefetto a sospendere il Piano non è dato sapere.

E se è vero che Arpa dice che la priorità deve essere rivolta alle misure di bonifica, sottolinea pure come ogni eventuale studio deve essere finalizzato ad orientare tali interventi e ad effettuare indagini per l’individuazione dei responsabili della contaminazione.

Cosa che appunto il Piano di monitoraggio con Carabinieri e Ispra si pone l’obiettivo di fare.

Del resto è sempre stata una priorità della dottoressa Corbelli: individuare e chiudere prima i rubinetti inquinanti, e poi applicare la misura migliore per la rimozione. Ne sono un esempio gli oltre 150 scarichi censiti lungo le sponde del Mar Piccolo e oggetto di chiusura.

Proprio per questa è stata ostracizzata da alcune istituzioni, e persino lobby locali, come una volta il commissario Corbelli raccontò in un’audizione, due massoni proprio mentre portava via i 16.500 fusti radioattivi (di cui parte proveniente da Cernobyl e custoditi illegalmente nel capannone Cemerad nel tarantino), l’avevano personalmente avvicinata minacciandola di avere in tasca la sua sostituzione, Che poi è arrivata con il sottosegretario Mario Turco.

Il commissario Corbelli infatti non ha mai avuto paura di cercare e di dire pubblicamente quali fossero, emissione per emissione, le vere cause dell’inquinamento a Taranto. Mentre altri si limitano ancora oggi ad attribuire tutta la colpa a Ilva.

Lo ha fatto anche il prefetto nell’audizione del 21 aprile: ha detto che la zona più inquinante è si quella prospiciente la Marina Militare, ma, a suo dire, “è risalente ad anni in cui le leggi ambientali non esistevano, e oggi è parecchio diminuito”. Da dove ricava queste informazioni?

Sempre nella stessa audizione il prefetto ha annunciato di aver sospeso un altro appalto, già aggiudicato, per la bonifica del cimitero. Un bando da 13 milioni pubblicato dal commissario Corbelli, su cui successivamente il prefetto ha rilevato delle incongruenze.

E così anche la bonifica del cimitero, che era gia iniziata, è stata sospesa e si attende la pubblicazione di un nuovo bando e del relativo iter. Casartigiani ha lanciato l’allarme: «Senza bonifica non c’è più spazio per accogliere nuove sepolture nel cimitero San Brunone. Le ultime notizie che abbiamo risalgono a giugno 2021 quando il prefetto Martino firmò un provvedimento con il quale annullava in autotutela il progetto esecutivo, vorremmo conoscere i tempi di attuazione delle bonifiche, vorremmo dare risposte ai nostri imprenditori perchè possano svolgere con dignità e rispetto nei confronti dei familiari dei defunti, le loro consuete attività».

Mentre ha affidato al Comune la rimozione per 4 milioni di euro dei Marine Litter, cosa che il precedente commissario Corbelli aveva fatto direttamente recuperando: 500 tonnellate di rifiuti comprensivi di ottantasei tonnellate tra autoveicoli, motocicli e componenti di vetture, cinque tonnellate di pneumatici, duecento di attrezzature di pesca, cosi come 156 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Tutto nel rispetto dell’ecosistema per oltre 1,1 milioni di euro, comprensivi degli oneri della sicurezza. Come pure è stata rimossa

una bombarda rinvenuta a 12 metri di profondità ed a 50 metri, ed è distrutta dai Palombari attraverso le consolidate tecniche tese a preservare l’ecosistema marino. L’ordigno conteneva un quantitativo di esplosivo di circa 16 Kg di tritolo, era ancora attivo e pericoloso.

Ma che ora il prefetto ha invece deciso di affidare il Marine Litter con 4 milioni di euro al Comune sono tutti più contenti.

Mentre proprio il Comune insieme alla Regione a un certo punto affidò al commissario Corbelli persino i 147 ex dipendenti della provincia che ha dovuto spendere oltre due milioni di euro dal bilancio per le bonifiche per non mandarli a casa.

Come pure a suo carico sono stati messi gli oltre tre milioni di euro per il sistema di aerazione per le scuole dei tamburi che avrebbe permesso di superare l’ordinanza dei Wind Days. Soldi spesi, opera realizzata e collaudata, ma a detto della dirigente scolastica ancora non messa in funzione tant’è che l’ordinanza non risulta ancora modificata.

Oltre questi due bandi sospesi “altri non ce ne sono” ha detto il prefetto in audizione.

Invece proprio nella sua precedente audizione alla Camera, il 15 novembre in commissione bilancio, il prefetto aveva annunciato di aver sospeso, anche lì non si è capito perché, il progetto di risanamento del Mar piccolo.

Un progetto già completato, con gara effettuata, da 35 milioni di euro. Secondo il prefetto soldi inutili per le bonifiche effettive.

Eppure anche quello di alto e indiscusso valore scientifico secondo i tecnici. Anche quello mandato all’aria con l’arrivo del commissario prefetto. E da allora nessun passo avanti, né uno straccio di idea su come andare avanti. Bonifiche del mar piccolo ferme da due anni.

La procedura internazionale fu avviata nel giugno del 2018. L’importo complessivo dell’appalto era di oltre 32 milioni di euro, e parteciparono 7 ati come raggruppamenti dei migliori studi di ingegneria ambientale d’Italia e delle imprese maggiormente accreditare del settore.

Parliamo di un’area molto importante per Taranto perché è quella dove vengono allevate le famose cozze. E la difficolta più importante riguardo alle bonifiche da effettuare è propio conservare l’ecosistema che non solo rende questi mitili unici al mondo, ma che per esempio vede proprio in questo specchio d’acqua la presenza di una delle rare colonie del mediterraneo di cavallucci marini.

Un semplice dragaggio metterebbe a rischio tutto l’ecosistema.

I lavori multidisciplinari del commissario Corbelli avevano invece tutelato tutto l’ambiente ad esempio anche andando ad applicare dei collarini per il monitoraggio dei cavallucci durante le attività.

La scelta del “partenariato per l’innovazione” per l’affidamento degli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei sedimenti del Mar Piccolo invece scaturisce da una approfondita analisi dei possibili percorsi tecnico-amministrativi adottabili per la realizzazione degli interventi previsti (asportazione selettiva, capping e bioremediation). I vincoli che hanno limitato, ed in molti casi escluso, la possibilità di adottare procedure “standard” di affidamento dei lavori possono essere raggruppati in quattro grandi aree: la complessità del sistema fisico del Mar Piccolo con caratteri geologici, geomeccanici, idrogeologici e livelli di contaminazione non omogenei, l’inesistenza di esperienze pregresse di interventi ambientali sui sedimenti marini in sistemi complessi; la sensibilità dell’eco-sistema sul quale si deve operare; la presenza di attività produttive della filiera ittico-alimentare con la diffusa presenza di impianti di mitilicoltura. Le tecnologie oggi disponibili per intervenite su sedimenti marini sono quasi tutte sviluppate nell’ambito delle attività di dragaggio portuale, il cui scopo principale è l’innalzamento del battente d’acqua per la navigazione. Queste tecnologie poco si adattano ad un intervento ti tipo ambientale su ecosistemi sensibili e con in più la presenza di intere aree dedicate alla coltivazione di mitili. In condizioni così complesse anche l’attuale assetto normativo, rappresentato dalle Direttive Europee, ma anche dal Codice dell’Ambiente, privilegia soluzioni volte a assicurare le migliori tecnologie disponibili

Secondo il programma dell’ex commissario Corbelli questi progetti, compresa la dimostrazione tecnologica in campo dell’intervento di risanamento e messa in sicurezza dei sedimenti, dovevano essere completati entro la fine del 2021; i lavori di asportazione selettiva ed il capping nel terzo trimestre del 2022, mentre la bioremedation nel secondo trimestre del 2023.

Invece Conclusa la Fase 1 della procedura di gara e completata la valutazione delle offerte tecniche-organizzative ed economiche per l’ammissione alla fase di negoziazione, era in corso la procedura di negoziazione con i Concorrenti selezionati. Tutto però è stato sospeso ad agosto 2020 con la scadenza del mandato del Commissario Straordinario Vera Corbelli. E da allora non è stato fatto più niente (solo la rimozione del mercato ittico gallegiante, già progettato e appaltato dal precedente commissario).

Il punto è che la rimozione delle fonti di contaminazione senza la messa a punto di una contemporanea azione di risanamento dell’intero sistema fisico-ambientale avrebbe costituto una attività tecnicamente, economicamente, socialmente ed eticamente inaccettabile.

Non a caso l’ex commissario Corbelli ha sempre detto che era inutile fare le bonifiche finche dal mar piccolo continuavano a passarci, come ancora ci passano e ci stazionano, le grandi navi militari. Perché non fanno altro che far fluttuare i sedimenti, quelli stessi che poi le cozze filtrano diventato velenose.

Addirittura non solo viene ampliata la base navale in Mar Grande, che già ha a Taranto la più grande base e il più grande arsenale della Marina Militare in italia, ma proprio due anni fa sempre il governo Conte due, con il sottosegretario Turco e il ministro Guerini, ha previsto che una delle stazioni del mar piccolo, la banchina Torpediniere, divenisse porticciolo per la nautica da di porto. Si sono chiesti come possono coesistere gli allevamenti di cozze con un porticciolo e barche in continuo movimento a spostare sedimenti di acque fortemente inquinate? Turco che chiede la Vias a Ilva, l’ha chiesta al porticciolo o alla Marina?


Grazie agli studi del commissario Corbelli sappiamo che in corrispondenza dell’Area 170 ettari della Marina Militare sono stati censiti 67 versamenti, di cui 31 canali artificiali e 36 condotte che di fatto, inficiano negativamente la qualità dell’ecosistema.

Anche la ricerca Arpa del 2015 aveva già messo in evidenza che la zona più contaminata del sistema è proprio “questa Area 170 ettari che si estende di fronte la Marina Militare sino a ridosso del canale navigabile e della costa meridionale dell’isola sede della città vecchia”. In tale area prospiciente la Marina Militare”- si legge nella relazione Arpa "non si hanno elementi in base ai quali affermare una avvenuta attenuazione della contaminazione nel tempo”. Quali nuove relazioni ha consultato il prefetto per dire che invece è diminuita? Perché non pubblica questi dati, come la Corbelli ha pubblicato i suoi su Nature?

Nello stesso documento Arpa si legge: la zona difronte Ilva risulta essere quella a più bassa contaminazione, con attendibili indicatori di una apprezzabile attuazione della contaminazione rispetto al 2010”.



La relazione ARPA, anche sulla base di quanto indicato da ISPRA, è stata strutturata in modo da mettere in evidenza le fonti primarie di contaminazione (sorgenti attive che incrementano il flusso massico di PCB nel Mar Piccolo) e le fonti secondarie (sedimenti inquinati che generano la propagazione della contaminazione anche attraverso la risospensione naturale o indotta antropicamente).

Leggiamo: "Fonte primaria: Aree a terra gestite dalla Marina Militare (Arsenale), in cui la presenza di PCB è stata accertata nei terreni e nella falda superficiale; la contaminazione è veicolata dalla falda superficiale, che in quei luoghi ha come recapito le sponde del Mar Piccolo a nord di via del Pizzone”.

Eppure in tanti anni, e nonostante le migliaia di morti accertate e risarcite con nesso di causalità tra lavoro presso la Marina Militare di Taranto e mesotelioma, nè la magistratura nè l’opinione pubblica ha condotto contro la Marina una campagna denigratoria come contro Ilva. Come pure solo Andrea Moizo sul Domani ha raccontato dei problemi della cassa di colmata realizzata al Porto per evitare il riversamento in mare dei materiali tossici.

Anzi per assurdo nel processo Ilva è stata accusato il siderurgico anche per l’avvelenamento delle cozze del mar piccolo. Nonostante le varie ricerche condotte da almeno 20 anni da arpa, ispra, cnr e commissario straordinario dimostrano altro.

Nel frattempo nonostante sia vietato allevare le cozze oltre un determinato periodo, molti mitilicoltori continuano a tenerle lì abusivamente e poi a immetterle illegalmente nel mercato. Tant’è che ogni settimana a Taranto la Guardia Costiera ne sequestra tonnellate. Ma quelle che riescono a sfuggire i controlli finiscono nelle nostre tavole contribuendo ad aumentare le malattie. E poi ovviamente anche queste finiscono nel conto delle morti Ilva, anche se non c’entra niente.

Non è un caso allora forse che si vogliono interrompere ulteriori ricerche e individuare i responsabili dell’inquinamento.

Nel frattempo il decreto Recovery del ministro Carfagna ha prorogato a tre anni la nomina dei commissari straordinari delle bonifiche di Bagnoli e Taranto, dotandoli anche di uno staff. Ma mentre per Napoli è stato scelto il Sindaco, a Taranto che un sindaco non c’è (l’ultimo pd è stato fatto cadere dalla sua maggioranza) la politica si scontra per mettere la sua pedina. Ma essendo in campagna elettorale e al centro grossi appetiti sugli appalti delle bonifiche vera gallina dalle uova d’oro, non riescono a mettersi d’accordo. A questo punto il Mite si sente più garantito dal Prefetto, in teoria super partes. Ma se pure con una garanzia di profilo istituzionale indiscussa, non brilla di competenza scientifica.

Eppure, sempre a Taranto, quando a scegliere è stata la politica nazionale libera dai lacci dei partiti sul territorio, si sono scelte nomine esemplari: è il caso del Direttore del Museo Eva Degli Innocenti scelta da Renzi, o della Soprintendente Nazionale del patrimonio subacqueo Barbara Davidde scelta da Franceschini.

E invece Martino, nonostante in scadenza, appena ha potuto ha anche pubblicato il bando per la selezione dello staff, aprendolo a 6 profili contabili, e nessun esperto ambientale neppure per colmare la sua lacuna.

Di tutto questo l’unico a occuparsene è l’onorevole Giovanni Vianello, che ha anche presentato una interrogazione: “… gli interessi della Regione Puglia e del Comune di Taranto sulle bonifiche in capo alla Corbelli hanno creato i presupposti per un suo allontanamento, cosa poi avvenuta realmente nel Governo Conte II con la nomina a Ministro di Francesco Boccia (dello stesso partito degli amministratori della Regione e del Comune di Taranto) e soprattutto con la nomina a sottosegretario pro tempore con delega al CIS di Mario Turco, definito; nel corso del periodo successivo alla nomina del dottor Demetrio Martino, l'attività di bonifica della «area di crisi ambientale» ha subito un sostanziale arresto. La scelta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (adottata con il contributo dell'ex Sottosegretario Mario Turco) di sostituire la dottoressa Vera Corbelli (geologa esperta e competente come facilmente apprezzabile dal suo curriculum vitae e dalle reiterate conferme nella citata posizione funzionale dal 2014 al 2019), designando al suo posto il dottor Demetrio Martino che presenta un notevole curriculum vitae da cui (però) emerge una formazione giuridico-amministrativa; appare chiaro che, per quanto apprezzabile e di sicuro spessore tecnico e professionale, il dottor Demetrio Martino non possa essere considerato un esperto di bonifiche così complesse come quelle previste per le zone sopra menzionate; inoltre, non si deve sottovalutare la difficoltà di conciliare l'incarico in menzione con l'ufficio prefettizio svolto in una realtà articolata come quella tarantina che ha già numerose vertenze di competenza statale da affrontare; sfortunatamente, la situazione non è migliorata con l'avvento del Presidente del Consiglio Mario Draghi e del Ministro Roberto Cingolani che, nella vicenda in esame, si sono distinti per quella che l'interrogante giudica la loro colposa inerzia (non avendo provveduto dal 2 ottobre 2021 alla nomina di un nuovo commissario straordinario); in conclusione, si deve urgentemente provvedere alla copertura del ruolo commissariale oggi vacante, con la designazione di un tecnico esperto in bonifiche e dell'assetto idrogeologico che conosca e possa valutare nel merito i numerosi studi della dottoressa Vera Corbelli (il cui lavoro ha portato alla luce molte caratteristiche territoriali e idrogeologiche sulle quali effettuare le bonifiche che impongono conoscenza, massima attenzione e competenza) considerando tra l'altro la destinazione, previa bonifica, del Mar Piccolo come Area marina protetta e l'importante presenza di numerose attività di mitilicoltura; quale sia lo stato di bonifica delle aree di cui in premessa e quando il Governo intenda provvedere alla nomina di un nuovo commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, di ambientalizzazione e di riqualificazione dell'area di Taranto, considerate l'estrema urgenza dell'incombenza in menzione e la necessità di scegliere una figura professionale tecnicamente adeguata a ricoprire il conferendo incarico”.

Nel frattempo il viceConte Mario Turco, e qualche altro suo collega, come già aveva fatto nel milleproroghe, lanciando allarmi sullo “scippo alle bonifiche di Taranto”, presenta emendamenti al decreto Ucraina bis per togliere i fondi che Mario Draghi ha voluto destinare alla decarbonizzazione Ilva.

I soldi sono lì, è il Commissario che non c’è più.

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