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Il capo di gabinetto di Roma Capitale, Carla Raineri, e l'assessore al bilancio Marcello Minenna, hanno rassegnato ieri le proprie dimissioni, ribadite questa mattina come "irrevocabili".

La nomina di Ranieri da parte di Raggi era una di quelle che nelle scorse settimne avevano suscitato più polemiche, anche all'interno del Movimento 5 Stelle, in particolare per l'entità dei compensi stabiliti.

Sul capo di gabinetto, la sindaca Virginia Raggi ha peraltro spiegato su Facebook: "sulla base di due pareri contrastanti, ci siamo rivolti all'Anac che, esaminate le carte, ha dichiarato che la nomina della dottoressa Carla Romana Rainieri a Capo di Gabinetto va rivista in quanto 'la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l'articolo 90 TUEL' e 'l'applicazione, al caso di specie, dell'articolo 110 TUEL è da ritenersi impropria'. Ne prendiamo atto. Conseguentemente, sarà predisposta l'ordinanza di revoca".

Raggi ribadisce anche la sua fedeltà al principio di trasparenza, che l'ha spinta a chiedere il parere dell'Anac.

La questione del capo di gabinetto è stata problematica per la giunta Raggi, sin dai primi giorni dell'insediamento.

Il primo ad essere stato nominato alla guida dell'ufficio è stato Daniele Frongia, braccio destro della sindaca poi spostato nel ruolo di vicesindaco. Dopo di lui, si è ragionato a lungo su Daniela Morgante, magistrato della Corte dei Conti e già nella giunta di Ignazio Marino. Morgante ebbe anche un incontro con la stessa sindaca ma poi la sua nomina cadde nel vuoto, con polemiche.

Al suo posto si preferì Carla Romana Raineri, un altro magistrato che aveva già collaborato con il commissario Francesco Paolo Tronca e con l'ormai ex assessore al bilancio Marcello Minenna.

Con le dimissioni di mercoledì, quindi la poltrona dovrà essere nuovamente riassegnata.

Va sottolineato come per le nomine importanti per Raggi i ripensamenti non siano mai mancati. Per esempio per il ruolo del vicecapo di gabinetto vicario. In prima battuta questo incarico era stato assegnato a Raffaele Marra, dirigente pubblico che in passato aveva lavorato anche con Gianni Alemanno e Renata Polverini. La sua scelta non era andata giù al Movimento ed anche lui era stato revocato come vicario.

Pesantissime, forse ancora più di della rimozione (di fatto) di Ranieri, sono le dimissioni di Minenna. Considerato un  "uomo-Consob" e assessore chiave della giunta Raggi, aveva accorpato le deleghe al bilancio, alle partecipate e al patrimonio.

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