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(Ansa)
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Politica

Le misure emergenziali e gli strumenti per la ripresa

Cosa si potrebbe fare per agevolare chi, passata la pandemia, si troverà alla ricerca di un'occupazione nel mondo del lavoro profondamente mutato

La recente proroga del blocco dei licenziamenti al 31 gennaio 2021, introdotta con l'art. 12 D.L. 28 ottobre 2020, n. 137 e di cui si è preannunciato un ulteriore prolungamento, rappresenta una risposta al perdurare della situazione di emergenza del settore economico produttivo.

Tuttavia, non si tratta di semplice proroga, dal momento che il provvedimento presenta preclusioni più stringenti rispetto a quanto contemplato nel Decreto Agosto, trattasi di un divieto "secco" sino a tutto il gennaio prossimo. Peraltro, a fronte degli attuali provvedimenti di lockdown, si è già previsto nella manovra economica che il Governo vari una estensione del blocco sino a tutto il 31 marzo 2021. In ogni caso resterà precluso al datore di lavoro il ricorso al licenziamento collettivo ed individuale per giustificato motivo oggettivo, senza eccezioni o condizioni, salvi i soli casi della cessazione d'attività d'impresa e dell'accordo sindacale per l'incentivazione all'esodo.

Contestualmente, lo strumento degli sgravi e della cassa integrazione è stato prorogato, con il Decreto Ristori, per sei settimane introducendo talune eccezioni e contribuzione addizionale a seconda dei casi. Anche in questo caso, nella legge di Bilancio in elaborazione, è prevista la possibilità di presentare domanda di CIG ordinaria, in deroga, o assegno ordinario per un totale di ulteriori 12 settimane, collocate: (i) tra il 1° gennaio 2021 e il 31 marzo 2021 per la CIG ordinaria e (ii) tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021 per i trattamenti di assegno ordinario e di cassa integrazione in deroga; il tutto senza oneri.

Pur essendo evidente come tali provvedimenti, che combinano il divieto di recesso e politiche di integrazione salariale, siano efficaci nell'immediatezza di gravi shock dell'attività economica, occorre chiedersi se sia anche opportuno pensare ed attivare ulteriori strumenti per aiutare le imprese ed i lavoratori nella fase di ripresa post emergenziale e di interventi di turnaround di lungo termine. In altre parole, le aziende (ed i lavoratori stessi), nell'immediato futuro, avranno di fronte una realtà di mercato e professionale nuova o in fase di profonda mutazione; è quindi importante fornire le opportunità per consentire loro di attrezzarsi rapidamente.

Riferendoci al mondo del lavoro, ad esempio, si potrebbero utilizzare i periodi di sospensione dal lavoro per Cassa Integrazione al fine di attuare piani di aggiornamento e riqualificazione professionale, meglio se attraverso un piano nazionale ad hoc, concertato a realizzato anche con l'intervento delle Associazioni di categoria imprenditoriali, forse più in grado di intercettare rapidamente le necessità future delle imprese in materia di qualifiche e ruoli professionali di cui vi è necessità. In tal modo le risorse (ed il tempo) sarebbero meglio impiegati proprio in vista di un pieno, effettivo ed efficace reinserimento degli stessi lavoratori oggi sospesi. Si limiterebbe anche il rischio di futura espulsione per quelle aziende non in grado, allo stato, di rispondere alle nuove necessità dei settori in cui operano, anche attraverso la possibilità di avere a disposizione ed impiegare risorse qualificate. Sempre in tale ottica è da valutare positivamente l'attuale ripensamento sull'utilizzo dei contratti a termine. In altre parole, la possibilità - di cui si discute in sede di prossima manovra economica - di favorire il ricorso a detta forma contrattuale senza gli eccessivi limiti e condizioni ora presenti, può senz'altro agevolare una ripresa occupazionale, stimolando le aziende nella futura fase di ripresa produttiva a ricorrere a tale istituto, irragionevolmente penalizzato negli ultimi anni.

In conclusione, da questa pesante esperienza possiamo trarre talune indicazioni inerenti l'opportunità di sviluppare quegli strumenti - anche di disciplina contrattuale - che favoriscano maggiore flessibilità e libertà nell'esecuzione dell'attività (vedi smart working), nell'utilizzo regolamentato delle risorse umane (vedi contratti a termine), con una attenzione particolare a fornire in ogni occasione strumenti e possibilità di qualificazione e aggiornamento professionale, anche sfruttando momenti di forzata sospensione delle attività. In tal modo possono essere favorite le chances di entrambi i players dell'attività produttiva (aziende e lavoratori), accelerando l'auspicabile ripresa all'interno di una realtà economica che si caratterizza per flessibilità, capacità di rapida reazione ed aggiornamento.

Vittorio Provera

Trifirò e Partners Avvocati

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