Bossi: "Mi candiderò alla guida della Lega"

Il senatùr spiega cosa sta succedendo in quello che era il suo partito (e che ora rivuole)

Umberto Bossi alla Camera (Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Paola Sacchi

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Umberto Bossi all’inizio la prende alla larga. Scherza con la cronista di Panorama, che conosce da anni e alla quale ha concesso molte esclusive quando era ancora il potente «Capo» del Carroccio e ministro del governo di Pdl-Lega. «Guarda che quel tizio ti fa la corte…stai attenta», dice ridendo. È una sua vecchia gag che fa con chi scrive, indicando il primo, ignaro ovviamente, che gli capita  a tiro. Semplicemente per il gusto laico di scherzare e sempre in modo rispettoso. Ma divertente.

Bossi è  rimasto l’unico rappresentante politico di quell’Italia (lui direbbe Padania) della bonaria e giocosa ironia dei bar della provincia. L’Italia, meno intristita e politically correct di quella di ora, alla quale ha parlato il linguaggio dell’uomo comune, rivoluzionando la comunicazione politica. Cosa che ha fatto la sua grandezza di leader «popolano», come ha sempre amato definirsi, e in canottiera. Ma, attenzione, quella del muratore, seppur imitata poi da Dolce&Gabbana. Trovare la quadra, per
dire, è termine ormai che si usa a pieno titolo proprio per mitigare il politichese di oggi.

Bossi scherza, forse anche per rilassarsi, prendere tempo primo di entrare nel clou della questione: l’intervista-bomba rilasciata a Gad Lerner su «La Repubblica», in cui ha dato a Roberto Maroni del «traditore». Il colloquio è infomale e nato in modo casuale.

«Capo» (così ama essere chiamato il presidente-fondatore della Lega Nord), come sta?

«Insomma, così, così…».

È abbronzato però. È stato già un po’ in vacanza?

«Ma quale vacanza…Ho preso il sole in macchina, io sto sempre nel posto davanti, accanto all’autista, e il sole me lo prendo tutto. Ho la carnagione scura e ci metto un attimo a scurirmi. Quando ero giovane diventavo nero. Erano i tempi in cui se non mi presentavo a mangiare all’ora giusta i miei mi correvano dietro con il forcone».

A proposito, condoglianze  per sua madre Ida (è morta mesi fa ultranovantenne).

«Giorni fa sono andato a chiudere il suo libretto per la pensione…Ho fatto tutte le pratiche, non è vero che ci vuole così molto tempo. Per arrivare a quell’età bisogna essere in gamba e far funzionare il cervello».

A proposito, ha visto che il presidente Napolitano sembra essersi ulteriormente rinvigorito con quella strigliata che ha dato l’altro giorno ai partiti?

«Napolitano sta facendo bene, è uno bravo».

Domenica ci sono i ballottaggi… (Bossi fa capire che non ama parlare di quelli del Nord ndr). Ma a Roma come finirà?

«Alemanno è uno che ha fatto riparare le buche solo all’ultimo momento…(il Senatùr allarga le braccia ndr)».

Beppe Grillo sembra che la voglia imitare…

«Io sono inimitabile (e ride di gusto ndr)».

Ma lei con Grillo ha mai parlato? Insomma, lo ha conosciuto?

«No, mi ricordo che anni fa disse di me che stavo al bar e prendevo i soldi da Berlusconi…Io ho messo i soldi di tasca mia per fare la Lega, mi ci sono indebitato. Ma Grillo che ne sa…».

Perché ha dato l’intervista a Lerner?

«Io e Lerner avevamo un amico in comune: Guido Passalacqua, lui era il decano dei cronisti che seguono la Lega (Guido è morto pochi anni fa ucciso da un tumore, era un grande giornalista obiettivo e gentile. Anche lui di «Repubblica» Come Gad.  Aiutava  i colleghi, e di tutte le testate di qualsiasi colore politico, a decodificare il Bossi pensiero, in anni in cui la Lega era ancora un oscuro oggetto del desiderio mediatico ndr). Racconta il Senatùr: «Mi ricordo ancora il suo funerale. Ero a Mantova
quel giorno, dovevo prendere la motonave per la discesa sul Po verso la festa dei Popoli Padani a Venezia (cerimonia dell’ampolla ndr). Cambiai tragitto (tragitto «sacro» per Bossi) per andare a dare l’ultimo saluto a Guido. Lui era stato già gambizzato dalle Br, gli andò bene. La pallottola lo avrebbe potuto uccidere prima del tumore».

 Lei ora si ricandiderà alla guida della Lega?

«Sì, penso di sì…».

E se il congresso dovesse essere dopo il 2014?

«Aspetterò, in politica ci vuole pazienza, bisogna saper attendere. E io so aspettare».

Maroni e il gruppo dirigente hanno detto che la sua intervista fa male alla Lega?

«Ognuno risponde di quello che dice …».

Questo giornale dal quale lei intende ripartire «la Lingua padana», sarà un settimalnale, un mensile? Chi lo dirigerà? E soprattutto lei si fermerà lì?

«Sarà un mensile, diretto da Giuseppe Reguzzoni (il professore universitario e non Marco, l’ex capogruppo leghista. Quanto al futuro e cioè se fonderà un suo movimento Bossi non risponde, si limita ad allargare le braccia ndr)». A questo proposito riceviamo e pubblichiamo la seguente comunicazione inviataci da Giuseppe Reguzzoni:

Spettabile direttore,
in merito alle notizie di stampa da voi pubblicate riportanti il mio nome circa la direzione di un periodico, "La lingua padana", il sottoscritto con la Presente smentisce di diventarne il direttore o di essere interessato al progetto. La mia attività pubblicistica come opinionista ed editorialista continua comunque ad esplicarsi attraverso altre testate.
Vi prego la pubblicazione della presente ai sensi di legge.
Cordiali saluti
prof. Giuseppe Reguzzoni

La direttrice del quotidiano «la Padania» Aurora Lussana confessa a «La Repubblica» il sospetto che il giornale possa essere finanziato dai soldi di Silvio Berlusconi. È così?

«Berlusconi i soldi se li tiene per sé e quand’anche ci fossero, io non li vorrei. Mi sa che la Lussana io la denuncio. Ciao giornalista, e stai attenta a quello che ti fa la corte…».

A 72 anni, scampato da una malattia importante, che ha lasciato i suoi segni, il vecchio leone ama ancora scherzare e non prendersi troppo sul serio. Animato forse da quello che Bill Clinton (a proposito della sua travagliata infanzia) definì «l’entusiasmo dei sopravvissuti»

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