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Ansa / Michael Reynolds
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Petrolieri e Repubblicani contro Obama (e la Terra)

La lobby dell'industria energetica vuole affondare il provvedimento contro il cambiamento climatico. Ma sarà necessario mettere il Gop alla Casa Bianca

La battaglia delle lobby del petrolio, gas e carbone è iniziata ben prima che Barack Obama presentasse il suo piano sui cambiamenti climatici.

La task force composta da avvocati, esperti del settore, consiglieri politici si è riunita per la prima volta nel 2014, quasi un anno prima dell'annuncio del presidente. Erano bastate le parole scandite nel discorso sullo Stato dell'Unione del 2013 per mettere sul chi va là l'industria energetica statunitense.

La lobby dell'energia
Obama aveva detto che se il Congresso non avesse agito per fermare le emissioni, ci avrebbe pensato lui. Dodici mesi dopo, a promessa mantenuta, le grande società petrolifere e minerarie avevano già schierato le loro truppe. Con un solo obiettivo: bloccare il piano della Casa Bianca.

Il resoconto del New York Times è preciso: spiega come ha lavorato finora questa struttura. e cosa farà in futuro. Gli alleati sono quelli di sempre: i repubblicani. I legami con il Grand Old Party sono ormai storici. I capi della task force - che una volta erano funzionari dell'amministrazione Bush Junior - ora lavorano gomito a gomito con il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnel, eletto nel Kentuck, stato dove l'industria del carbone è molto forte.

Contro il piano di Obama sono stati già mobilitati i governatori repubblicani di diversi altri stati e, ovviamente, tutti i parlamentari. Ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente per fermare l'iter del Clean Power Plan. Il Gop potrebbe non aver i numeri necessari per bypassare il veto del presidente.

Conquistare la Casa Bianca
Per affondare il piano di Obama, l'industria energetica americana ha quindi solo una possibilità: riportare alla Casa Bianca un repubblicano. Sarà infatti il successore di Obama a determinarne il destino. Se fosse Hillary Clinton, è già segnato. La candidata democratica ha fatto sapere di essere entusiasta del provvedimento e che intende portarlo avanti fino in fondo quando prenderà possesso della sua scrivania nello Studio Ovale.

Un uomo del Gop invece lo affonderebbe. Questo significa una sola cosa: milioni di dollari della società petrolifere e minerarie riversate nelle casse dei comitati elettorali dei più importanti candidati del partito repubblicano.

Il fiume di denaro da tempo le alimenta. Prendiamo una tabella che ci offerta da Open Secrets, un'associazione indipendente che controlla l'andamento delle spese elettorali. I dati sono inequivocabili. Il 90% dei soldi stanziati dall'industria energetica tra il 2012 e il 2013 è andato al partito repubblicano. L'elenco dei donatori top vede in testa le industrie Koch, il potente gruppo guidato dai fratelli più famosi del business americano, da sempre schierati con l'ala destra del partito repubblicano.

Un fiume di denaro
I Koch saranno i protagonisti anche di questa campagna per le presidenziali. Hanno promesso di mettere sul piatto almeno 900 milioni di dollari per il 2016. Nella tabella di Open Secrets, dopo di loro ci sono nomi di importanti società come la Chevron Corp, la Exxon Mobil e la Occidental Petroleum.

Molti di questi milioni di dollari sono stati utilizzati per finanziare la campagna elettore di Mitt Romney. Molti altri sono stati utilizzati per l'opera di lobby con il Congresso. Gli uomini dell'industria energetica hanno cercato di sbloccare la famosa pipeline che, partita dal Canada, dovrebbe attraversare gli Stati Uniti, per portare il petrolio fino al Golfo del Messico. Il progetto è stato fermato dalla Casa Bianca e dai democratici.

Un altro fronte d'azione sono state le trivellazioni al largo delle coste americane. L'opera di lobbying ha parzialmente funzionato. Dopo mesi di dibattito, il presidente ha dato il via libera all'esplorazioni in alcune aree. Ma, la battaglia principale sarà quella per la Casa Bianca. Solo portando un repubblicano nello Studio Ovale, potrà essere fermato il piano per il clima di Obama.
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