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Perché i borghi storici vanno valorizzati e promossi

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, spiega come le città minori e i loro dintorni possono aiutare il turismo in Italia

Borghi-apertura

Marco Morello

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Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, parte dal ruolo strategico delle dimore storiche: «Sono un patrimonio del nostro Paese» conferma a Panorama. «Valorizzarle» dice «avrebbe ricadute positive su tutto l’indotto turistico». Un settore che vive un’evoluzione: «Il fascino nascosto dell’Italia» spiega Sangalli «attrae sempre più il mondo. Già tra il 2009 e il 2015 sono aumentati di oltre il 40 per cento gli arrivi in località e borghi». Lo rileva un’analisi condotta con Confturismo dalla stessa Confcommercio, che accanto agli incrementi di presenze delle solite regine, da Firenze (+2,5 milioni) a Venezia (+1,8 milioni), fotografa la crescita di città minori e ampi dintorni.

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Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – Credits: Confcommercio

Presidente, tanta affluenza implica qualche rischio?

Il turismo è una straordinaria risorsa, ma deve essere sostenibile. In particolare le strutture di accoglienza dei centri storici sono messe a dura prova e il ministro Franceschini ha fatto bene a sottolineare il problema. Che va risolto nell’interesse di residenti e visitatori.

Qual è la via?

Riprogettare le città, renderle più belle e vivibili. Abbiamo apprezzato la proposta del ministro di sostenere i negozi storici che costituiscono una forte attrattiva.

Modelli alla Airbnb sono un danno o un’opportunità?

La «sharing economy» fa ormai parte del sistema economico, però le regole devono essere uguali per tutti, altrimenti creiamo concorrenza sleale. Che arriva, anche, dal crescente abusivismo nelle attività turistiche.

Altre note dolenti?

Si soggiorna meno: dal 2001 al 2016 la spesa pro capite si è ridotta di oltre un terzo, passando da più di 1.000 a circa 660 euro.

Soluzioni per incentivarla?

Il piano strategico del turismo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso febbraio è concreto, di visione, positivo per il suo metodo partecipato. Serve un sistema efficiente che accresca la competitività e promuova la nostra offerta all’estero.

In quali aree innanzitutto?

In Germania, Svizzera, Austria, molto ambite dalla concorrenza. In Cina e Stati Uniti, che hanno l’Italia come prima destinazione europea. Occorre confezionare proposte diversificate: opere d’arte, shopping, degustazioni. Si è disposti a investire di più nel turismo multi esperienziale.

Come spingerlo fino in provincia?

Sfruttando il traino delle città d’arte, facendo in modo che con due o tre pernottamenti aggiuntivi si visitino paesi e città medie. È bella l’idea del presidente di Confturimo, Luca Patanè, di un filo rosso che collega splendidi territori sconosciuti attraverso la via Francigena. Non è un caso che il ministro Franceschini abbia eletto il 2017 come l’anno dei borghi d’Italia per valorizzarne ricchezza, tradizioni, identità.

Con le sue svariate iniziative locali, l’estate sarà il banco di prova?

La carta vincente è comunicare in anticipo l’offerta culturale immateriale: ogni evento, anche sportivo o musicale, se promosso prima può allungare i soggiorni. Non dimentichiamo che quando un turista arriva in Italia, ha già deciso la durata della sua vacanza.

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