Pd, oppositori in segreteria. Ma Renzi li vuole obbedienti e nemici dei gufi
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Pd, oppositori in segreteria. Ma Renzi li vuole obbedienti e nemici dei gufi
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Pd, oppositori in segreteria. Ma Renzi li vuole obbedienti e nemici dei gufi

Annunciata per venerdì la nuova segreteria dove dovrebbero entrare bersaniani e dalemiani. Ma Fassina avverte: "Non entriamo se si toglie l'articolo 18"

«Quelli, con quest’ossessione dell’età, se potessero rottamerebbero anche Al Pacino!». Scherza, sotto anonimato, un deputato pd, allergico al giovanilismo con turbo dei renziani. Ride, ma è indignato per quell’intervista al «Corriere della sera», in cui una assertiva Debora Serracchiani praticamente ordinava a Massimo D’Alema di andare «in pensione», a 65 anni, «più o meno gli stessi della Signora Clinton», dice il deputato.

Se, quindi, segreteria unitaria del Pd con le minoranze dentro sarà, il fattore età per Matteo Renzi però diventerà un vero rebus. Così come un rebus sarà assicurare la stessa presenza femminile dell’attuale segreteria, dove vanno ora rimpiazzate Maria Elena Boschi, Pina Picierno, Marianna Madia e Luca Lotti. Al fattore età, sesso, poi bisogna aggiungere il fattore obbedienza.

È vero che il premier nel nuovo «collettivo» vuole bersaniani e dalemiani. Ma ha già detto chiaro e tondo che non dovranno fare i «gufi» (altra sua ossessione) e «non cercare rivincite». Frasi dietro le quali si staglia l’identikit dei criteri che hanno portato alla nomina in Europa di Federica Mogherini, imposta a capo della politica estera europea. Una scelta sulla quale, scrive Keiser Soze sul numero in edicola di Panorama (leggi qui ) «D’Alema non punterebbe neppure un penny bucato». Secondo Soze, così si sarebbe espresso con i suoi l’ex premier: «Quella scelta è un azzardo, frutto del tratto prevalente del carattere di Renzi e cioè l’arroganza»

D’Alema dopo aver sferrato l’attacco al «rottamatore» e essersi difeso dal contrattacco dicendo sarcasticamente che si rischia di essere insultati solo per aver citato i dati Istat», alla festa dell’Unità per la prima volta forse in vita sua non si è proprio presentato. E neppure la lacrima sul viso di Pierluigi Bersani, che si è commosso dopo l’omaggio che il segretario-premier gli ha reso, farebbe presagire una pax imminente. Comunque per venerdì con tutta probabilità la nuova segreteria unitaria ci sarà.

Questi secondo i criteri renziani (età, sesso, anti-gufaggio) sono, secondo il borsino di un Transatlantico ancora a ranghi ridotti, i nomi più gettonati: i quarantenni bersaniani Danilo Leva, Andrea Giorgis, la trentenni Valentina Paris (giovane turca) e Michela Campana (bersaniana) e il quarantenne dalemiano Enzo Amendola, ritenuto dai maligni di Montecitorio «il più malleabile degli uomini di Max». E però, si fa notare nel Pd, il numero di donne rischia di essere inferiore a quello dell’attuale segreteria. E le trentenni sarebbero solo due: «Occhio che qui a quarant’anni già cominci a rischiare»

E poi, secondo le regole del manuale Cencelli, Dario Franceschini così rischierebbe di restare a bocca asciutta: Pina Picierno, ora europarlamentare, è infatti di rito franceschiniano. E il ministro della Cultura, il cui appoggio è stato decisivo per Renzi, difficilmente se ne starà zitto. Intanto, nel Pd, dopo la sferzata data da D’Alema, si riprende a litigare. Il bersaniano Stefano Fassina avverte: «Niente nuove nomine se non ci sono programmi comuni», Tradotto: non entriamo se si sopprime l’articolo 18. Cosa che invece il responsabile economia Filippo Taddei è tornato a proporre. Ma venerdì, come hanno detto i renziani, ci potrebbero essere anche  «sorprese». Perché non è detta che alla fine questi saranno i nuovi componenti della segreteria.      

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