Con la Paita si allunga la lista di inchieste e scandali del Pd
ANSA/CESARE ABBATE
Con la Paita si allunga la lista di inchieste e scandali del Pd
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Con la Paita si allunga la lista di inchieste e scandali del Pd

Dalla Liguria alla Campania fino in Sicilia, Matteo Renzi vede il suo partito sempre più al centro di bufere giudiziarie. E a maggio si vota

Consentiteci la battuta: piove sul bagnato in casa Pd. Alla lista di inchieste e scandali che vedono coinvolti esponenti del partito di Matteo Renzi, in piena campagna elettorale per la Regione Liguria ecco infatti aggiungersi l'avviso di garanzia da parte della Procura di Genova alla candidata del centrosinistra Raffaella Paita per la mancata allerta in occasione dell'alluvione dello scorso ottobre, in cui perse la vita Antonio Campanella, un infermiere in pensione travolto dalla piena del Bisagno.

Al proposito, la Paita ha ribadito la correttezza del suo comportamento auspicando una rapida azione giudiziaria e mettendosi a disposizione del partito, che le ha confermato fiudica e sostegno anche per bocca dello stesso Renzi: "Non lascio soli i nostri amministratori". Ma a livello locale le opposizioni hanno ovviamente iniziato a dare battaglia e se l'antagonista diretto della Paita, il candidato del centrodestra Giovanni Toti, ha detto di essere e di rimanere garantista, più dura risulta la posizione di Alessandro Cattaneo, membro del Comitato di Presidenza di Fi e responsabile Formazione del partito, che sulla sua pagina Facebook ha scritto di attendersi che "l'intransigente segreteria del Pd applichi lo stesso metodo seguito per il caso Lupi. Passo indietro del politico coinvolto ed arrivederci".

#fuorigliindagatidallaregione è invece l'ashtag lanciato da Alice Salvatore, candidata del M5s alla presidenza regionale.

Le 4 regioni chiave

Oltre alla Liguria, dove la renziana Raffaella Paita vede l'avviso di garanzia della Procura di Genova aggiungersi alle accuse di gravi irregolarità durante le operazioni di voto nelle primarie, ci sono altre tre zone "calde" per il premier: a Roma "Mafia Capitale" ha reso infatti necessario il commissariamento del partito e a Ostia nuove elezioni dopo le dimissioni del minisindaco Andrea Tassone sfiorato dall'inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose nella sua amministrazione; in Campania tra candidati indagati, condannati, circoli occupati e alleanze geneticamente modificate non si sa nemmeno chi sarà in corsa il prossimo 31 maggio, mentre in Sicilia gli "impresentabili" di un tempo diventano gli unici cavalli su cui puntare quando chi ha vinto le primarie viene cacciato dal partito. Una mappa del caos da scorrere punto per punto.

Vincenzo De Luca in Campania

Dopo aver cercato in ogni modo di convincerlo a ritirarsi, è stato Luca Lotti (per conto di Matteo Renzi) a dire la parola definitva sul caso più spinoso di questa tornata elettorale per il Pd: "Vincenzo De Luca ha vinto le primarie quindi sarà lui il candidato alla presidenza della regione Campania". Primarie che però erano state rinviate quattro volte prima del trionfo schiacciante, in un clima surreale, del sindaco decaduto. Decaduto da primo cittadino per via di una condanna in primo grado per abuso d'ufficio in merito alla vicenda del termovalorizzatore di Salerno, qualora eletto governatore De Luca verrebbe infatti immediatamente sospeso per 18 mesi per via della legge Severino. Un pasticciaccio brutto in salsa napoletana.

La Cpl Concordia a Ischia

L'amministrazione locale di Ischia è stata travolta dall'inchiesta della Procura di Napoli sulla metanizzazione dell'isola con il sindaco dem, e primo dei non eletti alle scorse europee con ben 80mila preferenze, Giuseppe Ferrandino arrestato per corruzione per aver ricevuto tangenti dalla cooperativa rossa Cpl Concordia in cambio dell'appalto. Tangenti mascherate da false convenzioni con gli alberghi di famiglia per 300mila euro, consulenze ai parenti e viaggi in Tunisia. Tutti “favori” ricevuti dal sindaco “a sua insaputa” come ha sostenuto Ferrandino durante l'interrogatorio di garanzia con il gip e il pm e annaffiati dal vino prodotto da un pezzo da novanta del Pd, Massimo D'Alema.

Antonio Poziello a Giugliano

Sciolto per infiltrazioni camorristiche nel 2013, il comune di Giugliano (terza città campana per numero di abitanti) tornava al voto proprio quest'anno sotto i migliori auspici. Peccato che dopo il grande successo delle primarie Pd (10mila partecipanti), il vincitore ssoluto con 4mila preferenze, Antonio Poziello, rischi adesso di essere rinviato a giudizio per associazione a delinquere per vicende del 2008 legate all'attività di dirigente della Regione. Una tragicommedia degna del teatro di Eduardo.

Michele Caiazzo a Pomigliano d'Arco

Primarie annullate anche a Pomigliano d'Arco dove il bassoliniano e già due volte sindaco Michele Caiazzo aveva vinto per soli 3 voti di scarto contro Vincenzo Romano. Per motivare la propria decisione il partito locale ha emanato una nota che potrebbe valere bene anche in molte altre realtà visto che si parla di "risultato prima annunciato, poi ribaltato e infine contestato" e di "persistente divisione registrata all'interno del partito e della coalizione di centrosinistra". Deja vù.

Vincenzo Strazzullo e Antonio Cozzolino a Ercolano

Da vent'anni roccaforte del centrosinistra, di Ercolano si era parlato già in passato per le tessere gonfiate e le adesioni di camorristi al Pd. Oggi al centro dell'attenzione è finito invece un circolo occupato. I militanti del "Lenin" hanno infatti deciso di protestare così contro l'imposizione dall'alto del candidato sindaco. Trattasi del renziano Ciro Buonajuto, l'unico non coinvolto nell'inchiesta che ha costretto al ritiro gli altri due candidati. Indagati per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d'asta Vincenzo Strazzullo e Antonio Cozzolino, rispettivamente sindaco e vice sindaco uscenti, sono infatti sospettati, insieme ad altri esponenti della maggioranza, di aver ricevuto regali in cambio di appalti per oltre 20 milioni per la costruzione di una caserma dei carabinieri. Colmo dei colmi.

I casi di Enna e Agrigento

Per passare alla Sicilia, sono due in particolare i casi che agitano le acque in casa Pd: Agrigento, dove il risultato delle primarie vinte da Silvio Alessi con la lista “Agrigento2020” promossa da esponenti di Forza Italia, è stato disconosciuto e il segretario regionale cacciato (reo di essere andato a trattare la candidatura di Alessi ad Arcore con Silvio Berlusconi) ed Enna, città natale di Vladimiro Crisafulli, l'"impresentabile" delle politiche 2013 per via di diverse disavventure giudiziarie, divenuto nel frattempo segretario provinciale, e oggi autocandidatosi sindaco visto che a casa sua Mirello è convinto di vincere pure con il sorteggio. 

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