Omicidio Caselle: i casi simili
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Omicidio Caselle: i casi simili
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Omicidio Caselle: i casi simili

E' il compagno dell'ex domestica l'uomo che ha sterminato la famiglia Allione. Una strage analoga a tante altre compiute da conoscenti

Il triplice omicidio di Caselle, paese alla porte di Torino, sembrava destinato a rimanere per molte settimane un ‘giallo’ senza un colpevole. I corpi di Claudio Allione, 66 anni, della moglie Maria Angela Greggio, 65 anni e della suocera, Emilia Campo Dall'Orto, 94 anni, straziati da decine di coltellate erano disseminati in varie stanze della villetta ma sul pavimento delle camere da letto, del salotto e del bagno nessuna traccia di sangue. La casa sembrava essere stata completamente ripulita dopo il delitto. Poi il giallo dei cani, rinchiusi del seminterrato che hanno indotto gli inquirenti a sospettare che l’omicida fosse una persona conosciuta della famiglia.

Così per ore e ore è stato interrogato il figlio dalla coppia, la fidanzata e anche un amico del figlio delle vittime. Poi, questa notte, la svolta nelle indagini e la confessione dell’omicida: Giorgio Palmieri, un pregiudicato torinese di 56 anni, compagno dell’ex domestica della famiglia Allione, avrebbe confessato. Sarebbe stato lui a trucidare l’intera famiglia per ragioni economiche.

Un giallo che riporta alla mente altri due fatti di cronaca molto simili avvenuti a Milano e Roma: il delitto Colturani e quello del gioielliere Francesco Lenzi

Il ginecologo Marzio Colturani fu ucciso  la notte del 13 novembre 2007 nel corso di una rapina al settimo piano di un caseggiato nel quartiere alto borghese della Fiera di Milano. I tre banditi sorpresero nel sonno il medico di 64 anni e suo figlio, farmacista trentenne che dormiva nella stanza accanto. Li immobilizzarono con corde e nastro adesivo ma il professionista, diabetico, morì soffocato. I banditi scapparono con gioielli e alcuni preziosi dipinti che furono poi ritrovati in giardino pubblico a Settimo Milanese. A finire in manette la colf Tatiana Mitrean di 23 anni, il suo fidanzato ucraino e la madre della ragazza. A prendere parte alla rapina finita in omicidio anche un altro complice che poi sarà rintracciato dalla polizia molte settimane più tardi. Non solo, un altro ucraino fu accusato di favoreggiamento per aver aiutato Tatiana e il fidanzato ad eludere le indagini.

Ma c'erano già stati degli episodi di furto in casa Colturani, prima della tragica rapina: anche allora fu ritenuta responsabile la colf moldava. Incitata dalla madre, la colf avrebbe rubato un anello con diamanti, un servizio per 12 di posate in argento oltre ad altri piccoli oggetti di valore. Nella perquisizione nella casa della ragazza, i carabinieri ritrovarono alcuni oggetti rubati dalla cassaforte di Colturani: posate d'argento, una Mont Blanc d'oro ed un mazzo di carte firmate Cartier.

Poi il caso di Roma. E’ il 25 novembre 2008. Francesco Lenzi, gioielliere romano viene ucciso nella sua casa dell'Axa, a Roma. L'omicidio fu commesso nel corso di una rapina, proprio come per il caso Colturani, messa a segno da una banda di connazionali della collaboratrice domestica romena. Le indagini dei carabinieri appurarono che la colf, impiegata nella casa del gioielliere, ebbe un ruolo determinante nell'omicidio. Fu proprio lei che fece entrare i rapinatori nella casa e che, subito dopo, fornì agli inquirenti false dichiarazioni per fugare il sospetto di un suo coinvolgimento e per coprire la fuga dei complici. La 32enne è stata poi accusata di omicidio, rapina e violazione di domicilio aggravate, in concorso con gli esecutori materiali. La colf romena è ora nel carcere di Rebibbia.

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