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(Ansa)
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Le morti sul lavoro meritano analisi più serie a partire dalla figura dell'imprenditore

Dopo la tragedia di Casteldaccia sindacati ed opinionisti mettono sul banco degli imputati i datori di lavoro; peccato che ieri il primo a morire sia stato proprio il titolare

La tragedia di Casteldaccia per la sua drammaticità meriterebbe analisi e parole diverse rispetto a quelle che si sentono da ieri pomeriggio. Ognuno ha il suo ruolo: l’opinionista, il politico, il sindacalista ma servirebbe davvero solo un briciolo di tatto e di buon senso per evitare di trasformare una strage in un’arma becera per un'altrettanto becera guerra politica.

Da ieri infatti sindacati di vari colori ed appartenenze parlano di contratti, di subappalti, di mala gestione, di poco rispetto per il lavoro. Frasi già sentite ad ogni tragedia nel mondo del lavoro e che partono sempre dal solito assioma: l’imprenditore è uno spregiudicato, una sorta di sfruttatore che vive sul filo tra l’essere a norma ed il non esserlo. L’imprenditore come simbolo ed unico grande male, con la sua smania di guadagno alla faccia delle regole e soprattutto dei suoi dipendenti. L’imprenditore impersonificazione del male.

Casteldaccia però racconta un’altra verità, anzi «la verità» almeno su questo: il primo a scendere sotto la superficie ed a morire non era l’ultimo degli operai ma proprio il titolare dell’azienda, Epifanio Alsazia, 71 anni.«Ha detto che voleva andare lui. È stato il primo a scendere nell’impianto. Si poteva godere la pensione e invece era il primo ad intervenire» ha raccontato uno degli operai sopravvissuto alla tragedia.

Il signor Alsazia non era un bruto, un imprenditore senza scrupoli, era un uomo con la passione del lavoro ed un rapporto molto umano verso i suoi dipendenti che rispettava al punto da essere il primo a mettersi in gioco nelle situazioni difficili, come quella di ieri.

L’altra bugia riguarda il governo. Come se Giorgia Meloni fosse diretta responsabile dell’accaduto. Certo, la politica deve occuparsi della sicurezza sul lavoro ma stragi come quella di Casteldaccia succedono da sempre a prescindere dal capo del governo e dal colore della maggioranza. E, a ben guardare, le leggi ci sono; a mancare sono controllori e controlli ma dobbiamo metterci in testa che non sarà possibile controllare sempre tutti i cantieri ed i posti di lavoro d’Italia.

Stamane ad un programma radiofonico un muratore è intervenuto dicendo che «in Italia manca la cultura del rispetto delle regole». C’ho pensato, anzi. Ho pensato a quello che vedo ogni giorno: cantieri dove gli operai pochissime volte indossano casco e protezioni; autisti ed automobilisti ancora alla guida con il cellulare tra le mani; poca cura, poco amore per il lavoro e per se stessi.

I morti sul lavoro sempre ci saranno, dappertutto. L’Italia in Europa è seconda solo alla Francia (dati 2023); rispetto alla Germania, che ci supera per forza economica, territorio e popolazione abbiamo molte più vittime. Questione di cultura che, se manca, in qualche modo va creata. Cominciare con punizioni dure e severe per chi non rispetta le norme di sicurezza è il minimo, sia questo l’imprenditore che il dipendente. Una differenza che non esiste, come ci dimostra la strage di Casteldaccia.

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Andrea Soglio