Morte di Stato: in ricordo di Adriana Jacob
Morte di Stato: in ricordo di Adriana Jacob
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Morte di Stato: in ricordo di Adriana Jacob

La badante di 45 anni di origini rumene trovata morta a Roma era in attesa dal 2011 del risarcimento di 210 mila euro che lo Stato avrebbe dovuto pagarle dopo averla sbattuta in carcere da innocente per tre anni

Ho scritto per la prima volta di Adriana Jacob nel 2012 per il libro Condannati preventivi. La sua è una delle storie di malagiustizia che racconto. Adesso la parola ‘malagiustizia’ mi sembra senza senso. Lo scorso sabato ho ricevuto un’email da parte dell’avvocato di Adriana, Giacomo Tranfo. Nell’oggetto solo tre parole: Adriana è morta. Di recente avevo intervistato questa signora romena di 45 anni per il nostro settimanale Panorama. Era stata lei a contattarmi e a chiedermi un aiuto perché lavorava ad intermittenza e aveva bisogno di soldi. L’affitto da pagare, il figlio da mantenere in Romania. E quel risarcimento per ingiusta detenzione che tardava ad arrivare. Dopo tre anni di carcere preventivo e un’assoluzione piena nel 2008, la Corte d’appello di Roma le riconosce il diritto ad un risarcimento di 210mila euro. Ma a distanza di sei anni non ha ricevuto neppure il becco di un quattrino. Il motivo? L’avvocatura dello Stato ha presentato un ricorso contro quella sentenza spiegando che la badante innocente a volte alzava il gomito e che in questo modo aveva contribuito a indurre gli investigatori e i magistrati in errore. E’ la cosiddetta giurisprudenza sul concorso di colpa, lo scoglio contro il quale centinaia di detenuti innocenti si scontrano. Un sotterfugio per rinviare, ridurre o annullare gli obblighi di pagamento a carico dello Stato. Che spende e spande in mille rivoli di spesa inefficiente, ma che non vuole risarcire le vittime delle ingiustizie perpetrate dai suoi funzionari. 

Non aggiungo null’altro. Segue la lettera dell’avvocato di Adriana. Avrei voluto intervistarla di nuovo, non sapete quanto avrei voluto. Ma da lì lei non può più parlare.

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Cara Annalisa,

ti scrivo per dirti che ieri mattina Adriana è morta.

Non ce la fatta. Non ce l'abbiamo fatta.

Ho lottato contro il tempo insieme a lei e proprio adesso che eravamo arrivati lei ha ceduto.

L'hanno trovata nel suo letto, una bolla di sangue alla bocca, fredda.

Giovedì doveva fare l'ennesimo colloquio di lavoro, mi aveva anche chiesto di farle una lettera di referenze, ma all'ultimo momento, mentre era già per strada con ore di anticipo, la signora da cui stava andando l'ha chiamata per rimandare a lunedì.

Mi ha telefonato con la voce colma di delusione, di rabbia compressa, e mi ha detto di non preoccuparmi, che sarebbe passata lunedì a prendere la lettera.

Poi è andata a casa e si è uccisa di alcool. 

Trovare un lavoro dignitoso era la sua unica preoccupazione, era la sola cosa che la facesse sentire una persona, che le desse un senso. 

Adriana ha atteso oltre tre anni che lo Stato, il nostro Stato, quello che che definiamo in maniera altisonante uno Stato di Diritto, la risarcisse per ciò che gli era stato inflitto, le ridesse una parte minima di quella dignità che le aveva tolto.

In questi tre anni oltre ad essere stata abbandonata, dal giorno stesso della scarcerazione, come un cane in mezzo all'autostrada, ha dovuto sopportare gli insulti degli scritti degli avvocati dello Stato, dei giudici della Corte di Appello, che tutti in coro l'hanno accusata di meritare, almeno in parte, quanto le era stato fatto, perché era un ubriacona.

Nulla mi leva dalla testa che se l'avvocatura dello Stato non avesse fatto un vergognoso ed inammissibile ricorso per Cassazione, così ritardando di due anni la liquidazione del risarcimento, oggi Adriana sarebbe viva.

Nulla mi leva dalla testa che se il Governo, a seguito di una interrogazione parlamentare che non ha avuto mai risposta, avesse fermato questo gioco sporco fatto di ritardi ed omissioni, oggi Adriana sarebbe a casa accanto a suo figlio Alex.

E' una vergogna che non esista una legge che tuteli veramente chi ha subito una carcerazione ingiusta, che imponga allo Stato di assistere psicologicamente ed economicamente chi abbia subito dolore e umiliazione a cagione dell'errore giudiziario.

E' una vergogna che sia la vittima a dover chiedere un indennizzo e che non sia lo Stato a farsi un processo autonomo per il proprio errore.

Adriana è morta, lo Stato l'ha uccisa due volte.

 

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