Dopo la Siria, crece la paura in Libano
Dopo la Siria, crece la paura in Libano
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Dopo la Siria, crece la paura in Libano

Sembrava una nazione tornata alla calma. Invece ora rischia di rituffarsi nell'incubo della guerra

(by Lookout News )

La guerra settaria che oppone sunniti e sciiti in Siria è una realtà anche nel Paese dei Cedri, dove è iniziata l’escalation contro Hezbollah e l’esercito. Per la prima volta, forse, oggi si capisce come la guerra di Siria si stia ingigantendo anziché concludersi, come la Conferenza di pace di Ginevra sia sempre più una chimera e come i confini siriani siano davvero messi in discussione. La possibilità stessa di una frammentazione del Paese non è infatti recondita, come non lo è più il contagio diretto di altri Stati confinanti. Su tutti, il Libano.

Dopo i violenti scontri a Tripoli e Sidone, città portuale a sud di Beirut, la situazione si va facendo giorno dopo giorno incontrollabile, tra un esercito che ai posti di blocco schiera i carri armati, i sunniti che li attaccano e gli sciiti di Hezbollah che sono pronti a tutto, alimentati dal riscatto proletario di un popolo che si sente schiacciato dall’egemonia sunnita, qui come in quasi tutto il resto del Medio Oriente. Sono già quasi una ventina i soldati libanesi caduti nel weekend a causa di raid di milizie sunnite e tutto lascia pensare che la situazione degeneri. Perché?

Sciiti e sunniti in Libano

In Siria come in Libano, si può parlare di uno status minoritario degli sciiti: mentre però a Damasco essi detengono ancora il potere (la fazione alawita di Assad), in Libano gli sciiti rappresentano i due quinti della popolazione, per lo più masse proletarie.

Sono presenti principalmente in due aree: nel nord, nella Valle della Bekaa, dove sono concentrati soprattutto a Baalbeck e Hermel, e nel sud, a Jabal ‘Amil, che comprende città importanti come Sidone e Tiro (Sur) e dove è presente la più antica comunità sciita dopo quella di Medina. Ecco perché i sunniti hanno puntato anzitutto a Sidone: volevano colpire al cuore gli sciiti, come già accade in Iraq e nella stessa Siria, dove le due anime dell’Islam si scontrano senza soluzione di continuità.

I sunniti libanesi, invece, legati direttamente o ideologicamente ai ribelli siriani, vogliono approfittare dello stallo politico di un Paese il cui governo è all’impasse - solo il mese scorso, il parlamento aveva votato per rinviare le elezioni, previste inizialmente nel mese di giugno e al momento rimandate al 2014, per evidenti problemi di sicurezza a causa del conflitto in Siria - e sempre più attaccabile, condizionato solo dal potente Hezbollah, il “Partito di Dio” sciita che sta avvantaggiando militarmente Assad in Siria e che ha un altro progetto ancora per il Libano.

Il vero disegno di Hezbollah

Per capire il progetto di Hezbollah, basta rileggere le parole pronunciate da un uomo dell’intelligence libanese sunnita in tempi non sospetti, quando cioè Hezbollah non aveva ancora ingaggiato la guerra al fianco della Siria e adottava la politica della taqiyyah (cioè del nascondersi dissimulando la propria fede per ragioni “tattiche”, locuzione religiosa che forzatamente adattiamo qui al contesto strategico militare): “Hezbollah non vuole solo difendere i libanesi qua e là, ma vuole prendere il controllo del villaggio di Al-Qusayr e occupare altri villaggi siriani, per poi raggiungere Homs e occupare anche questa città, con lo scopo di dichiarare la nascita di uno Stato alawita-sciita e dividere la Siria e i Paesi arabi. Questo è il grande servizio che Hezbollah può rendere al regime sionista e, così facendo, circondare la comunità sunnita in Libano, nel distretto del nord, ad Akkar e Tripoli”.

La calma prima della tempesta

Col senno di poi, spaventa che oggi si sia concretizzato esattamente tutto quanto affermato mesi fa. “Oggi mi viene in mente l'atmosfera che ci ha portato alla guerra civile nel 1975. Ho risentito il suono dei bombardamenti e dei cecchini” ha detto un politico di Sidone pro-Assad, dopo l’attacco sunnita all’esercito. E, girando per la città, si comprende come la paura sia palpabile, visto che i residenti stanno organizzando guardie di sicurezza nei quartieri, con uomini armati di kalashnikov a controllare le strade.

Mentre lo sceicco Assir, che da anni incoraggia i sunniti a ribellarsi ad Hezbollah (e che al momento è svanito nel nulla) fino a ieri dalla moschea di Abra, a Sidone, chiamava a raccolta anche i soldati dell’esercito del Libano, invitandoli a disertare: "Chiediamo ai nostri figli nell'esercito libanese di non essere parte di un complotto iraniano per uccidere i loro compagni sunniti. Disertate immediatamente”, ha scritto su Twitter solo pochi giorni fa.

In conclusione, il Paese dei Cedri non vuole rivivere la guerra civile settaria che distrusse il Paese negli anni tra il ‘75 e il ’90. Eppure, cresce la convinzione nei sunniti, e tra i jihadisti in particolare, che l’esercito libanese sia collegato direttamente a Hezbollah. Ragion per cui, il fronte anti-Assad potrebbe decidere di colpire in Libano, proporzionalmente al ruolo crescente di Hezbollah nella guerra in Siria. E si teme che un obiettivo sia Ain al-Hilweh, il più grande campo di profughi palestinesi in Libano, dove i jihadisti reclutano uomini e dove i servizi segreti militari libanesi stanno stringendo i controlli.

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