L’Italia è al centro della rete dell’Nsa
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L’Italia è al centro della rete dell’Nsa
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L’Italia è al centro della rete dell’Nsa

Per le spie Usa il nostro Paese non è marginale, come sembra credere il governo Letta. E questa mappa top secret lo dimostra.

Nella strategia dell’Nsa di sorveglianza globale delle telecomunicazioni, l’Italia ha un ruolo fondamentale. Lo rivela un altro documento top secret che proviene dagli archivi della talpa Edward Snowden e che Panorama pubblica. Su 20 stazioni d’accesso mondiali dei cavi a fibra ottica ad alta velocità, attraverso i quali passano ogni minuto migliaia di telefonate, traffico internet, email, video e post di Facebook, una sola è in Europa: è quella che fa capo alla Sicilia, a Palermo per la precisione, dove approdano i 130 mila chilometri di cavi che attraversano il Mediterraneo, con mete finali il Giappone da un versante e la Florida dall’altro.

L'hub siciliano è uno snodo chiave per il traffico dati proveniente dalle aree politicamente più delicate del Medio Oriente e del Nord Africa e che transitano su quattro delle 26 dorsali sottomarine di tutto il pianeta, contrassegnate dalle sigle SeaMeWe-3, SeaMeWe-4, Fea e Columbus III. L’accesso segreto dell’agenzia spionistica americana e dei suoi quattro partner anglosassoni (Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda) avviene, secondo la mappa sopra riprodotta, attraverso «operazioni clandestine» o attraverso «la cooperazione» con governi e società di telecomunicazioni.

Il coinvolgimento italiano nella rete di spionaggio elettronico non è marginale come sembra credere il governo di Enrico Letta nelle comunicazioni al Parlamento. Il documento, datato 2012, conferma (come Panorama ha già rivelato) che a livello regionale in Italia operano due degli 80 centri dello Special collection service (Nsa più Cia) per le intercettazioni delle comunicazioni istituzionali più sensibili. Sono a Roma e a Milano. Inoltre, il documento dell’Nsa cita l’esistenza di accordi di collaborazione stretti con ben 30 paesi. Sono notizie che meritano di essere approfondite dal Copasir, il comitato parlamentare di controllo.

Al fine di accertare, per esempio, se la Sparkle Telecom Italia, che gestisce il versante italiano della rete di cavi, ha fornito volontariamente l’accesso all’Nsa e soprattutto se c’è stato e quando il via libera del governo italiano.

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