Il Presidente che non abbandona la nave
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Il Presidente che non abbandona la nave

L'obiettivo di un esecutivo vero. Le difficoltà del Pd e di Bersani - VIDEO: l'annuncio di Napolitano - retroscena su Bersani e il tortello magico - le pagelle delle consultazioni - facce da consultazioni

Quindi il presidente Napolitano ha deciso. Prende tempo e mette due gruppi di saggi al lavoro su contenuti concreti, per arrivare a formare un governissimo. Nel frattempo, resta in carica fino all’ultimo. I punti essenziali della sua dichiarazione di questa mattina sono:

1. Persistono “posizioni nettamente diverse sulle possibili soluzioni”per formare il nuovo governo.

2. C’è l’esigenza che i partiti acquisiscano “consapevolezza della gravità e urgenza dei problemi del paese”, e di conseguenza che mostrino “un accentuato senso di responsabilità” per arrivare a costituire “un valido governo in tempi che non si prolunghino insostenibilmente, essendo ormai trascorso un mese dalle elezioni”.

3. Tuttavia un governo c’è, il governo Monti, per quanto dimissionario,ed è operativo, con il contributo della Commissione speciale del Parlamento.

4. Nel frattempo, due gruppi ristretti di “saggi” di orientamento diverso dovranno cominciare subito a lavorare sui contenuti (istituzionali,economico-sociali ed europei) di supporto a Monti e al Parlamento e come lavoro propedeutico in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica da metà aprile.

5. In queste condizioni, e in attesa dell’elezione del nuovo capo dello Stato, che Napolitano si augura frutto di “una scelta ampiamente condivisa”, il Presidente ha deciso di restare in carica fino all’ultimo,per “concorrere a creare le condizioni più favorevoli” per sbloccarela situazione.

Insomma, un applauso a Napolitano. Non abbandona la nave. Non lascia che nell’incertezza il prossimo capo dello Stato sia eletto subito,nel pieno di una livorosa guerra guerreggiata tra i partiti e giocoforza alla fine espressione di una sola parte. Prende tempo, ma intanto mette al lavoro esponenti di orientamento diverso sui contenuti reali, sia per creare le condizioni di una condivisione tra “incompatibili” attorno ai problemi, sia per “portarsi avanti” e spianare il terreno a un esecutivo vero, nel pieno dei poteri.

L’obiettivo di Napolitano resta giustamente un governo di larghe intese, politico, con un programma condiviso e concreto. Ma Napolitano non si limita a questo. Mentre temporeggia,incalza i partiti a fare presto a mettersi d’accordo, a esser “consapevoli della gravità dei problemi”, e soprattutto “responsabili”, perché è già passato più di un mese dalle elezioni. Il paese aspetta. O, meglio, non aspetta.

Adesso tocca soprattutto al Pd capire che cosa vuol fare. Bersani è in enorme difficoltà. Si è aggrappato fino all’ultimo all’ipotesi assurda di un governo monocolore di sinistra guidato da lui ma sostenuto da voti sparsi dei grillini (che gli hanno detto fin dall’inizio “no”), ma non dal Pdl (che invece gli aveva detto fin dall’inizio “sì”).

C’è da augurarsi chedentro il Pd emerga finalmente qualcuno (Renzi batta un colpo) per far capire a Bersani e al suo “cerchio magico” che i giochi sono finiti. Che la rovina del paese è la rovina del Pd (e viceversa). Ed è il de profundis della sua deludente, miope “classe dirigente”.

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