Il Governo Gentiloni e l'Italia dalle mille sorprese
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Il Governo Gentiloni e l'Italia dalle mille sorprese

Le dinamiche della politica italiana continuano a stupire. Da Monti a Gentiloni i colpi di scena di un Paese dove tutto è possibile

Chi ha sempre creduto che fosse l’America la terra delle opportunità sbagliava. La terra dove anche i sogni si realizzano e tutto è possibile è l’Italia. Pensateci bene. Tutti erano convinti che nelle elezioni del 2013 il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, avrebbe trionfato e sarebbe diventato il nuovo presidente del Consiglio. E che sarebbe stato al governo per anni, considerando il tracollo del centrodestra sotto la pressione dell’affondo giudiziario contro Berlusconi.

E invece... È successo che Bersani non ha vinto. Almeno, non ha vinto come avrebbe “dovuto” ed è stato costretto, dopo una rapida gestione fallimentare del dopo-voto ancora sotto lo choc per l’affermazione dei 5 Stelle, a cedere lo scettro del governo al numero 2 del partito, Enrico Letta. Uomo di tutt’altra estrazione Letta, cattolico anzi post-dc, vicino a Prodi. Arduo etichettarlo “di sinistra”. Letta subentrava, del resto, a Mario Monti, scelto da Giorgio Napolitano, non dagli elettori, come successore del Cavaliere disarcionato dai giudici e dai “complotti” internazionali contro l’Italia. Letta è stato il primo a vincere al lotto della politica italiana.

Poi è arrivato Renzi, con un carisma decisamente superiore ma senza ancora una reale investitura popolare (successivamente arrivata con le successive elezioni europee “del 40 per cento”). Matteo era il Sindaco di Firenze, perdente alle primarie del Pd ma poi indefessamente puntato alla rottamazione del suo antiquato partito. Fino alla conquista del Nazareno. E a dispetto delle rassicurazioni (ricordate “stai sereno Enrico”?), successore di Letta a Palazzo Chigi.

Fulmineo il passaggio di consegne nel febbraio 2014, con la campanella tanto raggelata dal formalismo della cerimonia da non riuscire neanche a tintinnare nelle mani di Enrico e di Matteo. Poi, quasi tre anni di leadership renziana: i famosi mille giorni.

1000 giorni del Governo Renzi | video

Sullo sfondo, sempre, il voto, reso necessario anche dalla sentenza della Cassazione che sanciva la illegittimità della legge con la quale si era andati a votare. Ma le urne appaiono come tabù, non solo per il partito di maggioranza. Gli unici tra i partiti maggiori che hanno sempre lavorato in concreto per il ritorno anticipato al voto sono stati la Lega e i grillini (i quali stando ai sondaggi avrebbero solo da guadagnarci).

Renzi ha sperato di portare a casa la madre di tutte le riforme, quella della Costituzione. Non ci è riuscito un po’ perché ha personalizzato la sfida, un po’ per i limiti interni al testo di riforma. Non la migliore del mondo, detto tra noi.

E adesso, Paolo Gentiloni. Come al Palio, i cavalli si preparano sul filo della partenza. Ai canapi. Matteo vuole avere le mani libere per fare la sua campagna elettorale. Grillini e centrodestra vanno all’attacco. Intanto c’è il conte Paolo, inaspettatamente diventato prima ministro degli Esteri e poi capo del governo. Altro che superenalotto. Per dirla nel gergo del web, nell’epoca della post-verità anche l’azione di governo diventa un esercizio di demagogia.

Lo dico a vantaggio degli esecutivi che anche portando a casa qualche riforma, sono sottoposti al lancio di pietre della piazza e del web. Della piazza del web, spesso. Gentiloni ha detto con grande chiarezza che il suo governo durerà fin quando avrà la fiducia delle Camere, e che non sarà il dominus della nuova legge elettorale (compito che spetta alle forze parlamentari). Questo significa che il suo non sarà solo un governo di scopo, ma un esecutivo con pieni poteri, “di responsabilità”, orientato a restare fin quando non si tornerà alle urne. Nel 2018.

La resa dei conti dentro e fuori il Pd è rimandata. Il Pd continua a indicare la via. Renzi potrà fare il leader di lotta e di governo e mangiare polvere sulla strada come ai bei tempi della Leopolda. E a ostacolare l’avanzata che ad oggi pare inarrestabile dei 5 stelle. Con l’incognita centro-destra, bacino intramontabile a cui guarda parte del ceto medio nazionale, fra la tentazione del populismo leghista e il senso di responsabilità proprio dei moderati.

L’Italia è l’America. Certo è l’America di Gentiloni. Sbagliato pensare che il Conte Paolo sia solo un esecutori degli ordini di Matteo. Allo stesso modo sarebbe stato sbagliato pensare a Mattarella solo come a un soprammobile nel salotto della democrazia italiana. La politica italiana riserva sorprese e ancora ne riserverà. Lo schema ormai è quello: outsider in prima linea, allo scoperto. Ma alla fine, chi taglierà il traguardo?

ANSA /Alessandro Di Meo
Enrico Letta, nel gelo assoluto, scambia la campanella con Matteo Renzi Roma 22 febbraio 2014
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