I retroscena sulle dimissioni dei ministri Pdl
I retroscena sulle dimissioni dei ministri Pdl
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I retroscena sulle dimissioni dei ministri Pdl

Perché è arrivato il comunicato delle 18; cosa succederà adesso - la nota ufficiale di Berlusconi - Governo Letta story - l'analisi - aggiornamenti in diretta -

Neppure l’onore delle armi a Silvio Berlusconi. Non lo aveva detto un parlamentare del Pdl in una recente intervista a Panorama.it, ma l’ex direttore dell’Unità Peppino Caldarola, uomo di sinistra, oservatore raffinato che invitava il Pd, ex Pci-Pds-Margherita-Ds, a riflettere piuttosto perché il Cavaliere l’ha battuto per vent’anni.

Invece di “fare a gara con i giudici” al Senato su chi fa prima a far decadere il tre vollte presidente del Consiglio da senatore. E, invece, il 4 ottobre la “ghigliottina” della Giunta delle Elezioni del Senato si abbatterà su Berlusconi,  facendolo decadere da senatore, senza avergli dato neppure quel diritto alla difesa, invocato perfino da Luciano Violante. Diritto ribadito dai capigruppo Renato Brunetta e Renato Schifani che consisteva nella richiesta di un parere alla Consulta sulla dubbia costituzionalità dell’applicazione retroattiva della legge Severino.

E invece la corrida giudiziaria è andata avanti senza sosta. Voci incontrollate di altri possibili arresti da Napoli (la cosiddetta compavendita di senatori) e da Milano (Ruby/2: inchiesta su presunta falsa testimonianza di decine di persone che a questo sarebbero state indotte da Berlusconi) hanno creato un corto circuito infernale che si è intrecciato con la sorte del governo. Mettendo l’ex premier senza scampo. Come fosse un criminale comune e non l’istituzione che ha rappresentato per quasi vent’anni l’Italia all’estero: ha presieduto un G7 e un G8.

Finiscono così alle 18 dell’ultimo sabato di settembre, quelle larghe intese, che senza Berlusconi paradossalmente non sarebbero mai nate. 

C’ è da dire comunque che le dimissioni dei ministri pdl allo stato sono state annunciate e non ancora consegnate. E nello stato maggiore del Pdl c’è chi come Fabrizio Cicchitto, autore del libro su “L’uso politico della giustizia” (tanto apprezzato dal presudente fondatore del Pdl) dice che “una decisione così rilevante andava discussa nel partito”, pur riconoscendo ai ministri, che hanno subito accettato l’invito di Berlusconi, “un comportramento cristallino”.

Comunque, sia è crisi. Nonostante senza il Cavaliere le larghe intese non arebbero mai nate. E’ stato  lui con il Pdl a battere il pervicace e “non risolutivo” (parola di Giorgio Napolitano) tentativo di Pier Luigi Bersani di fare un governo con chi ci stava dei Cinquestelle. Una maggioranza mai nata, grazie al capo dello Stato. Ma l’Italia, grazie al Pd e a Bersani, è rimasta per sessanta giorni sull’orlo del baratro.

Era stato Berlusconi il primo a pregare Napolitano ad acettare un secondo mandato. Bersani e gli altri si accodarono. Voci di Transatlantico, mai confermate, però dicono che sarebbe stato proprio il Pd di Bersani a chiedere a Napolitano di dimettersi alla vigilia di Pasqua, per spianare la strada a un Romano Prodi o a uno Stefano Rodotà per quel governo di “cambiamento” con chi ci stava dei Cinquestelle che fece venire l’orticaria al presidente.

Ed ora paradossalmente l’uomo, che, seppure accerchiato dalle vicende giudiziarie, si prese la responsabilità di  dare una risposta per il bene del paese, viene additato dal segretario pro tempore del Pd, Guglielmo Epifani, come uno “sfasciatore”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato quel “ricatto”, così lo ha definito il Pdl, del premier Enrico Letta nella notte di venerdì 28 settembre che “sulla pelle degli italiani” (ha attaccato Berlusconi) farà scattare l’aumento dell’Iva.

Berlusconi, nella nota (leggila qui ) in cui chiede il ritiro della delegazione dei suoi ministri dal governo, punta l’indice:

“Non possiamo essere complici di questa ulteriore, odiosa vessazione della sinistra nei confronti degli italiani”.

Angelino Alfano ha risposto immediatamente all’invito: i  ministri si dimettono. Letta ritirando il decreto che avrebbe fatto slitttare l’aumento dell’Iva ha accusato il Pdl per le dimissioni in  massa dei parlamentari. E ha così replicato alla richiesta del suo vice Alfano, ministro dell’Interno e segretario del Pdl, di  inserire nel dibattito alla Camera per un chiarimento sul governo, il tema nodale della giustizia.

L’Italia, tra l’altro, è sotto procedura d’infrazione da parte della Ue perché non c’è una vera responsabilità civile dei giudici.

E invece, no: l’Iva si aumenta. E “sulla pelle degli italiani”, quando anche il Pd aveva fatto la voce grossa nei giorni scorsi per impedire che scatti dal 21 al 22 per cento. L’irrigidimento di Letta è arrivato tra l’altro dopo che Brunetta e Schifani si erano precipitati a spiegare in una lettera al capo dello Stato che le dimissioni di massa erano più un fatto politico che reale (consegnate nelle mani dei capigruppo e non dei presidenti di Camera e Senato), un fatto di alto valore simbolico per testimoniare la solidarietà al presidente Berlusconi e che non avrebbe inciso sulla vita del governo. Un atto insomma, come ha spiegato a Panorama.it il senatore Pdl Augusto Minzolini, per impedire che a Berlusconi accada quello che successe a Bettino Craxi: “Noi siamo compatti a sua difesa e invece quando a Bettino arrivarono avvisi di garanzia e monetine non si trovava più un socialista per Roma!”.

Eppure, solo poche ore prima del ritiro dei ministri pdl e quindi della crisi, lo stesso Brunetta e altri del Pdl hanno apprezzato le parole coraggiose di Napolitano, in visita a Poggioreale, a favore di indulto e amnistia. Parole che, secondo una prassi ormai consolidata a sinistra, stavolta non hanno avuto il plauso del Pd, ma sono state accolte con silenzio glaciale.

E intanto, come se nulla fosse, come se il capo dello Stato non avesse detto proprio niente, esponenti pd sono andati in tv a chiedere la conta in Parlamento. Le parole di diaologo in extremis di “Lord Carrington” (così nel vecchio Pci veniva chiamato il migliorista, socialista mancato, Napolitano, non solo per l’aplomb alto borghese, ma anche perché ritenuto “l’americano”: Lord Carrington era l’ex segretario generale della Nato) sono cadute nel vuoto.

Brunetta aveva detto che se ci fosse stato un serio dibattito per arrivare alla riforma della giustizia gli sarebbe stato bene anche un patto di legilsatura fino al 2018. Quello che in realtà proprio temeva Epifani, che in un conciliabolo in questi giorni, secondo gossip di Transatlantico, avrebbe detto: se questi lo chiedono, siamo fregati. Solo gossip incontrollati. Dai quali però viene il sospetto forte su chi avrebbe in realtà voluto la crisi di governo.

Ora si andrà in  parlamento; prima per certificare la morte delle larghe intese, poi per trovare un’altra maggioranza, probabnilmente con un Letta-bis Il vicemnistro Stefano Fassina è già certo: “Non si andrà a ellezioni, c’è un’altra maggioranza”. Torna il vecchio sogno- incubo di Bersani di fare il governo con chi ci sta dei Cinqueastelle. Torna il tentativo, anche questo davvero difficile se non impossibile, di spaccare il Pdl.

Una cosa è certa Napolitano tenterà di fare un nuovo governo per cambiare il Porcellum. Senza questo non  si va alle urne, ha detto il presidente più volte. Ma con chi si modifica il Porcellum, con i transfughi di Beppe Grillo? E soprattutto, alla fine di una giornata drammatica gli italiani hanno di fronte una domanda: chi l’ha voluta veramente la crisi?

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