Foibe: 10 febbraio, la Giornata del ricordo
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Foibe: 10 febbraio, la Giornata del ricordo
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Foibe: 10 febbraio, la Giornata del ricordo

La testimonianza in uno scritto di Walter Jonna, autore di diverse ricerche storiografiche su questo argomento - Foto

Oggi, 10 febbraio si celebra la Giornata del ricordo per le vittime della carneficina delle foibe nella Venezia Giulia e nell'Istria ed il conseguente esodo da quelle terre di oltre trecentomila connazionali. Questa data fu istituita per ricordare la tragedia che colpì molti italiani durante l’ultima fase della seconda Guerra Mondiale, con la legge 30 marzo 2004 n. 92  “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

La Giornata del ricordo viene celebrata ogni anno dalle massime autorità politiche italiane con una solenne cerimonia nel palazzo del Quirinale al cospetto del Presidente della Repubblica, che conferisce le onorificenze alla memoria ai parenti delle vittime.

Si legge in uno scritto di Walter Jonna, autore di diversi articoli su questo argomento: “Da più parti, ed in primo luogo dagli Organi ufficiali dello Stato, si propongono oggi cerimonie e ricostruzioni documentate da testimonianze incontestabili; ciò induce ad affrontare quanto accaduto in quelle terre cui è legata tanta parte della nostra storia.

Il genocidio perpetrato dalle milizie titine fu preludio al Trattato di Parigi del 1947 ed alla perdita di Istria, Pola, Fiume e Zara. “La ratifica del trattato di pace, da parte del Parlamento italiano, determinò la decadenza della nostra sovranità su quelle terre, i cui abitanti scelsero l'esodo di massa.

Si evidenziarono così due contraddizioni:

1) Il patto di Londra del marzo 1915 aveva riconosciuto all'Italia il diritto di realizzare l'unità nazionale con l'annessione dell'intera Venezia Giulia e della Dalmazia. Trent'anni dopo, gli eredi di quella stessa diplomazia internazionale attribuirono il territorio giuliano–dalmati alla Jugoslavia, interpretando il nodo antitetico il principio etnico e di nazionalità.

2) Per tutto il Risorgimento, l'obiettivo condiviso era stata l'estensione della sovranità italiana a tutti i territori situati entro il confine naturale. Coerentemente, i Governi succedutisi tra il 1945 e il 1947 avrebbero dovuto rifiutare le clausole del trattato di pace o per lo meno chiederne la revisione. Al limite, avrebbero potuto subire il trattato senza firmarlo, come fece il Giappone. Invece concordarono il “diktat” ed avvallarono la perdita della sovranità italiana sul tre per cento del territorio nazionale.

Non solo: così facendo, si stendeva un velo sulle atrocità perpetrate dalle milizie titine. Troppo lungo sarebbe rievocare il calvario delle genti istriane, elencare le stragi perpetrate dagli slavi a Pola, Rovigno, Parenzo, Montona, Visinada, Verteneglio, Buie, Capodistria, Pisino, Trieste, Gorizia. Quanti nomi e quanti orrori compiuti dagli aguzzini di Tito rimarranno per sempre ignorati. Ben ventimila furono gli italiani prelevati dalle loro case e trascinati verso un tragico destino. A Basovizza e Monrupino gli infoibati – oltre quattromilacinquecento – sono calcolati a metri cubi e nelle altre centinaia di foibe, sparse in Istria e nel Carso al di là dell'ingiusto confine, ha gravato sino al 2004 il silenzio.

Questo abisso di orrore che ha colpito i nostri connazionali, trucidati per il solo fatto di essere italiani, o nella migliore delle ipotesi, costretti ad un tragico esodo, viene finalmente ricordato e trasmesso alle nuove generazioni”.

Questa la dichiarazione di oggi, riportata dall’Ansa, del Presidente del Senato Pietro Grasso durante la cerimonia del Giorno del ricordo a Palazzo Madama. "Con intensa e profonda commozione sono oggi qui, insieme a voi, per ricordare una delle pagine piu' tristi che il nostro Paese, il nostro popolo ha vissuto: la tragedia della guerra, delle foibe, dell'esodo".

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