Tra Fitto ed Alfano il "terzo" gode
Tra Fitto ed Alfano il "terzo" gode
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Tra Fitto ed Alfano il "terzo" gode

Nei corridoi della politica si commentano le ultime vicende interne al Pdl che andrebbero a vantaggio del terzo incomodo, Silvio Berlusconi. Bossi: "Alfano? E' un traditore"

«È chiaro anche a noi e soprattutto a un politico raffinato come Fitto; sappiano che tanto il congresso non si farà. Ma con la sua discesa in campo Raffaele ha di fatto ridato il boccino in mano al Cavaliere. Ora c’è qualcuno che sfida Alfano, obiettivo ridimensionare l’attuale segretario Pdl, vicepremier nonché ministro dell’Interno. Hanno scritto che Silvio Berlusconi sarebbe arrabbiato con Fitto, ma quando mai? Minchiate… È chiaro che il Cav vuole l’unità, ma così i giochi si riaprono e Raffaele ha ridato, sottolineo, il boccino in mano al presidente».

Parole di uno dei "lealisti" che parla con Panorama.it in cambio del più assoluto anonimato, e chiude con un’accusa acuminata ad Angelino Alfano, un po’ sopra le righe: «E mica uno poteva pensare di scappare di casa così portandosi dietro l’argenteria con quei 23 al Senato!». 

Il giallo Fitto viene così spiegato da uno del gruppo dei 100 tra cui molti pezzi importanti, ribellatisi ad Alfano, capeggiati dall’ex governatore pugliese ed ex ministro agli Affari regionali e alla Coesione territoriale dei governi Berlusconi. Lealisti, la cui anima morale e politica è il coordinatore Sandro Bondi, che si scaglia “contro la parata dei ministri pdl a palazzo Chigi» e tuona: «Silvio decade e il Pdl che fa?».  Bondi ne fa «una questione morale».

Dal canto suo il giovane Fitto, 44 anni, due più di Alfano, ma aspetto da eterno ragazzo, obbedendo al suo stile dosa con il bilancino le parole, dopo l’intervista a «Il Corriere della sera» e la partecipazione a «Ballarò», dove è tornato a chiedere l’azzeramento degli incarichi. Un invito diretto innanzitutto ad Alfano. 

Fitto, nel Transatlantico di Montecitorio si limita a dire: «Io non voglio nessuna poltrona, nessun posto, la mia è solo una battaglia politica». Per ristabilire, insomma , che il leader è e resta Berlusconi, perché in Italia ci sia un centro destra non succube della sinistra, si mantenga il bipolarismo. E si faccia una riforma della giustizia, punto e basta. 

Stamattina i giornali gli attribuiscono: «Alfano ora dovrà dimostrare  di avere i voti». Un’ indiscrezione che però fa pendant con il suo pensiero.

Chi l’avrebbe mai detto? Anche il Pdl (come un volta i Ds con Massimo D’Alema e Walter Veltroni) ha i suoi «Dioscuri», tutti e due ex dc, ma dalle strategie diverse e dunque in lotta tra loro. 

Giocando con la fantasia Fitto potrebbe essere il D’Alema del caso, non solo perché anche Max con la Puglia ha a che fare, e lì Fitto lo ha combattuto a spada tratta, ma può essere paragonato al D’Alema che difese l’identità del suo partito; Alfano potrebbe più essere il «doroteo» Veltroni che volle un Pd più aperto ai cattolici, quello maggioritario mai nato. E con i cattolici versione Cl Alfano avrebbe molto a che fare.

E' chiaro che il Pdl e i suoi Dioscuri ex dc sono cosa completamente diversa. Ma una cosa è certa: il giovane Raffaele non molla. Alfano pure. Come finirà? «Troverà come sempre la quadra il Cav, al quale Fitto ora ha ridato in mano il boccino», spiega convinto l’anonimo lealista.  

La sintesi più netta intanto la scolpisce Umberto Bossi nel cortile di Montecitorio mentre si fuma il solito sigaro: "Questi non hanno capito che Silvio i soldi glieli ha solo prestati; ora glieli devono ridare indietro. A me è simpatico quel giovane pugliese, quello lì, come si chiama... Fitto, perché lui ha dato una mano a Berlusconi. Alfano è un traditore. Ora Silvio sta meglio, sta bene e vedrete come reagirà".

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