Esteri

Il discorso di Putin tra patriottismo e guai economici

Il presidente russo promette l'amnistia fiscale agli oligarchi che hanno portato i capitali all'estero e attacca gli Stati Uniti

Russia

Anna Mazzone

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Vladimir Putin chiude con uno slogan fortemente patriottico il discorso annuale sullo stato dell'Unione fatto alla Duma. La Russia - secondo il presidente - ha bisogno di serrare i ranghi e di stringere i denti contro il nemico di sempre: l'Occidente. Il capo del Cremlino ha messo in guardia i russi dai "tempi duri" che stanno per arrivare e le sue prime parole sono state per la crisi in Ucraina.  

La Crimea è "terra sacra" per Mosca e per questo godrà di agevolazioni fiscali e contributi finanziari per far ripartire la sua economia. E su Kiev Putin ha ribadito la sua posizione, accusando i governi occidentali di cercare di tirare su un'altra cortina di ferro attorno alla Russia. Nel mirino del presidente russo più che l'Europa ci sono gli Stati Uniti, causa - secondo Putin - di tutti i mali della Russia. E a Washington il capo del Cremlino lancia un messaggio chiaro: non pensate di poter parlare con Mosca in una posizione di forza, perché non siete superiori alla "Grande madre Russia". 

Ma Putin ha anche assicurato che non è intenzione di Mosca autoimporsi un isolamento e che la Russia non chiuderà i canali di comunicazione sia con l'Europa che con gli Usa, anche se Mosca sta già guardando altrove, al bacino di "amici" della regione asiatico-pacifica e all'America Latina, una terra dalle enormi potenzialità, che la Federazione russa ha tutta l'intenzione di "usare".

Ma, al di là della retorica patriottica, Vladimir Putin sa bene che deve mettere mano a un'economia in caduta libera. La Russia è stata fortemente colpita dal calo del prezzo del petrolio e anche dalle sanzioni occidentali. Il rublo, che sotto Putin è sempre stato un simbolo di stabilità, patisce i colpi di una svalutazione che a Mosca non si vedeva dal 1998. A questo si aggiunge che, secondo le previsioni del governo, il prossimo anno la Russia sarà in recessione.

Anche per cercare di tamponare queste fosche previsioni, il presidente russo nel suo discorso al Parlamento ha annunciato una mossa a sorpresa: il condono fiscale totale per tutti gli oligarchi che hanno portato i loro capitali all'estero. Il presidente russo li ha invitati a riportare i denari a casa, promettendo che non sarà effettuato alcun controllo, né che verrà richiesto loro di pagare le tasse su quanto rientra entro i confini della Federazione. 

La Russia ha bisogno di liquidità, e l'amnistia fiscale decisa da Putin potrebbe essere un buon modo per riappropriarsi dei capitali "perduti". Si stima che solo quest'anno gli oligarchi abbiano portato fuori dalla Russia circa 100 miliardi di dollari, e adesso Putin promette che nessuno gli farà domande se li riporteranno a casa. Ma non basta, sul piano economico il presidente russo ha deciso di mettere in piedi un pacchetto di misure di stimolo per far ripartire l'economia. Le sanzioni e il deprezzamento del petrolio finora ha pesato sulle casse russe per 140 miliardi di dollari. 

Il pacchetto di misure si articola in tre punti. Oltre al ritorno dei capitali in casa, Putin ha deciso di congelare la pressione fiscale alle imprese per quattro anni. In più, vengono dati più poteri alla Banca centrale per combattere gli "speculatori" e vengono fatti dei prestiti agevolati da parte del Fondo Nazionale per il Welfare alle principali banche del Paese che versano in difficoltà. Basterà questo per rilanciare l'economia? I russi si devono preparare a un anno di lacrime e sangue, dice Putin, ma il malessere nel Paese è più che tangibile. 

 

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