Migranti, perché il Trattato di Dublino sarà difficile da modificare

La lettera aperta di MsF e poi la Corte di Giustizia Ue che dà ragione all'Italia sul ricollocamento. Ma l'Europa dorme e ha poco coraggio

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Migranti bloccati a Tajoura, 15 km da Tripoli, in Libia - maggio 2017 – Credits: MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images

Alessandro Turci

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Due avvisi ai naviganti quasi nello stesso giorno. Da una parte la lettera aperta di Medici Senza Frontiere ai governi europei, dall’altra la Corte di giustizia che dà ragione all’Italia sulla condivisa ricollocazione dei migranti, contro il ricorso voluto dai paesi di Visegrad. Sullo sfondo, un’intervista del Corriere della Sera al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che offre spunti interessanti.

Il j’accuse di MSF giunge a pochi giorni da una vera e propria sfuriata di Gino Strada contro il Codice Minniti, raccolta da Repubblica, e restituisce bene il clima di sconcerto che il mondo delle ONG sta vivendo in questa fase storica di grande debolezze giuridica da parte del legislatore europeo e nazionale.

LE CONTRADDIZIONI DI DUBLINO

Nonostante il piglio energico, le parole di Tajani non riescono a risolvere l’incertezza determinata dalle forze in campo, e questo perché il problema dell’Europa è semplice. Il regolamento di Dublino non è infatti stato disegnato per gestire la situazione attuale di afflusso massiccio di sfollati.

Si pensi ad esempio all’art. 13, par. 1, del regolamento che considera irregolare l’ingresso degli stessi potenziali richiedenti asilo, anche quando esso avviene in seguito ad una traversata in mare che impone (da suo regolamento medesimo!), agli Stati “costieri” di intervenire con un’operazione di ricerca e soccorso in mare .

La situazione straordinaria degli ultimi anni ha evidenziato quindi la mancanza di strumenti giuridici efficaci a gestire la crisi, amplificata oramai dai molti oracoli politici “dell’invasione etnico-culturale”, che numeri alla mano non esiste. Di fronte a questa debolezza giuridica gli Stati nazionali sono quindi passati, o si sono visti costretti, a gestire la crisi per le “vie brevi”.

LE VIE BREVI

Lo stesso capo della Polizia Franco Gabrielli ha ricordato ad Avvenire come l’Italia abbia in essere ben 267 accordi segreti con Stati dai quali provengono migranti e che questi accordi sono a tutti gli effetti strumenti di cooperazione di polizia, e non necessitano di un passaggio in Parlamento. Ma Gabrielli stesso ha ricordato come la Polizia non può essere la foglia di fico di altri. Insomma, tocca alla politica dare risposte serie e alte.

GLI ACCORDI PER "VIE BREVI"

Dal momento che l’accordo tra UE e Turchia è un accordo fatto "per le vie brevi", come il codice Minniti per le ONG (nel senso che parliamo di una scrittura privata sottoscritta da governo italiano e singole organizzazioni, punto) e dato che non conosciamo né valenza giuridica né sostanza dell’accordo tra Italia e tribù libiche che attualmente garantisce zero sbarchi sulle nostre coste, il risultato per migliaia di migranti sono purtroppo le condizioni descritte da Medici Senza Frontiere nella sua lettera aperta, della quale può essere utile leggere anche solo un passaggio: “Medici Senza Frontiere (MSF) ha assistito le persone nei centri di detenzione di Tripoli per più di un anno e ha visto con i propri occhi questo schema di detenzione arbitraria, estorsioni, abusi fisici e privazione dei servizi di base che uomini, donne e bambini subiscono in questi centri. E sappiamo peraltro che questi centri ufficiali non sono che la punta dell’iceberg. Gli uomini ci hanno raccontato come a gruppi siano costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate.

EUROPA SENZA CORAGGIO

Insomma l’Europa non ha avuto sinora il coraggio di una legge quadro; ecco perché le parole di Tajani più che alla speranza non possono fare appello: “voteremo in commissione il 12 ottobre e mi auguro che entro l’autunno ci possa essere il voto definitivo dell’Assemblea.”

Le speranze sono molte ma intanto il calendario impietoso ci ricorda la realtà, ossia il 26 settembre scade l’accordo sui ricollocamenti, già di fatto disatteso da Visegrad e non solo (vedi Parigi), e dai lavori della Commissione non c’è nessun segnale che la famigerata norma sul paese di primo ingresso venga modificata. Nella sostanza Dublino IV sarà come Dublino III.

Insomma se l’Europa, e gli stati nazionali, allontaneranno lo spettro immigrazione clandestina solo con le scorciatoie o con la subdola distinzione tra migranti economici e non, il rischio è la cronicizzazione del fenomeno e la volgarizzazione del dibattito politico.

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