Cronache e immagini del conflitto in corso in Ucraina da oltre tre anni, che ha provocato finora più di 10 mila morti. Nonostante gli accordi di pace siglati a Minsk nel 2015 abbiano ridotto la ferocia dei combattimenti, la "guerra a bassa intensità" tra i nazionalisti ucraini e i ribelli separatisti filorussi continua sia sul terreno, sia nelle schermaglie tra le grandi potenze sul fronte diplomatico.


La minaccia dell'appoggio Usa a Kiev (forse)

1 agosto 2017 - "Noi riteniamo che tutti i paesi, soprattutto quelli che in qualche modo pretendono di avere un ruolo nella soluzione" della crisi in Ucraina, "debbano comunque evitare qualsiasi azione che possa provocare un altro giro di tensioni in questa regione già complicata". Così il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha commentato le dichiarazioni del capo del Pentagono James Mattis secondo cui Washington è pronta a fornire armi, compresi i missili anticarro, alle truppe di Kiev impegnate nel conflitto nel Donbass contro i miliziani separatisti che Mosca è accusata di sostenere militarmente.

È la prima volta che gli Usa si espongono nel conflitto Mosca-Kiev.

Quattro soldati ucraini morti nel Donbass

20 luglio 2017 - Almeno quattro soldati ucraini sono morti e altri tre sono rimasti feriti nelle ultime 24 ore del conflitto nel Donbass: lo riferisce il comando delle forze governative dell'operazione nel sud-est ucraino, secondo cui tre dei militari deceduti sono stati uccisi dall'esplosione di "un oggetto non identificato" a Novotoshkovskoe.

I miliziani separatisti denunciano a loro volta il ferimento di tre civili in bombardamenti d'artiglieria delle truppe di Kiev a Trudovskie e Oleksandrivka.

Il "Quartetto di Normandia" in Conference Call

19 luglio 2017 - I leader dei paesi del cosiddetto Quartetto di Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) discuteranno del conflitto nel Donbass in una conversazione telefonica in programma il 24 luglio: lo fa sapere Martin Sajdik, il rappresentante dell'Osce nel Gruppo di contatto Russia-Ucraina-Osce (a cui di fatto si uniscono anche i separatisti). 

Nasce il partito politico della ex top gun Nadia Savcenko

19 luglio 2017 - L'ex pilota militare ucraina Nadia Savcenko ha adesso un suo partito politico: la Piattaforma politico-sociale di Nadezhda Savcenko. Lo fa sapere la deputata stessa attraverso Facebook: "D'ora in poi, sono non solo una deputata dell'Ucraina fuori dai gruppi, ma anche leader e presidente di un partito politico."


Nadia Savcenko venne eletta nel 2014 come capolista del partito di Timoshenko quando era in carcere in Russia. L'ex pilota di elicotteri che ha combattuto nel Donbass contro il battaglione Aidar è stata liberata nel maggio 2016 in un vero e proprio scambio di prigionieri dopo due anni passati dietro le sbarre e una condanna a 22 anni in un controverso processo in Russia. 

Zakharcenko annuncia la nascita della "Piccola Russia"

19 luglio 2017 - Cogliendo apparentemente tutti in contropiede, il leader dei separatisti filorussi dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Aleksandr Zakharchenko, il 18 luglio ha annunciato unilateralmente la creazione di un "nuovo Stato" federale, che nelle sue intenzioni prenderà tout court il posto dell'Ucraina. 

Sempre che veda mai la luce, si chiamerà Malorossija, un nome di epoca zarista che significa "Piccola Russia", in riferimento al territorio che ai tempi degli zar copriva quasi completamente la superficie dell'attuale Ucraina. Secondo i separatisti di Donetsk, la nuova entità statale sarà fondata dopo un referendum (Un deja vu di quello con cui a marzo del 2014 venne annessa alla Russia la penisola Ucraina di Crimea). Ne sarà capitale Donetsk, mentre lo status di Kiev, capitale riconosciuta dell'Ucraina in tutto il mondo (inclusa la Russia), sarà ridotta a "centro storico e culturale".

La reazione di Kiev

Una provocazione evidente verso Kiev, la cui risposta non si è fatta attendere. La "Piccola Russia" avrà breve vita, proprio come la già "sepolta" Novorossija proclamata tre anni fa quale unione delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko promettendo che Kiev "ripristinerà la propria sovranità sul Donbass e sulla Crimea".

I "forti dubbi" di Lugansk e il silenzio della Russia

Neanche il Cremlino ha dato ufficialmente il suo appoggio all'idea di Zakharcenko, e gli stessi separatisti di Lugansk hanno dichiarato, mediante l'ufficio stampa dell'autoproclamato presidente della seconda regione ribelle del bacino del Donbass, Igor Plotnitsky, di non essere stati consultati e di nutrire "forti dubbi" sul progetto del leader dei filorussi di Donetsk.

Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha affermato che si tratta di un'iniziativa personale di Zakharcenko, aggiungendo che Mosca "ne è venuta a conoscienza attraverso i media". Il Cremlino non ha però bocciato l'iniziativa a priori: "Questo tema è oggetto di riflessione e analisi", ha dichiarato, assicurando però che "la parte russa mantiene il suo impegno negli accordi di Minsk" del 2015 per cercare di mettere fine al conflitto nel Donbass.

Non tutti però credono alle parole di Peskov. Alcuni analisti ritengono impossibile che uno dei leader più importanti dei separatisti rilasci dichiarazioni del genere lasciandone all'oscuro il Cremlino, accusato di sostenere militarmente i ribelli. Secondo il politologo Gleb Pavlovski, si tratta di un modo "per fomentare il contrasto con Kiev con metodi non militari".

Un avvertimento al "Quartetto di Normandia"?

E molti considerano la sparata di Zakharcenko una sorta di avvertimento che Mosca ha lanciato agli altri attori internazionali impegnati nelle trattative sulla crisi Ucraina. A Germania e Francia, che assieme a Russia e Ucraina prendono parte ai negoziati del cosiddetto "Quartetto di Normandia", e che hanno condannato fermamente l'annuncio di questa fantomatica "Piccola Russia".

Ma anche agli Usa, il cui peso sul dossier ucraino potrebbe aumentare ulteriormente con la recente nomina del nuovo rappresentante speciale Kurt Volker, che il 9 luglio ha accompagnato il segretario di Stato americano Rex Tillerson nella sua visita ufficiale a Kiev. 

Osce, 56 civili uccisi e 255 feriti da inizio anno in Ucraina

18 luglio 2017 - Sono 56 i civili morti a causa del conflitto nel Donbass dall'inizio dell'anno e 255 quelli rimasti feriti: lo riferisce Alexander Hug, numero due della missione speciale di monitoraggio dell'Osce, in una conferenza stampa a Lugansk. Lo riporta l'agenzia Interfax.

Esplode granata a Odessa: muore un ragazzo di 16 anni

17 luglio 2017 - Un ragazzo di 16 anni è morto e altri due sono stati feriti per l'esplosione di una granata a Odessa, in Ucraina meridionale. Lo riporta 112.ua, secondo cui la deflagrazione è avvenuta in un appartamento. I ragazzini avrebbero infatti trovato la granata, una Rgd-5, in un garage e l'avrebbero portata a casa di uno di loro. 

Mh17, Poroshenko: i responsabili siano puniti

17 luglio 2017  "Crediamo nell'imparzialità della giustizia olandese e nell'inevitabilità del fatto che coloro che hanno progettato e commesso questo crimine siano messi di fronte alle loro responsabilità": lo ha scritto su Facebook il presidente ucraino Petro Poroshenko nel terzo anniversario della tragedia del volo Mh17, quando, il 17 luglio del 2014, un Boeing della Malaysia Airlines fu abbattuto sui cieli dell'Ucraina in guerra uccidendo le 298 persone a bordo.

Un'inchiesta penale internazionale ha stabilito che il missile che ha colpito l'aereo è stato lanciato da un territorio controllato dai ribelli da un lanciamissili mobile proveniente dalla Russia. Sulla stessa lunghezza d'onda il premier ucraino Volodimir Groisman: "Oggi - ha dichiarato - abbiamo sempre più prove che confermano che la sciagura dell'Mh17 è un atto terroristico premeditato. Un atto terroristico che ha tolto la vita a civili innocenti. Gli esecutori e gli organizzatori - ha concluso - devono subire una punizione".

Omicidio Nemtsov: "condanne lievi", nessun mandante

13 luglio 2017 - Il tribunale militare di Mosca ha inflitto oggi 20 anni di carcere all'ex vicecomandante del famigerato battaglione della polizia cecena Sever, Zaur Dadayev, ritenuto l'esecutore materiale del delitto.

Dopo otto mesi di udienze, la giuria aveva espresso a fine giugno un verdetto di colpevolezza, non unanime, contro Dadaev e i suoi quattro complici: i fratelli Anzor e Shagid Gubashev, Ramzan Bakhaev e Tamerlan Eskerkhanov. La pubblica accusa aveva chiesto l'ergastolo. Pene meno severe di quelle auspicate dalla pm sono state comminate anche agli altri quattro imputati: staranno in carcere dai 19 agli 11 anni. 

Restano invece ignoti i mandanti: coloro che ordinarono l'omicidio dell'ex vice premier, freddato a colpi di pistola la notte del 27 febbraio 2015 mentre, tornando a casa, attraversava con la sua giovane compagna un ponte a due passi dal Cremlino. La famiglia dell'oppositore ucciso - che allora stava lavorando a un rapporto sui soldati russi nel conflitto ucraino - non fa però mistero dei suoi sospetti su Ramzan Kadyrov, il controverso luogotenente di Putin in Cecenia che in passato ha più volte minacciato vari membri dell'opposizione.

"L'assassinio di Boris Nemtsov ha ricevuto la stessa condanna del regista ucraino Sentsov che non ha ucciso nessuno. È tutto quello che serve sapere sulla giustizia russa": così l'ex collaboratore di Boris Nemtsov, Ilya Yashin, ha commentato su Twitter le condanne comminate oggi ai cinque ceceni ritenuti responsabili dell'omicidio dell'ex vice premier e oppositore russo.

Nel 2015, il regista ucraino Olga Sentsov è stato arrestato in Crimea e condannato a 20 anni di detenzione per terrorismo. Secondo gli inquirenti, avrebbe preparato atti di sabotaggio nella penisola ucraina poi annessa da Mosca. Il regista si è sempre detto innocente e vittima di un processo politico. 

Ratificato l'accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea

12 luglio 2017 - Dopo anni di giravolte e colpi di scena, ha raggiunto finalmente il traguardo l'accordo di associazione tra l'Ucraina e l'Unione Europea, definitivamente ratificato l'11 luglio dal Consiglio europeo.

L'accordo sancisce l'impegno reciproco a una relazione stretta e a lungo termine su tutte le principali politiche. La sua piena implementazione partirà dal 1 settembre 2017, ma per la maggior parte è già operativo. Molte sue parti politiche e di settore sono state infatti applicate in via provvisoria dal 1° settembre 2014 e la parte inerenti il mercato dal 1° gennaio 2016.

Un risultato che, secondo i 28 Paesi del Consiglio europeo, darà una nuova spinta alla cooperazione in aree come politica estera e di sicurezza, giustizia, migrazioni, tasse, finanze pubbliche, educazione, digitale e ricerca.

Poroshenko: "Accordo è una sconfitta per Mosca"

"Era una delle richieste chiave di Euromaidan" ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko "e sono contento che siamo stati capaci di raggiungerlo assieme". La strada verso l'accordo di associazione Ucraina-Ue si era interrotta nel novembre del 2013 per la marcia indietro dell'allora presidente filorusso Viktor Ianukovich, dalla quale era scaturita la protesta di piazza Maidan, poi trasformatasi in una più ampia protesta antigovernativa.

"Il Cremlino - ha aggiunto Poroshenko - che ha mobilitato tutte le sue risorse contro l'accordo di associazione, ha violato cinicamente il diritto internazionale, e ha cominciato l'aggressione contro l'Ucraina, ha subito un'altra sconfitta. Sono convinto che vinceremo. L'Ucraina - ha concluso - entrerà sicuramente nella famiglia delle nazioni europee, sia nell'Ue sia nella Nato".

Tusk, Juncker e Mogherini in Ucraina

Intanto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini sono giunti a Kiev per il summit di due giorni Ue-Ucraina. È prevista la partecipazione del presidente ucraino, Petro Poroshenko

Kiev, una road map per l'adesione alla Nato

10 luglio 2017 - Ucraina e Nato inizieranno a discutere un programma per l'ingresso di Kiev nell'Alleanza atlantica: lo ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko dopo aver incontrato a Kiev Jens Stoltenberg

Il Segretario generale della Nato è giunto nella capitale ucraina, dove ha incontrato anche i membri della Verkhovna Rada, il parlamento, in occasione dei 20 anni della firma della Carta di partenariato Nato-Ucraina

Sottolineando che il suo Paese al momento non possiede i requisiti per l'ingresso nell'organizzazione internazionale di difesa e che non intende presentare "immediatamente" una richiesta di adesione, Poroshenko ha ribadito che l'Ucraina dovrà prima concentrarsi sulle riforme: "Dobbiamo realizzare un programma di riforme reale, un programma di collaborazione, sforzarci per raggiungere gli standard necessari, e in questo ci serve l'aiuto e la collaborazione dei nostri partner". Il Paese ha in tal senso una chiara road map, "un piano per i prossimi tre anni, fino al 2020".

Stoltenberg (Nato): "Mosca ritiri suoi soldati dal Donbass"

A margine dell'incontro, Stoltenberg ha ribadito in una conferenza stampa congiunta con Poroshenko, che "la Russia deve ritirare migliaia di soldati dall'Ucraina e interrompere il sostegno ai miliziani". "La Nato - ha aggiunto - resta salda nel suo sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina". 

La reazione di Mosca

Un eventuale ingresso dell'Ucraina nella Nato "non aiuterà a rafforzare la stabilità e la sicurezza in Europa": lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando le dichiarazioni del presidente ucraino Petro Poroshenko sulla futura adesione di Kiev all'Alleanza atlantica.

Peskov ha dichiarato che "per molti anni la Russia ha esternato le sue preoccupazioni per l'avvicinamento delle infrastrutture militari della Nato verso i suoi confini" e che l'eventuale ingresso dell'Ucraina nella Nato "potrebbe essere un altro passo in questa direzione". 

Tillerson a Kiev: Mosca faccia il primo passo

9 luglio 2017 - Le sanzioni americane ed europee contro la Russia resteranno in vigore finché Mosca non cambierà corso nell'Ucraina dell'est: lo ha detto il segretario di stato Usa, Rex Tillerson, nella sua prima visita ufficiale a Kiev.

Dopo un incontro col presidente ucraino Petro Poroshenko, Tillerson ha chiesto alla Russia di ''fare il primo passo per ridurre la tensione nell'Ucraina dell'est, in particolare per quanto concerne il cessate il fuoco e il ritiro del materiale militare'', chiedendo alla Russia di onorare i suoi impegni presi nel quadro degli accordi di Minsk e di usare la sua influenza sui separatisti per favorire una de-escalation della violenza.

Kurt Volker nuovo inviato Usa in Ucraina

8 luglio 2017 - Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha annunciato oggi di avere scelto Kurt Volker per guidare la diplomazia Usa in un nuovo tentativo di risolvere la crisi in Ucraina.

Già rappresentante permanente Usa alla Nato e direttore per gli affari europei ed euroasiatici al Consiglio nazionale per la sicurezza, Volker accompagnerà Tillerson nel suo viaggio a Kiev il 9 luglio e continuerà poi a tenere incontri regolari con l'Ucraina e gli altri membri del cosiddetto formato di Normandia: Russia, Germania e Francia.

Il presidente russo Vladimir Putin ha accolto con favore la nuova nomina. Il rappresentante speciale USA si recherà presto anche a Mosca per riunirsi con la controparte russa.

Sull'Ucraina trilaterale Germania, Francia, Russia al G20

Angela Merkel, Emmanuel Macron e Vladimir Putin si sono incontrati a margine del G20 di Amburgo e hanno concordato sull'importanza di un cessate il fuoco nell'Ucraina orientale, previsto dagli accordi di Minsk, e sulla necessità di "adottare misure efficaci che portino a un reale cessate il fuoco al confine e garantiscano il ritiro degli armamenti".

Dopo l'incontro trilaterale, la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha definito "molto lenti" i progressi nell'applicazione degli accordi di pace  "Ci siamo accordati per continuare il processo. Ma abbiamo osservato che il progresso è molto, molto lento", ha affermato, parlando di "punti di stagnazione se non addirittura di regressione".

Una visione comune con gli altri due Paesi, emersa insieme a un'apparente unità di intenti. Il primo ministro francese Macron lo ha chiarito in un video postato sul suo account Facebook: "Sappiamo quanto sia complicata la situazione sul terreno, perciò stiamo negoziando", ha detto, aggiungendo: "se avessi la soluzione in tasca l'avrei già usata e condivisa con i miei amici" e anticipando che probabilmente nelle prossime settimane si terrà una riunione del Quartetto Normandia, composto da Ucraina, Russia, Francia e Germania. 

Accordo Trump-Putin per un "canale bilaterale" su Ucraina

7 luglio 2017 - I presidenti di Usa e Russia si sono accordati oggi per aprire un "canale bilaterale" di comunicazione fra Washington e Mosca al fine di affrontare la questione del conflitto in Ucraina. Lo ha riferito il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, spiegando che la decisione è stata presa nel corso del bilaterale avvenuto a margine del G20 ad Amburgo.

Esplosione in una piazza centrale a Lugansk

7 luglio 2017 - Due esplosioni sono state registrate oggi a Lugansk, la capitale dell'autoproclamata repubblica separatista. Le autorità locali hanno qualificato entrambe le esplosioni come "attacchi terroristici".

La prima, apparentemente provocata da un ordigno artigianale, è avvenuta in prossimità della Casa del governo, dove secondo le forze dell'ordine "diverse persone sono state ferite e una donna, secondo le informazioni preliminari, è morta mentre raggiungeva l'ospedale". 

La seconda esplosione, avvenuta circa un'ora dopo e a una breve distanza, è stata più potente della prima. Secondo le informazioni preliminari si tratterebbe dell'esplosione di una macchina

Mosca prolunga l'embargo alimentare contro Ue

5 luglio 2017 - Il governo russo, con un decreto firmato dal presidente Vladimir Putin, ha formalizzato la proroga fino alla fine del 2018 dell'embargo contro l'import di alcuni prodotti alimentari dai Paesi europei che hanno varato sanzioni contro Mosca in conseguenza della crisi ucraina.

Il governo ha pubblicato il documento relativo sul suo sito internet. I Paesi colpiti sono i membri Ue, gli Usa, l'Australia, il Canada, la Norvegia, l'ucraina, l'Albania, il Montenegro, l'Islanda e il Lichtenstein. 

Omicidio Rocchelli, Kiev: "ucciso dai russi, non dall'unità di Markiv"

3 luglio 2017 - A uccidere il fotoreporter italiano Andy Rocchelli e il suo interprete Andrei Mironov sarebbero state "le forze terroristiche russe" e non l'unità della Guardia Nazionale ucraina in cui militava Vitaly Markiv, l'italo-ucraino arrestato dai carabinieri a Bologna il 30 giugno.

Lo sostiene il ministero dell'Interno ucraino in un comunicato che fa riferimento a "informazioni in possesso degli investigatori ucraini", come riportato dal sito 112. "Tutta questa storia puzza molto e sembra un'altra provocazione russa", ha detto il consigliere del ministro dell'Interno, nonché deputato della Rada, Anton Gerashenko.

"Nel battaglione non avevano i mortai. Le forze dell'ordine italiane devono fornire all'Ucraina le informazioni che precisano quali prove sono in loro possesso. Con grande probabilità si tratta di una provocazione di Mosca: i servizi speciali russi avranno passato all'Italia documenti fabbricati grazie ai quali è stato aperto il procedimento penale". 

Omicidio Andy Rocchelli: arrestato italo-ucraino

1° luglio 2017 - Dopo oltre tre anni dai fatti, ha trovato sbocco in Italia l'indagine si fatti che portarono all'omicidio del fotoreporter pavese Andy Rocchelli, 31 anni, a quello del giornalista e interprete russo Andrei Mironov e al ferimento del fotografo francese William Rogueolon

L'indagine, che sembrava arenata, soprattutto per mancanza di collaborazione da parte delle autorità ucraine, ha condotto all'arresto di Vitaly Markiv, un uomo italo-ucraino, accusato di aver comandato la milizia che in Ucraina, il 24 maggio del 2014, sparò i fatali colpi di mortaio.

Grazie al lavoro investigativo condotto dalla Procura di Pavia, in sinergia con i carabinieri e, in particolare, con il nucleo Ros dell'Arma, Markiv, 28 anni, è stato arrestato all'aeroporto di Bologna, dove era giunto con la moglie per far visita alla madre, e subito trasferito nel carcere di Pavia.

L'accusa a suo carico è di omicidio volontario, come hanno riferito il procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, il sostituto Andrea Zanoncelli e il comandante dei Ros, Paolo Storoni in una conferenza stampa a cui hanno presenziato anche i genitori di Andy, Rino Rocchelli e Elisa Signori.

"Ringraziamo coloro che hanno collaborato all'indagine - ha detto laconicamente Rino Rocchelli, apparso molto commosso come la moglie - Questo arresto deve rappresentare il punto di partenza per arrivare a far totalmente luce sulla vicenda".

Chi è Vitaly Markiv

Secondo quanto riferito dagli investigatori, Vitaly Markiv nasce in Ucraina nel 1989 e arriva in Italia nel 2002 insieme alla madre e alla sorella. Due anni dopo sua madre sposa un italiano, diventando cittadina italiana. La famiglia va a vivere nella zona di Tolentino, nelle Marche.

Quando Vitaly compie 18 anni, anche lui prende la cittadinanza, conservando la cittadinanza Ucraina. Per lavoro si trasferisce in provincia di Rimini, dove fa il dj in una discoteca e collabora in una palestra.

A fine 2013, quando infiamma la guerra in Ucraina tra milizie governative e filo-russi, Markiv torna nel Paese in cui è nato, e si arruola nella Guardia nazionale. Si guadagna in breve un ruolo simile a quello di sottoufficiale e viene posto al comando di una milizia che si installa su una collina di Sloviansk, a guardia di un ripetitore della televisione Ucraina, a poca distanza da truppe filo-russe.

L'omicidio di Rocchelli e Mironov, la testimonianza di Roguelon

È in questa area che il 24 maggio del 2014 un taxi accompagna Rocchelli, Mironov e Roguelon. I tre scendono dell'auto e cominciano a scattare foto e a effettuare riprese. Poco dopo contro di loro si scatena però l'inferno, quando dalla sommità della collina partono prima colpi di mitragliatrici e poi di mortai.

I tre, che non sono armati, cercano di nascondersi in un bosco nella valle, ma vengono nuovamente presi di mira. Rocchelli e Mironov muoiono, Roguelon, pur ferito, riesce a salvarsi. Proprio la testimonianza del fotografo sopravvissuto ha permesso di far luce sull'episodio, insieme ad alcune interviste che lo stesso Vitaly Markiv concesse a giornalisti italiani: racconti e immagini che hanno permesso di identificarlo come il capo della milizia attestata sulla collina di Sloviansk. In Ucraina Markiv è considerato allo stregua di un eroe di guerra

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