Un anno dalla secessione in Crimea
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Crimea, la penisola al centro delle tensioni tra Russia e Ucraina

Il territorio del Mar Nero da 300 anni è sotto l'influenza di Mosca, che lo considera un avamposto strategico

La Crimea è una penisola del mar Nero, collegata al territorio ucraino dall'istmo di Perekop e separata dalla Russia dallo stretto di Kersh. Da quasi tre secoli è nella sfera d'influenza di Mosca che la strappò all'impero ottomano nel 1783. E da allora ha combattuto diverse sanguinose battaglie - su tutte l'omonima guerra di Crimea del 1854-1855 e la resistenza all'occupazione nazista durante la Seconda Guerra mondiale - per mantenerne il controllo.

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La penisola, oltre che per ragioni storiche e culturali, rappresenta infatti per la Russia un avamposto strategico e a Sebastopoli ha sede la flotta del mar Nero. La popolazione è in maggioranza russofona, benché l'ucraino e il tataro siano molto diffusi. Dopo la rivoluzione russa, e la riorganizzazione territoriale degli anni successivi, assunse nel 1921 il nome di Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Crimea, parte dell'Urss.

Si deve a Nikita Krusciov la decisione, presa nel 1954, di assegnare la Crimea, da un punto di vista amministrativo, all'Ucraina. Una scelta di poco conto (al tempo) ma decisiva quando l'Unione Sovietica si sgretolò e la penisola uscì formalmente dal territorio della Russia.

Tradizionale destinazione di villeggiatura per la nomenclatura sovietica (Stalin aveva qui una celebre dacia, oggi museo), la Crimea soffri' di una cronica mancanza d'investimenti negli anni post-sovietici e allo scoppio della crisi fra Kiev e Mosca in seguito al Maidan del 2014 la maggioranza russofona manifestò il suo scontento. L'occasione fu pienamente sfruttata dal Cremlino che diede sfoggio di un nuovo tipo di tecnica militare, la "guerra ibrida", e grazie all'intervento dei cosiddetti "omini verdi"- ovvero truppe irregolari russe o filorusse - agevolò il ritorno della Crimea nella Federazione Russa attraverso il referendum del 16 marzo 2014.

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