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L'Ossezia guarda a Mosca e la Georgia teme una nuova Crimea

La repubblica filo-russa annuncia un referendum per tornare da Mosca ma la Georgia si oppone, con tutte le conseguenze e le preoccupazioni del caso

L’Ossezia del Sud si prepara a un referendum per aderire alla Russia. A renderlo noto sono state venerdì le autorità della regione separatista, guidata dal presidente uscente, Anatoly Bibilov. “Anatoly Bibilov ha firmato un decreto sullo svolgimento di un referendum nella Repubblica dell'Ossezia del Sud”, si legge in un comunicato ufficiale, che parla anche di una “aspirazione storica” ad entrare nella Federazione russa. Il referendum si terrà il prossimo 17 luglio. “Stiamo tornando a casa”, ha dichiarato Bibilov. “È giunto il momento di unirsi una volta per tutte. L'Ossezia del Sud e la Russia saranno insieme. Questo è l'inizio di una nuova grande storia”, ha proseguito.

L’idea è in sostanza quella di replicare quanto accaduto nel 2014, quando la Crimea tenne un referendum per entrare nella Federazione russa: un referendum il cui esito fu tuttavia fortemente contestato, anche perché si tenne mentre l’area era di fatto sotto il controllo delle forze di Mosca. Nel frattempo, le tensioni tra Georgia e Russia rischiano di tornare seriamente a salire. In passato Tbilisi ha definito “inaccettabili” le intenzioni dell’Ossezia del Sud di tenere una consultazione referendaria per aderire alla Russia. “Nessun referendum avrà valore legale durante l'occupazione, soprattutto sullo sfondo di centinaia di migliaia di nostri cittadini espulsi dalle loro case a causa della pulizia etnica e del divieto di tornare”, aveva dichiarato a fine marzo il ministro degli Esteri della Georgia, David Zalkaliani. In quelle stesse ore, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si era al contrario mostrato tutt’altro che freddo nei confronti di un eventuale referendum. “Non abbiamo intrapreso alcuna azione legale o di altro tipo al riguardo. Ma allo stesso tempo, in questo caso, stiamo parlando del popolo dell'Ossezia del Sud che esprime la sua opinione: trattiamo questa cosa con rispetto”, aveva dichiarato. Ricordiamo che, esattamente come l’Abcasia, la Repubblica dell’Ossezia del Sud è riconosciuta formalmente soltanto da Russia, Siria, Nicaragua, Venezuela e Nauru.

Va sottolineato che, come in Crimea, Mosca ha in passato rilasciato numerosi passaporti russi nell’Ossezia del Sud attraverso delle procedure semplificate. Questo fattore è stato alla base dell’intervento militare russo in Georgia nel 2008: in quel caso, il Cremlino – richiamandosi alla cosiddetta “dottrina Karaganov” – ha agito militarmente, sostenendo di voler tutelare i cittadini russi presenti nell’area. Non solo: questa politica dei passaporti facili è stata adottata da Mosca negli ultimi anni anche per quanto riguarda il Donbass. Ricordiamo inoltre che il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha recentemente ribadito la disponibilità verso un eventuale ingresso di Tbilisi nell’Alleanza atlantica.

Insomma, il contesto generale presente alcune significative analogie con il caso ucraino. In tal senso, il referendum previsto per luglio rischia di incrementare ulteriormente la tensione e di creare un nuovo fronte bellico. Mosca punta ovviamente ad estendere quella che considera la propria sfera d’influenza e ad indebolire Tbilisi in vista di un suo possibile ingresso nella Nato. Una Nato che, dal canto suo, non accetterà mai un referendum di adesione alla Russia né un ulteriore intervento militare in Georgia. Più in generale, questa crisi incipiente rientra nel più complesso contesto di una lotta per l’ordine internazionale: una lotta che, lo stiamo vedendo, vede contrapposti la Nato e l’asse sino-russo, che è orientato in senso marcatamente revisionista.

Si registrano infine dei potenziali problemi interni alla stessa Ossezia del Sud. Bibilov è stato recentemente sconfitto alle elezioni dal rivale Alan Gagloyev che, pur non essendosi detto contrario al referendum, ha espresso alcuni giorni fa dei dubbi sull’opportunità di tenerlo in una fase storica e politica come quella attuale.

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