Chiara Degl'Innocenti

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Il mormorio si fa intenso all’ingresso del Kwandong Hockey Center delle cheerleader della Corea del Nord venute a veder giocare la squadra femminile di hockey delle due Coree riunite contro la Svezia, o durante lo slalom maschile.

Le ragazze, tutte vestite di bianco e rosso o blu e rosso (secondo l'occasione), sono 229 e fanno parte della delegazione del Nord intervenuta alle Olimpiadi su cui si è concentrata un’immensa attenzione ma anche reazioni divise tra gli spettatori presenti ai Giochi e quelli che guardano la partita dalla tv.

Chi la pensa in modo positivo ritiene che le cheerleader, di cui ha fatto parte anche la moglie di Kim Jong-un, siano il simbolo della distensione che ha caratterizzato l’inizio del 2018 apparentemente lontano dall'attuale crisi nucleare.

Chi guarda la cosa con occhio critico, come il New York Times, nota che sotto lo stretto controllo dei funzionari nordcoreani, il gruppo di cheerleader sono entrate e uscite dal centro mettendo in scena uno spettacolo talvolta surreale.

Nel secondo tempo della partita, per esempio, mentre il megaschermo mostrava la richiesta di matrimonio di uno spettatore americano alla sua fidanzata, le cheerleader nordcoreane hanno continuato a cantare una sorta di slogan nazionale “siamo una cosa sola” come un disco rotto. Durante un’altra pausa, mentre alcune cheerleader del Sud cantavano e ballavano sulle note di “Girlfriend” di Avril Lavigne ancora le ragazze del Nord proseguivano con il loro inno di propaganda, come pilotate.

Come si diventa cheerleader in Corea del Nord

Viste come simbolo di forza nazionale e grande disciplina le cheerleader provengono da famiglie che fanno parte dell'elite a Pyongyang. Nonostante non facciano parte dell’esercito vestono comunque la “divisa” del Nord e sono considerate dal governo degli “strumenti del Partito dei lavoratori”, quindi come “soldati” devono dimostrare la forza del Paese e la disciplina dei suoi cittadini.

Ognuna di loro deve essere fedele alle idee del regime, ma deve anche rispettare dei canoni estetici precisi: non più piccole di 1 metro e 63 centimetri, ventenni, selezionate da agenzie governative che però non dà loro alcuna paga.

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