Edoardo Frittoli

-

Il 14 maggio 1948 David Ben-Gurion dichiarava la nascita dello Stato di Israele. Ripercorriamo i passaggi principali che portarono alla sua costituzione. 

Le origini dell'idea dello Stato ebraico

L'idea della costituzione in Palestina di una nazione ebraica nasce a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Alla fine dell'800 furono due i principali fattori che contribuirono a spingere per la realizzazione di una nuova realtà geopolitica abitata e governata da cittadini di religione ebraica: il primo flusso migratorio verso la Palestina fu generato dalle persecuzioni operate dalla Russia zarista nel contesto dell'ondata antisemita che interessò gran parte dell'Europa. I cosiddetti "pogrom" (saccheggi, devastazioni e violenze sui cittadini ebrei) proseguirono fino ai primi due decenni del secolo successivo. Il secondo fattore fu l'influenza del pensiero sionista di Theodor Herzl, che si fece promotore dell'idea politico-religiosa del "ritorno alla terra dei padri" e a Sion, il colle del Tempio di Gerusalemme.

La Palestina britannica (1920-1947)

L'Impero Ottomano, che governò la Palestina fino alla sconfitta del 1918, tollerò la crescita della popolazione ebraica durante le persecuzioni, che arrivò a contare fino a 85.000 coloni. Le più gravi tensioni tra la popolazione araba e i nuovi abitanti di religione ebraica furono alimentati dopo la Grande Guerra dall'ambigua politica britannica, che accanto alle promesse agli arabi di Palestina accettò di fatto le ambizioni sioniste con la "Dichiarazione Balfour" sulla creazione di uno Stato ebraico. L'apertura di Londra contribuì ad aumentare ulteriormente il flusso migratorio verso la Palestina. Nel 1920 la Società delle Nazioni votò la risoluzione che affidava il governo della Palestina ex-ottomana ad un Mandato Britannico. Durante gli anni '30, anche per la creazione del Regno di Transgiordania che mise a dura prova la convivenza tra arabi ed ebrei, si verificarono diverse sollevazioni della popolazione arabo-palestinese all'interno della quale nasceva la prima forma di organizzazione politica, che si tradurrà nel 1945 nella nascita della Lega Araba. Durante gli anni del Mandato gli Inglesi si impegnarono a limitare il flusso migratorio dei coloni ebrei al fine di mantenere l'equilibrio con gli Arabi palestinesi. 

Israele: uno Stato nato in guerra (1945-1948)

Proprio il secondo dopoguerra sarà cruciale per la nascita di Israele. Dopo la fine delle ostilità e dell'Olocausto, gli equilibri mondiali cambiarono in modo determinante. Emersero le due superpotenze vincitrici Usa e Urss, mentre nel quadro del processo di decolonizzazione iniziava in Medioriente il disimpegno britannico in Palestina e quello francese in Siria, fattori che contribuirono in modo determinante ad acuire le già pesanti tensioni. Queste si tradussero ben presto in gravi episodi di violenza anche nei confronti degli stessi Inglesi nell'ultima fase del Mandato, obiettivo degli attentati di una frangia estremista ebraica che ne avversava l'ambiguità politica.

I mesi precedenti la costituzione dello Stato di Israele furono drammatici. Caduto il limite all'immigrazione ebraica in Palestina imposto dalle autorità britanniche sin dagli esordi del Mandato per tentare di mantenere la pace in Palestina, gli Inglesi isituirono un blocco per respingere l'immigrazione "clandestina" dagli Ebrei reduci dall'Olocausto provenienti da tutta Europa e dagli Usa

Mentre gli Stati Uniti fecero propria l'idea sionista della nascita dello Stato d'Israele, Londra confermava il proprio disimpegno affidando la questione ad una decisione collegiale dell'ONU sul futuro della Palestina. La risoluzione 181 giunse infine il 29 novembre 1947 e stabiliva la partizione del territorio dell'ex-Mandato in due nazioni distinte, abitate l'una dalla popolazione araba, l'altra dagli Ebrei. Ai futuri cittadini di Israele furono attribuite la Galilea orientale e la fascia costiera da Haifa ad Ashdod, oltre al Neghev. Gerusalemme sarebbe stata governata da forze internazionali. All'annuncio della risoluzione, accanto alla gioia della popolazione ebraica, scoppiarono gravi tumulti per la reazione degli Arabi di Palestina. Nonstante l'assedio, il 14 maggio 1948 fu proclamato lo Stato indipendente di Israele, guidato dall'ex capo della Jewish Agency David Ben-Gurion. Contestualmente, quel giorno iniziò il ritiro delle truppe britanniche dal territorio del nuovo Stato, immediatamente riconosciuto da Usa e Urss.

La prima guerra Arabo-israeliana (1948-1949)

Mentre gli ex governatori della Palestina si preparavano a salpare, i paesi aderenti alla Lega Araba (Egitto, Transgiordania, Siria Libano e Iraq)  dichiaravano guerra al neonato Stato di Israele, che contava ormai una popolazione di mezzo milione di residenti. Sotto i primi bombardamenti dell'aviazione egiziana le forze della Lega Araba penetravano nel territorio israeliano. Nonostante l'aggressione, le forze del neonato IDF (Israeli Defense Forces) supportate dalla capacità produttiva di armi e munizioni (oltre all'apporto di mezzi ed aerei importati clandestinamente da Usa e altre nazioni tra il 1946 e il 1947), riuscì a respingere l'invasione e nel 1949 ad arrivare al cessate il fuoco sotto l'egida delle Nazioni Unite, le quali riconosceranno definitivamente i limiti territoriali di Israele, che rimarranno tali fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Stato di Israele, settant'anni di guerra senza pace

Il trasferimento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, gli attentati dai negoziati a oggi, la pericolosa sfida con l'Iran. Bilancio di sette decenni di tensione

La guerra Iran-Israele che va in scena in Siria

Tra i due Paesi è scontro aperto. Che non diventerà guerra diretta ma continuerà sul tema del nucleare e sulle spartizioni in Medio Oriente

Perché Israele attacca le basi di Assad in Siria

Tel Aviv tiene nel mirino il crescente ruolo dell'Iran nel paese e il suo disegno egemonico in tutto il Medio Oriente: una minaccia mortale alla propria sicurezza

Commenti