Spending review, le prossime tre priorità su cui intervenire
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Spending review, le prossime tre priorità su cui intervenire
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Spending review, le prossime tre priorità su cui intervenire

Municipalizzate, Cnel e Camere di commercio: ecco in che direzione devono proseguire i tagli di Cottarelli

Qualcuno ha già parlato di fase due del Piano Cottarelli. Dopo che per mesi infatti il dibattito sulla spending review è stato catalizzato da Province e stipendi dei dirigenti pubblici, negli ultimi giorni l’attenzione si è appuntata su nuovi tagli da apportare al mostro della spesa pubblica che ogni anno brucia nel nostro Paese più di 800 miliardi di euro. Le decisioni definitive in queste senso verranno prese domani nell’ambito del Def, il Documento di economia e finanza in cui il governo presenterà le linee ufficiali della propria politica economica, ma nelle ultime ore si sono rincorse varie indiscrezioni circa possibili nuovi tagli.

TAGLI, MANAGER PUBBLICI NEL MIRINO

Abbiamo chiesto al professor Nicola Rossi, economista dell’Istituto Bruno Leoni, di mettere in evidenza quali sarebbero i fronti più urgenti su cui intervenire con nuove politiche di spending review. “La priorità – esordisce Rossi – riguarda sicuramente la pletora di società regionali, provinciali e comunali che genericamente vengono definite municipalizzate. Troppo spesso infatti rappresentano dei veri e propri buchi neri finanziari. Delle aziende di comodo in cui gli amministratori locali scaricano i debiti dei bilanci di Regioni, Province e Comuni, oppure dove piazzano impunemente personale in esubero”.  In questo senso tra l’altro, l’Istituto Bruno Leoni ha calcolato in circa 30 miliardi, se messa sul mercato, il valore potenziale della galassia delle aziende ex-municipalizzate.

ECCO DOVE TROVARE NUOVE RISORSE PUBBLICHE

“Il problema tra l’altro – aggiunge l’economista dell’IBL – è che molte di queste realtà locali sono del tutto improduttive e non avrebbero nessun tipo di richiamo economico. Quindi più che privatizzate, andrebbero semplicemente chiuse”. Il criterio per intervenire, ove invece ci fosse una certa redditività finanziaria, dovrebbe essere quello della competenza locale. “Ad esempio – continua Rossi – ci sono dei tratti autostradali gestiti da enti locali: è una cosa che non esiste da nessuna parte, quindi in questo caso le società relative andrebbero subito privatizzate. Oppure ancora le situazioni in cui ci sono gestioni regionali, provinciali o comunali, di elettricità, gas e altri servizi: non si capisce a che titolo tutto ciò avvenga, e dunque si potrebbe rimediare mettendo in vendita le relative municipalizzate”.

SPENDING REVIEW, UNA QUESTIONE DI NUMERI

Ma le priorità della futura spending review non finiscono certo qui. Al secondo posto tra i tagli futuri da mettere in cantiere, il professor Rossi cita il Cnel. “E’ormai consolidato che si tratta di un’istituzione che ha un’utilità non significativa, e la sua chiusura non arrecherebbe certo danni alla collettività”. In questo caso un’iniziativa del genere avrebbe più un valore simbolico che non strettamente economico, ma certamente si andrebbe sempre nella direzione giusta. Infine, terzo capitolo da prendere in seria considerazione, sarebbe quello delle Camere di Commercio. “Anche in questo caso parliamo di soggetti che spesso rappresentano soltanto una sorta di tassa addizionale sulle imprese. Allora – sottolinea il professor Rossi – se le Camere di Commercio vogliono continuare ad esistere lo facciano pure, ma senza fondi pubblici e sostenendosi con i contributi delle aziende che liberamente sceglieranno di utilizzare i loro servizi”.

RENZI E I TAGLI NECESSARI ALLA RIPRESA

In questo caso dunque, oltre a una riorganizzazione della macchina pubblica che porterebbe più efficienza e meno burocrazia, si potrebbe contare anche su un risparmio economico. La parola ora però passa al governo, e domani con il Def arriveranno le decisioni definitive sui futuri tagli. Una cosa è però fin d’ora certa: a livello di amministrazioni pubbliche, al momento, nessuno può dormire sonni tranquilli.

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