Sorgenia, le banche stringono la presa e Cir va in trincea
La centrale Tirreno Power di Vado Ligure (credits: Luca Zennaro/Ansa)
Sorgenia, le banche stringono la presa e Cir va in trincea
Economia

Sorgenia, le banche stringono la presa e Cir va in trincea

La famiglia De Benedetti potrebbe mantenere una piccola quota nella società, che intanto vende le rinnovabili.

Dopo quasi 300 giorni di trattativa il rebus Sorgenia sembra vicino alla soluzione. Ma la partita sul debito da 1,9 miliardi che affligge il gruppo energetico controllato dal gruppo Cir della famiglia De Benedetti potrebbe non concludersi con l’uscita definitiva dell’Ingegnere dalla compagine azionaria. Secondo quanto risulta a Panorama, infatti, le 21 banche creditrici sarebbero disposte a limare leggermente la quota di conversione del loro credito in equity, lasciando in mano agli attuali azionisti (oltre a Cir ci sono gli austriaci di Verbund, che hanno già azzerato a bilancio il valore della loro partecipazione) tra il 10 e il 14 per cento del nuovo assetto. Il closing dell’accordo è atteso per fine mese, dopo la presentazione del bilancio di Cir.

In attesa della fumata bianca, la società (ancora guidata dall’amministratore delegato Andrea Mangoni, che ha fallito l’approdo in Enel) continua a navigare a vista. Ad assicurare un minimo di liquidità fino a maggio ci penseranno i 15 milioni di euro ottenuti cartolarizzando i crediti pregressi presso Bnp Paribas e, soprattutto, la cessione degli impianti fotovoltaici italiani al fondo statunitense Contour Global per una cifra vicina ai 20 milioni. L’operazione, che sarà chiusa entro la fine di aprile con la benedizione delle banche, potrebbe fare da apripista a un’altra cessione di peso sul fronte green: quella delle autorizzazioni alla costruzione di impianti eolici in Francia, mai utilizzate e per le quali Sorgenia starebbe sondando diversi operatori europei sulla base di un asset value intorno ai 15 milioni.

Resta ancora in stallo, invece, la situazione della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona). Il 14 aprile, sospendendo la diffida del ministero dell’Ambiente, il Tar del Lazio ha creato i presupposti perchè l’impianto torni a operare dopo la chiusura dell’11 marzo scorso, ma perché questo accada servono nuovi investimenti nel cosiddetto «gruppo pulito V6». Investimenti che sia Sorgenia sia l’azionista di maggioranza della centrale, Gdf-Suez, sembrano riluttanti a effettuare. 

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