Economia

Double dip? Un’inquietante W che vuol dire “recessione”

La doppia W? Ha una forma ammiccante, ammaliante quasi. Si direbbe che trasmetta fiducia. Forse perché ricorda la V di vittoria? Doppia V: doppia vittoria! Davvero? No. Non in economia, almeno. Per i signori dei numeri, la W ha un …Leggi tutto

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La doppia W? Ha una forma ammiccante, ammaliante quasi. Si direbbe che trasmetta fiducia. Forse perché ricorda la V di vittoria? Doppia V: doppia vittoria! Davvero? No. Non in economia, almeno. Per i signori dei numeri, la W ha un significato piuttosto inquietante perché è il simbolo della double dip, ossia della doppia caduta. In altri termini: segna una seconda recessione, che segue una breve e alquanto illusoria ripresa. È quello che si rischia ora.

O, a giudicare dalle parole di Corrado Passera, il neo ministro allo Sviluppo economico, è già realtà. “Siamo in recessione” ha tuonato davanti alla poco-incline-alle-bufale platea di Viale dell’Astronomia riunitasi oggi per il tradizionale convegno di fine anno del Centro studi Confindutria (CsC). E i numeri confermano: nel 2012 è atteso un tonfo del Pil dell’1,6% contro un aumento seppure impercettibile dello 0,5% registratosi nel 2011.

Anche il capo degli industriali Emma Marcegaglia ha pronunciato quella parola che fino a poche settimane fa sembrava impronunciabile: “recessione”. Ma ha rilanciato: “Il Paese può risollevarsi. Non siamo condannati al declino”. Sarà. Quel che è certo è che il double dip è il classico ritorno di febbre dopo una influenza mal curata o, peggio ancora, non curata. Per anni. Tre o quattro, almeno. E può avere cause tra le più diverse.

A partire dal calo della domanda dei consumi per effetto dei mancati o al più ritardati tagli alla spesa o, ancora, per la perdita massiccia di posti di lavoro verificatasi in seguito alla prima recessione. Altro che corsa ai regali natalizi, verrebbe da dire. Qui il piatto piange e piangerà ancora per parecchio.

P.s. Una curiosità: la V di vittoria fu coniata il 14 gennaio 1941 dall’avvocato belga Victor De Lavelaye durante una trasmissione radiofonica della Bbc con l’idea di trasformarla in un simbolo della lotta ai nazisti. E così fu. Persino Winston Churchill si appassionò alla V al punto da utilizzarla in occasioni di ogni tipo sia pubbliche sia private. Con una particolarità: rivolse il palmo della mano all’esterno. Anche per evitare spiacevoli equivoci.

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