Crescita, chi scende e chi sale
Crescita, chi scende e chi sale
Economia

Crescita, chi scende e chi sale

L'Europa rallenta con i paesi emergenti. Bene Usa, Canada e Australia

Nell'ultimo convegno in cui è intervenuto il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha dichiarato che l'ultima previsione di crescita del Pil mondiale (3,3%, già rivista rispetto al 3,5% stimato un paio di mesi fa), dovrà essere di nuovo ridimensionata vista l'incapacità degli emergenti di ridare slancio alla crescita globale. Aggiungendo che anche le Banche centrali non potranno continuare in eterno ad adottare misure straordinarie, una ammonimento che sottolinea quanto sia irrealistico aspettarsi che sia la politica monetaria a risolvere la crisi.

E puntuale è arrivato l'Istituto di Statistiche della Cina che ha comunicato come nel secondo trimestre dell'anno il prodotto interno lordo del Paese sia cresciuto del 7,5% rispetto al 7,7% del primo trimestre. Un "calo" previsto, ma pur sempre un segnale.

Se l'FMI ha confermato che non possiamo fare troppo affidamento sugli emergenti, il grafico di questa settimana, pubblicato da The Economist , ci spiega cosa possiamo aspettarci dai Paesi sviluppati. Nella consapevolezza che elaborare previsioni affidabili è difficile, in tempi normali e ancora di più in quelli di crisi, gli esperti del settimanale britannico hanno chiesto a una serie di economisti di stimare il tasso di crescita di Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone e una decina di nazioni europee. Offrendo poi una previsione più affidabile calcolando la media dei valori ricevuti.

La nazione più fortunata è l'Australia, la cui crescita potrebbe oscillare tra il 2 e il 3%. Molto bene anche Canada e Stati Uniti, in netto recupero rispetto al resto dell’Eurozona: lo scenario peggiore possibile prevede una crescita dell’1,5%. Più incerti, ma comunque positivi, i dati relativi al Giappone. Mentre la previsione media si attesta sull’1,8%, il valore minimo rasenta l’1% e quello massimo sfiora il 2,5.

In Europa solo Svezia e Gran Bretagna (con l'aggiunta della Svizzera) possono ritenersi soddisfatti, con stime che oscillano tra lo 0,7 e il 2%. Più critico il futuro della Germania, perché solo i più ottimisti ritengono possa mantenere un tasso di crescita di poco superiore allo 0,5%. I i pessimisti la dipingono come prossima al raggiungimento di una crescita zero.

Anche il Belgio è in bilico, con una crescita media pari a zero. Francia, Olanda, Italia e Spagna dovranno invece scontrarsi con una recessione più o meno forte. E l'Italia in particolare dovrà stare attenta perché i più pessimisti parlano addirittura di un rallentamento superiore al 2%. Una situazione che ovviamente penalizza l'Eurozona, che subirà un rallentamento di poco superiore allo 0,5%.

 
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