Crescita, le riforme che servono all'economia italiana
La presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan
Crescita, le riforme che servono all'economia italiana
Economia

Crescita, le riforme che servono all'economia italiana

Il nostro Paese resta il fanalino di coda in Europa per incremento del pil. Per questo il Fondo monetario ci chiede altre misure strutturali

“Un piano di risanamento credibile”. E’ l’espressione usata dagli analisti del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per indicare di cosa avrebbe bisogno l’Italia per rimettere definitivamente in sesto la sua economia. Il nostro Paese è tornato a crescere ma resta ancora il fanalino di coda in Europa. Nel 2018 il pil aumenterà infatti dell’1,5% circa, quasi un punto in meno della media continentale. 

Il fardello del debito 

Molti organismi internazionali (non soltanto l’Fmi ma anche l’Ocse), mettono da tempo in evidenza il fatto che l’economia italiana, con il fardello di un debito pubblico ancora vicino al 130% del prodotto interno lordo, resta vulnerabile di fronte al rischio di shock esterni. Per questo, bisogna incanalare l’economia verso un percorso virtuoso di maggiore crescita e di riduzione del debito. Occorre, in altre parole, far scendere il rapporto tra debito e pil a ritmi un po’ più spediti, anche se questo indicatore è già leggermente in ribasso e dovrebbe calare al 127,5% nel 2019. 

Ma come si fa ad alleggerire la zavorra del debito? Di riforme, negli anni passati, l’Italia ne ha già fatte diverse e spesso andavano incontro proprio ai suggerimenti degli organismi internazionali. Abbiamo alzato l’età pensionabile con la riforma Fornero, reso più flessibile il mercato del lavoro e rottamato l’articolo 18 con il Jobs Act, mentre le banche in crisi sono state messe in salvo e nel sistema creditizio stanno calando i crediti sofferenti. Cos’altro resta da fare? 

Tassare gli immobili

Per  il Fondo Monetario occorre “aumentare le spese di capitale”, cioè fare più investimenti. Per finanziarli, bisogna però tagliare la spesa in altri capitoli, persino nella previdenza  se necessario, lasciando spazio a misure pro-crescita e inclusive. La spesa pubblica, insomma, deve essere indirizzata verso l’ampliamento della forza lavoro per far salire il tasso di occupazione, che resta molto basso rispetto alla media dei paesi industrializzati. 

Ma c’è un altro suggerimento dell’Fmi che merita attenzione. In Italia, secondo gli analisti del Fondo Monetario, occorre spostare la tassazione “verso la ricchezza e gli immobili, ampliando la base imponibile”. E’ un monito che richiama alla memoria una riforma che era già in programma nella scorsa legislatura e che poi è stata accantonata a data da destinarsi dal governo Renzi. Si tratta della riforma del Catasto, che prevede una revisione di tutti gli estimi degli immobili e che, per molti proprietari, rischia di trasformarsi in una vera e propria stangata. 

Ora, con l’inizio della nuova legislatura, la Riforma del Catasto torna nell’agenda della politica, ma spetterà al nuovo governo decidere se attuarla o meno. Non sarà facile però farla digerire agli italiani visto che, se attuata, questa misura potrebbe addirittura far quadruplicare o quintuplicare la tassazione su molti fabbricati, i cui valori catastali sono da anni fuori mercato. Ecco dunque spiegato il perché, probabilmente,  alcune  riforme richieste all’Italia sono ancora sulla carta: se andassero davvero in porto, finirebbero per scontentare molti nostri connazionali. 

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